La vera passione di Gesù CristoCiò che Mel Gibson non ti dirà maiDi Alan Morrison (direttore di Diakrisis International) PROLOGODopo molti mesi di polemiche di ogni genere, finalmente il film di Mel Gibson, “La Passione del Cristo” ha raggiunto i nostri cinema. E’ assodato che il film procurerà molto guadagno sia alla produzione che agli attori. E’ pure assodato che per molti spettatori questo stesso film si rivelerà un’esperienza forte che trasformerà la loro vita, allo stesso modo in cui si può dire che le ingannevoli manipolazioni emotive del tipo di “Azusa Street” o di “Benedizione di Toronto” siano state “un esperienza forte da trasformare la vita” di coloro che vi hanno partecipato. Questo film, però, riuscirà a convertire milioni di persone al cristianesimo biblico, com’è stato più volte affermato? Potrà essere usato come efficace strumento evangelistico da parte di credenti e di chiese? Il film dipinge una comprensione autentica del cuore dell’Evangelo e dell’avvento di Gesù Cristo in questo mondo? La parola “passione” deriva dal termine latino “soffrire”. In che cosa era consistita realmente la Passione del Signore Gesù Cristo – le Sue sofferenze? Sono state rappresentate in modo adeguato nel film di Mel Gibson? E’ possibile, di fatto, rappresentarle in qualsiasi film? Imbarcarsi nel progetto di rappresentare la Passione di Cristo, implica un’autenticità che va ben al di là di quanto si richiede ad una normale impresa mediatica, perché, per noi, di fatto, qui stiamo parlando di questioni di vita e di morte – eterna. Potrà mai un film fare giustizia alla Persona di Cristo? Certamente una qualsiasi raffigurazione di Cristo su celluloide, inevitabilmente verrà meno ai suoi obiettivi perché un uomo perfetto, com’è Cristo secondo la Bibbia, non potrà mai essere rappresentato adeguatamente sullo schermo. Inoltre, come il più delle volte avviene per questo genere di film, rappresentare sempre il Cristo come un povero e vittimizzato hippy con la pelle bianca e i capelli lunghi, è di gusto piuttosto discutibile, per non citare poi la altrettanto tipica rappresentazione di Maria e delle sue amiche che assomigliano sempre a suore cattoliche italiane emaciate e pallide, con gli occhi incavati e sofferenti... Certo, è inevitabile che la Persona di Cristo, nelle mani di un qualsiasi produttore e regista di Hollywood sia sempre un’interpretazione distorta della realtà e condizionata dai presupposti del regista. Il risultato, però, è che si comunica all’immaginario collettivo del pubblico un’immagine falsa del Cristo, il quale, più o meno consapevolmente diverrà l’unica a rimanergli impressa. Inoltre, perché mai dovremmo dare fiducia a Mel Gibson a produrre un film onesto sul Salvatore del mondo? A parte dai film in cui egli è stato precedentemente coinvolto come attore (sgradevoli, gratuitamente violenti e macho, a cominciare dai suoi repellenti Mad Max), quelli più recenti in cui ha messo più direttamente mano, come Braveheart – cuore impavido (prodotto e diretti dal Gibson) riproposto poi nelle vesti e Il patriota – erano emozionalmente manipolatori, storicamente imprecisi ed estremamente violenti e sanguinosi (con particolari inutilmente raccapriccianti), incoraggiavano la ribellione armata alle autorità costituite e, per presentare un messaggio propagandistico distorto, ingenuo, e mal concepito, si basavano su ridicoli stereotipi. Gibson ha poi avuto il ruolo di protagonista nel film What Women Want, una commedia leggera popolata di stereotipi, che propagandava un’agenda distintamente femminista. Un tale curriculum vitae è piuttosto discutibile per accreditare il produttore di un film serio sulla Passione del Signore Gesù Cristo. Non vogliamo qui essere per forza pregiudizialmente negativi, né ci proponiamo di trovare difetti per il solo piacere di trovarli. Si può fare a pezzi una qualsiasi cosa se solo si ha intenzione di farlo. Quando però un film fa di sé stesso affermazioni piuttosto stravaganti del tipo: “Sul set del film sono avvenuti miracoli e conversioni multiple”, il minimo che si possa fare è renderlo