La Passione in Italia, spinta dalle polemiche

di Matteo Durante
Panorama, 6/4/2004

Inizialmente Gibson non pareva trovare uno straccio di distributore in America: adesso il suo film è diventato una miniera d'oro che ha attirato parecchi cacciatori. E il 7 aprile, dopo gli oltre 300 milioni di dollari incassati negli Stati Uniti nelle prime settimane, sbarca in Italia, carico di polemiche. La pellicola non è povera e nemmeno superficiale, ma manca di sorprese nonostante la violenza dilagante e, a tratti, compiaciuta

Dopo aver sbancato i botteghini in America Mel Gibson si è lanciato alla conquista del box office mondiale: dopo gli oltre 300 milioni di dollari incassati negli Stati Uniti nelle prime settimane di programmazione, Passione potrebbe ambire al traguardo del miliardo di dollari ai botteghini globali secondo le stime del quotidiano International Herald Tribune.

La Passione uscirà mercoledì 7 aprile in tutta Italia con circa 700 copie, distribuito dalla Eagle Pictures.
"Si tratta di una delle più imponenti uscite in Italia che investirà tutto il territorio in profondità", ha detto Dammicco, sottolineando che per La Passione, in termini di copie, si tratta dell'uscita più importante dopo quella americana.

COMPLICE LA PASQUA
E anche negli Usa e in Canada, complice la Pasqua, la controversa ricostruzione delle ultime 12 ore di vita di Gesù potrebbe diventare protagonista di un'inattesa risurrezione: alle oltre 4.000 sale in cui è in programmazione dal Mercoledì delle Ceneri se ne aggiungeranno altre 500 durante la Settimana Santa mentre gruppi di chiese e associazioni cristiane sono tornate ad acquistare pacchetti di biglietti in blocco, proprio come nel giorno del debutto.

Nell'area di Atlanta in Georgia su nove cinema che proiettano Passione, otto hanno registrato acquisti di gruppo per i giorni che precedono la Pasqua e in particolare per il giorno del Venerdi' Santo.
"Sono gruppi ecclesiastici che vogliono tornare a vedere il film assieme e meditare", ha dichiarato Rick King, portavoce dei Regal Cinemas.

BUSINESS DA MIRACOLO
A dispetto di ogni aspettativa per un film a contenuto religioso girato interamente in latino e in aramaico (una svista grossolana per il fervido Mel: a Gerusalemme ai tempi si parlava greco) la Passione di Gibson è diventato un business da miracolo.
Repliche fedeli dei chiodi della Croce da portare al collo e poi spille, tazze da te', portachiavi e tee-shirts sono tra i gadget di un merchandising autorizzato dal regista australiano che ha speso 30 milioni di dollari di tasca sua per finanziare il film ma si è, in poco più di un giorno, ampiamente rifatto.
Inizialmente Gibson non pareva trovare uno straccio di distributore in America: adesso il suo film è diventato una miniera d'oro che ha attirato parecchi cacciatori di pepite.
Uno di questi cacciatori è l'artigiano Bob Simon, artefice dei ciondoli a forma di chiodi venduti a 17 dollari l'uno in molti negozi cristiani e destinati a un pubblico per il quale la croce tradizionale è diventato ormai un simbolo troppo blando.
I chiodi, appesi a un cordoncino di pelle, hanno inciso sopra un versetto di Isaia: "È stato trafitto per i nostri peccati". La reazione del pubblico "è stata entusiasta", ha testimoniato Tina Weldon del Family Christian Store nel Delaware.
C'è chi ha trovato di cattivo gusto questa corsa al dollaro: "Stanno cercando di mettere Dio in vendita sugli scaffali del supermercato della spiritualità.
E di venderlo con le tecniche di marketing di Madison Avenue", ha gridato l'esperto di media Ole Anthony.

AUMENTA NEGLI USA CONVINZIONE COLPA EBREI
Altrettanto polemiche, per un altro verso, sono state le associazioni ebraiche che hanno accusato Passion di essere un film antisemita.
Senza successo uno dei più influenti leader ebraici americani, Abraham Foxman della Anti-Defamation League ha insistito con Gibson per attenuare i toni negativi con cui gli ebrei sono raffigurati nel suo film.
Lo stesso Foxman, sempre vanamente, ha bussato alla porta delle gerarchie cattoliche per chiedere, se non una sconfessione, almeno una presa di distanza dal film di Gibson.
Foxman e altri leader ebrei negli Usa si sono detti convinti, ancor prima di aver visto il film, che avrebbe fomentato negli Stati Uniti - finora un isola felice rispetto ad altre aree del globo - una recrudescenza dell'antisemitismo.
Un sondaggio pubblicato sabato del Pew Center Research Center di Washington sembra aver dato loro ragione: dopo la proiezione di Passion sono aumentati gli americani convinti che gli ebrei siano colpevoli di deicidio.
Il 26% degli interpellati ha attribuito agli ebrei la responsabilità della Crocefissione, contro un 19 per cento di sette anni fa. Rispetto a quella stessa data la proporzione dei giovani sotto i trent'anni che la pensano in questo modo è triplicata, tra i neri è raddoppiata.
Colpa di Passion, ha concluso il Washington Post, pubblicando i risultati del rilevamento.

