SCHEDE PER UN ORIENTAMENTO TEOLOGICO
Evangelicalismo
Il termine "evangelicalismo" è qui utilizzato per indicare un fenomeno dottrinale e sociale particolarmente attivo e diffuso nel ventesimo secolo anche se le sue radici sono da ricercarsi nel cristianesimo storico di cui esso si considera erede.
Il termine stesso d'"evangelicalismo" non è però senza equivoci. Per indicare la stessa realtà si usano talvolta i termini "evangelico", "evangelical", "evangelico radicale", "evangelico biblico", "conservatore", che tentano d'evocare l'interesse dell'evangelicalismo per le fondamenta della fede. Questi diversi appellativi non permettono sempre d'avere la chiarezza necessaria, ma nel complesso indicano una realtà che supera le barriere denominazionali. In questo senso l'evangelicalismo si distingue sia dal cattolicesimo romano, perché riconosce l'autorità della Scrittura (anzich quella del magistero), sia dal protestantesimo storico, perché pone l'accento sulla necessità della conversione personale (anziché sulla chiesa di popolo).
Per le sue forti connotazioni il fenomeno evangelicale taglia trasversalmente molte chiese, anche quelle di popolo, e si configura come una realtà dalle caratteristiche assai marcate anche se in taluni casi non sempre cosciente della propria collocazione nel contesto religioso più ampio. Sul piano sociologico esso si presenta come un movimento dinamico con eredità e tendenze comuni che vengono espressi in una tipologia simile per quanto riguarda l'innologia, l'evangelizzazione, lo stile di preghiera e lettura biblica ed i comportamenti etici. Per indicare tale realtà s'è ormai imposto il termine evangelico o evangelicalismo.
In Germania però il termine evangelish identifica le chiese nate dalla Riforma in generale e per evitare gli equivoci si è coniato il termine evangelikaler. Quest'ultimo identifica questa particolare componente del mondo protestante. Da notare come la diversità dei collegamenti col mondo estero comporti in questo contesto certe difficoltà di linguaggio non sempre facili da dirimere.
Ciò che comunque più conta è intendersi sul suo significato. A livello mondiale e all'interno del mondo protestante è oggi riconoscibile un tipo di spiritualità che prescinde dalle diversità culturali e dall'appartenenza denominazionale e che va giustamente sotto il nome di "evangelicalismo".
Origini e caratteristiche
Da un punto di vista semantico, il termine evangelico viene dal latino evangelicus che fu usato assai presto nella storia della chiesa per indicare la pertinenza del Vangelo. Il messaggio portato dal Signore Gesù e dai suoi discepoli era effettivamente un euanghèlion e cioè un buona notizia per uomini senza speranza. Gli evangelisti erano dunque gli annunciatori della lieta notizia del Signore Gesù per la salvezza degli uomini.
A partire dal significato biblico, il termine è stato associato a coloro che mostravano la volontà d'aderire con semplicità e coerenza al messaggio del Signore senza farsi condizionare dalle pressioni delle varie tradizioni ecclesiastiche.
John Wyclif [1329-1384] era chiamato il "doctor evangelicus" e lasciò un'opera incompiuta dal titolo Opus evangelicus. Con i Riformatori del XVI secolo il termine acquistò un significato ancora più definito. Rispetto ad altri termini essi privilegiavano la designazione di "evangelici viri", cioè di uomini evangelici. Nel 1524 Lutero scriveva che "un vero evangelico non correrebbe qua e là, ma rimarrebbe attaccato alla verità fino alla fine" (WA 10,3).
Soprattutto nel ventesimo secolo il termine evangelicale ha acquistato una sua specificità ed indica un fenomeno dai contorni assai precisi e ormai diffuso un pò ovunque in tutti i continenti. Dopo la seconda guerra mondiale esso ha avuto un notevole impatto in molti ambienti. Vi hanno contribuito la nuova spinta missionaria, la nascita d'Istituti biblici e di Facoltà di teologia, il ministero della radio e delle pubblicazioni, come pure le grandi campagne evangelistiche, ma in un certo senso questi vari elementi sono stati a loro volta espressione di questo fenomeno.
Le statistiche per l'anno 2000 ipotizzano che all'interno delle chiese protestanti la componente evangelicale rappresenterà il 74,7% contro il 50,4% del 1900.
E' il momento di parlare del significato teologico del termine evangelico. Anche se in taluni ambienti si potrebbe registrare un apparente disinteresse nei confronti della teologia stessa in maniera più o meno cosciente coloro che si richiamano alla comprensione evangelicale della fede aderiscono ad alcune convinzioni comuni e tali da legittimare un consenso assai ampio. L'impegno per la testimonianza ed il calore della pietà che si registrano in genere non possono infatti essere disgiunti da una specifica fisionomia dottrinale.
La prima caratteristica della teologia evangelica è la rigorosa importanza riconosciuta alla Scrittura. Così, rispetto al termine riformato che privilegia soprattutto il riferimento storico alla Riforma, il termine evangelico richiama più specificatamente la confessione dell'ispirazione, dell'autorità e dell'inerranza della Bibbia e rinvia alla fondazione della fede.
La Scrittura non è solo accettata come parola umana, ma anche come autentica Parola di Dio. Si riconoscono i diversi modi della rivelazione che hanno consentito una certa varietà di generi letterari, ma questo non legittima la riduzione della loro autorità. Si fa così largo uso dei vari strumenti d'indagine letteraria e storica, ma non s'avanzano pregiudizi sulla presenza del soprannaturale nella Scrittura. La storicità dei generi letterari non annulla la divinità della rivelazione stessa, perché storia e fede sono visti nel loro inscindibile intreccio voluto da Dio.