oggetto di scrutinio e di investigazione, a meno che si voglia bere tutto quel che ci propinano con ingenua creduloneria! Vi sono tre aree primarie che esamineremo in questo saggio. In primo luogo dimostreremo in che modo sia seriamente difettoso il modo in cui Gibson rappresenta la Passione di Cristo. In secondo luogo presenteremo l’autentica Passione di Cristo e mostreremo come non possa essere stata assolutamente rappresentata nel film di Gibson. In terzo luogo, metteremo allo scoperto quello che potrebbe essere considerate il condizionamento nascosto, subliminale, che il film opera sul suo uditorio. IL DIFETTO FATALE DELLA PASSIONE DI CRISTO DEL GIBSON Prima di esaminare in che cosa realmente consista la Passione di Cristo, è necessario rilevare quali siano alcune fra i principali difetti nel ritratto che Gibson offre di Cristo, difetti che pregiudicano in modo significativo il messaggio del racconto biblico. Il primo maggiore difetto del film di Gibson è che: 1. Le sofferenze patite da Cristo per mano degli uomini, non furono mai il punto focale della Sua Passione. Troppo spesso vediamo Cristo presentato semplicemente come una figura che soffre un’ingiusta e violenta persecuzione da parte di autorità corrotte – una persona coraggiosa, altruista ed innocente con la quale noi stessi possiamo identificarci come vittime dell’oppressione e della crudeltà umana. Sebbene in sé stessi questi concetti siano possibili, essi rappresentano una concezione estremamente difettosa di Cristo ed in essi non c’è Evangelo. Limitare, infatti, la Passione di Cristo semplicemente alla Sua sofferenza fisica per mano d’uomini nei Suoi ultimi giorni sulla terra, equivale ad una presentazione distorta – sia della storia che della Sua Passione. In molti vi è la tendenza ad identificare Cristo in questo modo – come una semplice vittima dell’oppressione – perché poi diventa possibile indulgere in una religione basata sulle opere, attraverso la quale si cerca deliberatamente la sofferenza e la povertà come modo per identificarsi con Cristo e così conquistarsi il favore di Dio. Tutto questo è stato particolarmente in evidenza fra i mistici, molti dei quali persino si spingevano all’auto-flagellazione e ad altre pratiche ascetiche. Di fatto, l’esperienza di brutalità subita da Cristo da parte dei Romani e dei Giudei – per quanto sia orribile – non fu più severa di quelle sofferte da milioni e milioni di altre persone attraverso la storia. Sono molti coloro hanno sofferto fisicamente per mano d’uomini più di quanto abbia sofferto il Signore Gesù Cristo. Vi sono uomini e donne che hanno sofferto indicibili torture e supplizi per lunghi periodi di tempo in modo molto più intenso e distruttivo di quanto sia avvenuto al Signore Gesù. Vi sono persone a cui sono state strappate gradualmente le membra, lentamente schiacciate, mangiate vive a pezzi da animali feroci, lasciate morire di fame in ambienti ad alta o bassa temperatura mentre delle formiche mangiavano loro gli occhi, o peggio. Isolare la breve esperienza di brutalità sofferta da Cristo per mano d’uomini come se fosse una sorta di balsamo salvifico oppure uno stimolo ad una maggiore coscienza sociale, significa chiaramente alterare i termini dell’Evangelo cristiano. Vi è qualcos’altro – qualcosa di profondo e vitale – che rese le sofferenze di Cristo, anche le Sue sofferenze fisiche, qualitativamente differenti da qualsiasi altra sofferenza che mai abbia avuto luogo, diverse persino dalle sofferenze più atroci che si possano immaginare. Questo “qualcos’altro” implica due elementi: 1) Tutte le sofferenze fisiche che Egli patì non erano che un preludio di un’agonia dell’anima tanto intensa che nessun essere umano ordinario avrebbe mai potuto sopportare; 2) tutte le sofferenze che Egli patì Gli erano state inflitte da Dio Suo Padre e non tanto da uomini che ne furono solo gli strumenti. A causa di questo, non erano solo le sofferenze fisiche per mano dei Romani e dei Giudei a rappresentare la pienezza della Sua Passione. Concentrarsi così intensamente sulle sofferenze fisiche di Cristo per due