CONFESSIONI E MIRACOLI
Il dibattito sull'antisemitismo del film anche negli Stati Uniti è tuttora aperto, ma è un fatto ormai non più controverso che le polemiche che hanno circondato il film, assieme alla mobilitazione e al proselitismo delle chiese cristiane negli stati della "cintura della Bibbia", ne hanno fatto un successo annunciato.
Ed è un successo che, alla vigilia della Pasqua cristiana si alimenta anche con fatti di cronaca come quello del giovane Dan Leach di Houston che uccide la fidanzata incinta ispirandosi a una serie tv, ma che poi, altrettanto ispirato dalla proiezione del film di Gibson, si pente e confessa il delitto.
E se i vescovi cattolici americani hanno assolto il film di Gibson (la commissione della Conferenza Episcopale americana che stabilisce il "rating" dei film ad uso e consumo dei fedeli ha bocciato Passion per la violenza ma non ha trovato ragioni per accusare Mel Gibson di animosità contro gli ebrei), non la pensano così, al contrario, dozzine di leader cattolici, greci ortodossi, ebrei e protestanti che da settimane vanno ripetendo quanto l'"effetto Passione" rischi di minare 40 anni di dialogo", anche perché la famigerata maledizione sul popolo ebraico per il Deicidio, pronunciata da Caifa, finirà sia sulle versioni dvd che in quelle doppiate per il mercato straniero".

NON PASSA INDIFFERENTE
Lo scorso 6 dicembre, in una piccola sala di proiezione in Prati a Roma, La passione è stato proiettato a un gruppo ristretto di persone.
Tra gli altri l'ambasciatore d'America presso la Santa Sede Jim Nicholson con la moglie, l'arcivescovo John Foley, presidente del Pontificio consiglio per le comunicazioni sociali, alcuni legionari di Cristo e Panorama. Molti i commenti a caldo.
L'arcivescovo Foley sosteneva che nel film non c'è alcuna discriminazione antisemita e che tutti sono colpevoli dell'esecuzione.
Padre Jonathan, dei legionari, si chiedeva invece quante volte, ancora oggi, rinneghiamo Cristo.
Fino a oggi dunque il film non ha lasciato nessuno indifferente. E forse tra il pubblico più di tutti proveranno disagio i cosiddetti cattolici di facciata, perché La passione, non c'è dubbio, mette il dito nella piaga.


VIOLENZA GRATUITA
Agli spettatori "moderati" di cultura cattolica (quelli per intenderci che popolano le sale cinematografiche italiane) il film potrebbe sembrare una ri-lettura quasi didascalica dei testi riportati dagli apostoli.
Tutto il resto dietro i veli e le lacrime di attrici italiane come la Bellucci, Rosita Celentano e la sensibile Gerini è violenza spicciola, gratuita e insopportabile: come gli spruzzi di sangue del corpo (finto, come ha ben documentato Tv Sorrisi e Canzoni) martoriato del Crisro, che sporcano i volti degli aguzzini, mentre Maria assiste e piange dignitosamente e insistita più che una diabolica chiave "antisemita" che ha fatto allarmare gli ebrei ortodossi.
Gli ebrei continuano a protestare e Gibson a incassare. Nemmeno lui aveva tanta "fede" durante le riprese, ben sapendo che firmando un film su Gesù da integralista cattolico quale l'attore è.
Ma Gibson è, molto più prosaicamente, anche un uomo di Hollywood e nell'irritazione delle comunità ebraiche, nell'imbarazzo dei cattolici più aperti, ci vede anche un ritorno, una "resurrezione" dei capitali investiti per fare una pellicola come se stese facendo la sua professione di fede.


Lontana anni luce dal pudore dei Vangeli in cui sta scritto più asciuttamente che Gesù fu crocefisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto; il terzo giorno è resuscitato.

 

“La Passione di Cristo”: Il palese inganno di Mel Gibson - Cattolicesimo romano - Tempo di Riforma, a cura del past. Paolo Castellina