L'autorità della Scrittura appare dunque primaria ed insostituibile. Per mezzo di essa si può veramente conoscere Dio. Ciò che conta è il diritto di Dio, non quello della ragione, della natura o di altro, per questo la sensibilità moderna non può essere assunta come parametro interpretativo della Scrittura.
Il secondo elemento caratteristico della teologia evangelica è costituito dal riconoscimento della totale depravità dell'uomo. La valutazione delle risorse umane è talmente severa da escludere ogni capacità dell'uomo in quanto tale nel conoscere Dio.
In tal senso essa fa proprie le affermazioni radicali della Scrittura secondo la quale "tutto il mondo giace nel maligno" (1 Gv 5,19; cfr Ger 17,9). La buona creatura di Dio è stata corrotta dal peccato e tutta la sua vita ne ha subìto effetti devastanti. Il peccato della creatura non è considerato ignoranza del beni di Dio, ma come ribellione responsabile nei suoi confronti. Se ne deduce l'estraneità alla vita di Dio, l'impossibilità di realizzare il bene e la separazione da Dio. Un simile radicalismo appare ben giustificato alla luce della grandezza del rimedio necessario: la morte sostitutiva del Signore Gesù stesso.
In terzo luogo la teologia evangelica confessa il valore della persona e dell'opera di Gesù Cristo. Come vero Dio e vero uomo Gesù Cristo, nato dalla Vergine Maria, ha espiato il peccato dell'uomo in maniera totale e definitiva. Il suo sangue è stato sparso una volta per sempre per la remissione dei peccati. Dopo esser risuscitato dai morti è asceso al cielo da dove ritornerà per giudicare viventi e morti.
In campo trinitario e cristologico sono dunque conservati i grandi dogmi del cristianesimo storico che la teologia evangelica continua a confessare anche davanti agli attacchi della modernità. Tale confessione non si riduce però solo ad una semplice ripetizione delle formule del passato, ma cerca anche di esplorarne sempre di nuovo le fondamenta.
La teologia evangelica pone infine l'accento sulla necessità dell'esperienza personale della conversione e quindi dell'evangelizzazione. La salvezza non è intesa come semplice liberazione dal senso di precarietà esistenziale o altro, ma è liberazione dal peccato e dalla perdizione ed è ricevuta per sola grazia. Tutta l'impalcatura religiosa viene per così dire semplificata dal messaggio evangelico.
La pienezza dell'opera compiuta da Cristo alla croce dev'essere applicata per mezzo dello Spirito Santo alla vita del singolo. L'appropriazione della nuova vita di Cristo, proprio perch correlata alla Parola di Dio, è libera dall'accusa d'arbitrarietà. La Parola infatti, oltre che suscitare la responsabilità, garantisce la natura spirituale della comunicazione tra Dio ed il credente.
La testimonianza interiore dello Spirito Santo non convince solo di peccato, di giustizia e di giudizio, ma produce la vita cristiana e sostiene la fede del credente rendendolo capace di progredire e perseverare in essa e permettendogli così di dare una testimonianza di vita esemplare. In questo contesto si colloca l'interesse degli evangelici non solo per la semplice azione caritativa, individuale o collettiva che sia, ma anche un impegno per l'annuncio delle implicazioni totali dell'Evangelo.
Rigorosa importanza riconosciuta alla Scrittura, totale depravità dell'uomo, valore della persona e dell'opera di Gesù Cristo, necessità della conversione personale, questo è in sostanza il senso del cristianesimo evangelico. Una forma di fede che favorisce la formazione d'agenzie ed associazioni di credenti in vista di particolari obiettivi senza peraltro mettere in discussione la loro appartenenza ad una particolare chiesa.
L'evangelicalismo prende dunque le distanze dalle tendenze liberali per la sua aderenza alle convinzioni del cristianesimo storico, ma prende anche le distanze dalle tendenze neofondamentaliste per l'impegno a scoprire nel messaggio della Scrittura un insegnamento che abbia a che fare non solo coi bisogni dell'individuo, ma anche con quelli della società. Allo sgretolamento delle teologie liberali sempre in cerca di novità la teologia evangelica contrappone uno sforzo d'approfondimento del messaggio biblico.
Osservazioni
A questi aspetti positivi s'accompagnano talvolta notevoli rischi. La tendenza evangelica racchiude realtà così complesse da veder talvolta vanificate alcune sue caratteristiche. La ricerca della rispettabilità accademica o sociale rischia talvolta di farsi condizionare da schemi estranei alla Scrittura stessa e non consente sempre il mantenimento della propria specificità. Per venire incontro alle esigenze che altri pongono nei vari contesti, taluni evangelici rischiano di subire influenze svariate.
L'elasticità del movimento, proprio per la sua estraneità ad una direzione gerarchica e ad un'organizzazione verticistica, lascia le porte aperte alla possibilità d'avventure problematiche. L'apertura verso tutti e l'accento sull'unità dei credenti in Cristo può talvolta condurre a trascurare la necessità della purezza del messaggio e della chiesa stessa. L'eccessivo ottimismo antropologico di certe frange lascia talvolta troppo spazio ad iniziative individualistiche.
Ciò non toglie il fatto che l'evangelicalismo rappresenti una delle forze più vive e genuine del cristianesimo nel mondo attuale e raccolga in larga misura l'eredità del cristianesimo storico.
BIBLIOGRAFIA
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