raccapriccianti ore di cinema, manca completamente di cogliere l’essenza della Sua Passione. Il film di Gibson, così, non presenta per nulla la Passione di Cristo, ma semplicemente una sua parodia e, per altro, distintamente cattolica-romana. Svilupperemo questo tema più avanti nel corso di questo saggio. Il secondo maggiore difetto del film di Gibson è che: 2. Esso si concentra sulla brutalità fisica patita da Cristo accennando appena alla risurrezione. Concentrarsi sulla brutalità fisica patita da Cristo e minimizzare la risurrezione, è un capovolgimento completo del racconto biblico. Nei quattro vangeli, un totale di 75 versetti sono dedicati alla descrizione degli abusi fisici sofferti da Gesù e sulla Sua crocifissione, mentre 146 versetti vengono dedicati alla Sua risurrezione ed Ascensione. Nei racconti evangelici quasi il doppio di informazioni vengono date alla risurrezione rispetto alla crocifissione. Qualsiasi rappresentazione dell’Evangelo che non tenga conto di queste proporzioni, è votata ad essere irrimediabilmente distorta. Quel che è peggio, è che trattare la risurrezione come qualcosa di marginale e concentrarsi, invece, sulle brutalità patite da Cristo senza alcuna contestualizzazione di quella sofferenza, inevitabilmente condurrà gli spettatori di questo film alla confusione. Guardare semplicemente due ore di continue violenze, difficilmente condurrà lo spettatore medio ad avere un’idea corretta dell’Evangelo cristiano. Inoltre, concentrarsi prevalentemente sulla violenza e sulla morte di Cristo in primo piano, con orribile realismo, diventa un potente cocktail di manipolazione emotiva. Abbiamo avuto di questo più che abbastanza negli ultimi 20 anni. Questa è l’ultima cosa di cui i credenti abbiano ancora bisogno. E’ così che, come avveniva con l’inganno della cosiddetta “benedizione di Toronto”, ora ci parlano con entusiasmo dei miracoli che sarebbero avvenuti sul set del film, delle presunte trasformazioni degli attori, dell’uditorio che piange in modo incontrollabile ed è trasformato per sempre, ecc. Questa è roba vecchia, già vista ed udita in molti altri contesti. Tutta l’eccitazione che circonda questo film comincia ad assomigliare sempre di più, giorno per giorno, a quello che è avvenuto per il funerale di Lady Diana Spencer. Di fatto, il legame che esiste fra questi due avvenimenti non è una fantasia pretestuosa: entrambi costituiscono il vertice a cui è giunta oggi la manipolazione di massa operata dai media – tutta l’estensione della quale è ancora da essere rivelata pubblicamente. Entrambi gli avvenimenti sono stati presentati come qualcosa che condurrà il mondo ad un risveglio spirituale. Questo solo dovrebbe far suonare il campanello d’allarme per coloro che non intendono essere ingannati, perché a questo punto della storia non vi può essere un simile risveglio globale. Le aspettative di molti cristiani professanti per un risveglio globale è oggi uno dei cinque maggiori inganni del mondo. Nell’ambiente cattolico-romano vi è stata sempre una sorta di ossessione per le sofferenze fisiche patite da Cristo. Per il cattolico medio le sofferenze fisiche di Cristo e la Sua agonia fisica sulla croce EQUIVALE alla Sua Passione. Come vedremo, però, la Passione di Cristo implica molto di più che la Sua sofferenza fisica e si estende molto al di là del Suo incarceramento e crocifissione. Il terzo maggiore difetto del film di Gibson è che: 3. La Passione di Cristo non è confinata semplicemente a quei giorni finali di brutalità fisica. Questo, forse, è il maggiore difetto del film. La Passione di Cristo non consisteva in quei pochi giorni di disumana brutalità al termine della Sua vita. La sofferenza, la Passione, del Signore Gesù Cristo cominciò il primo momento della Sua esistenza umana e culminò sulla croce, in quelle misteriose e decisive tre ore di tenebre. Quelle tre ore di tenebre, e ciò che avvenne in quel periodo, sono cardinali all’Evangelo, cardinali per l’intera storia del mondo, sia in retrospettiva che in prospettiva. Se l’esperienza di Cristo in quelle tre ore di tenebre non fosse mai avvenuta, allora non esisterebbe neanche la storia! Per dirla in modo ancor più provocatorio, se Cristo avesse rifiutato di essere sottoposto all’esperienza di quelle tre ore di tenebre, l’intero universo sarebbe scomparso in un buco nero per sempre! Quelle tre ore di tenebre rappresentano l’avvenimento da cui dipende l’intera storia! Senza quelle tre ore di tenebre, la Passione di Cristo sarebbe stata incompleta. Una qualsiasi rappresentazione della Passione di Cristo che non spieghi, in qualche modo, il significato di quelle tre ore di tenebre, non ha trattato veramente della Passione di Cristo. Di questo ne parleremo più avanti. Il fatto è che la Passione di Cristo non era confinata semplicemente a quei giorni finali di brutalità fisica: questa è la chiave per comprendere come il film di Gibson fallisca miseramente. Di fatto la Passione di Cristo era essenzialmente vicaria ed abbracciava ogni momento della Sua vita, dal principio alla fine. Ogni aspetto della Sua sofferenza, della Sua umiliazione – di fatto ogni aspetto della Sua esistenza come essere umano – non fu vissuto per Sé stesso, ma al posto di altri, come loro Sostituto, in modo vicario. Egli ha sofferto ciò che altri avrebbero dovuto soffrire, al loro posto, in loro vece. Questo è precisamente il motivo per cui il Figlio di Dio fu “manifestato in carne”. Fintanto che non si comprende il concetto di “sostituzione” non si potrà mai comprendere in modo appropriato la vita e la morte del Signore Gesù Cristo e certamente non si ha compreso l’Evangelo. Egli agì volontariamente come Sostituto in ogni fase della Sua vita. Egli aveva qualcosa da realizzare di cui era sempre stato cosciente della sua necessità: “Vi è un battesimo del quale devo essere battezzato; e sono angosciato finché non sia compiuto!” (Lu. 12:50). Quel “battesimo”, figura dell’espiazione che doveva compiere sulla croce in quelle tre ore di tenebre, era il punto culminante di un’esperienza angosciosa che era iniziata al momento della Sua nascita. Questa era la Sua umiliazione – la Sua Passione, le Sue sofferenze – per le quali aveva fatto ogni passo della Sua vita in luogo di coloro che Egli era venuto a salvare. Comprendere questo è di importanza capitale. Approfondiamo ora il tutto. II. LA PASSIONE DI CRISTO DAI SUOI AMARI INIZI FINO ALLA SUA FINE TRIONFALE. 1. La passione dell’incarnazione di Cristo. Come doveva essere stato per il puro ed innocente Figlio di Dio incarnarsi in un corpo umano – il fatto che il Padre “ha mandato il proprio Figlio in carne simile a carne di peccato”? Immaginatevi di rinascere come un verme, un parassita, o nei panni di qualche infima creatura che vive dei rifiuti umani ed abita i luoghi più squallidi. Per Dio, assumere carne umana deve essere stato almeno un milione di volte più degradante di questo. La Passione di Cristo – la Sua sofferenza ed umiliazione – cominciò nel giorno uno del Suo tempo sulla terra. Nacque in una stalla e fu deposto in una mangiatoia come figlio di una famiglia di senza tetto. Quest’umiliazione sin dall’inizio, è stata riassunta figurativamente dalle parole stesse del Cristo: “In verità, in verità vi dico che se il granello di frumento caduto in terra non muore, rimane solo; ma se muore, produce molto frutto” (Gv. 12:24). Se il granello di frumento non cade in terra… L’incarnazione del Signore Gesù è veramente una caduta. Egli è il “pane caduto dal cielo”. Questo era l’inizio della Sua Passione, delle Sue sofferenze, della Sua umiliazione. Se il granello di frumento non cade in terra… Questo era l’atto supremo della Sua umiliazione. L’intera Sua vita è stata caratterizzata dalla sofferenza. Egli era: “uomo di dolore, familiare con la sofferenza” (Is. 53:3). La Sua sofferenza non è stata soltanto sulla croce, o nel fatto di essere stato flagellato da alcuni soldati romani. La Sua intera vita è stata una vita di umiliazioni, durante la quale, con l’eccezione di alcuni momenti notevoli (ad es. Mt. 17:1-8; Gv. 18:6), la pienezza della Sua vera gloria fu velata. In questo modo: “Cristo Gesù, il quale, pur essendo in forma di Dio, non considerò l'essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente, ma spogliò sé stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini; trovato esteriormente come un uomo, umiliò sé stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce” (Fl. 2:5-8). Abbiamo qui un chiaro riferimento alla Sua incarnazione, e vediamo chiaramente come essa iniziò al momento della Sua nascita, attraverso la quale il Figlio di Dio venne a salvare ciò che era perduto. Se vogliamo descrivere adeguatamente la passione di Cristo, dobbiamo, quindi, iniziare dalla Sua nascita, perché quello era il punto dal quale era iniziato la Sua esistenza sostitutiva. Se doveva essere il salvatore di esseri umani prendendo su di Sé il castigo previsto per il peccato, allora per Lui era necessario essere pure un essere umano. Ecco perché: “la Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi” (Gv. 1:14), affinché potesse invertire la Caduta dell’essere umano originata dal primo uomo, Adamo: “Poiché dunque i figli hanno in comune sangue e carne, egli pure vi ha similmente partecipato, per distruggere, con la sua morte, colui che aveva il potere sulla morte, cioè il diavolo, e liberare tutti quelli che dal timore della morte erano tenuti schiavi per tutta la loro vita. Infatti, egli non viene in aiuto ad angeli, ma viene in aiuto alla discendenza di Abraamo. Perciò, egli doveva diventare simile ai suoi fratelli in ogni cosa, per essere un misericordioso e fedele sommo sacerdote nelle cose che riguardano Dio, per compiere l'espiazione dei peccati del popolo” (Eb. 2:14-17). Egli doveva venire sulla terra come uomo, in luogo, al posto di Adamo, per raddrizzare ciò che Adamo aveva irrimediabilmente reso storto, ed espiare i peccati del mondo. “In verità, in verità vi dico che se il granello di frumento caduto in terra non muore, rimane solo; ma se muore, produce molto frutto” (Gv. 12:24). Era necessario che Cristo “cadesse” sulla terra perché Egli nacque per morire. “Se muore produce molto frutto”. Il Suo destino era quello di soffrire e morire come Sostituto, affinché molti potessero vivere grazie a Lui, come vedremo fra un attimo. 2. La passione del battesimo di Cristo. Il Signore Gesù venne a farsi battezzare da Giovanni nel deserto. La prima domanda che molti potrebbero ora farsi è: Perché Gesù aveva bisogno di essere battezzato? Egli non si era reso colpevole d'alcuno peccato. Egli non aveva bisogno di confessare peccati e di riceverne perdono. Ah! Ma Gesù aveva in Sé il peccato! Vi scandalizza questo? Certo, perché voi sapete bene che Egli era l’immacolato Figlio di Dio. Allora, che cosa può mai significare il fatto di dire che Egli avesse peccati che avevano bisogno d’essere trattati di conseguenza? Quali peccati portava in Sé? Non i Suoi, ma i nostri! Sin dall’inizio Egli era “l’Agnello di Dio” che non solo “toglie i peccati dal mondo”, ma che pure prende su di Sé quel peccato. Ecco che cosa si intende per “sostituzione”. Dio il Figlio venne nel mondo al fine di portare la punizione del nostro peccato nel Suo proprio corpo ed anima. Egli assunse carne umana come nostro Sostituto ed Egli ricevette il battesimo in vece nostra, camminando sulle nostre orme. Ecco alcuni brani della Scrittura che spiegano il perché Gesù avesse bisogno di essere battezzato: “…mandando il proprio Figlio in carne simile a carne di peccato e, a motivo del peccato, ha condannato il peccato nella carne” (Ro. 8:3) – “Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui” (2 Co. 5:21) – “è stato contato fra i malfattori” (Is. 53:12; Lu. 22:37; Mr. 15:28) – “il SIGNORE ha fatto ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti” (Is. 53:6). Sebbene Egli pagò il pieno prezzo per quei peccati del Suo popolo in quelle tre ore di tenebre, quando il Padre riversò su di Lui la coppa della Sua ira contro il peccato, si trattava di un castigo che Egli aveva dovuto portare per l’intera Sua vita. Così, identificandosi con i peccatori che Egli era venuto a salvare, Egli si presenta al battesimo, nel deserto; proprio come noi ci presentiamo al battesimo, nel deserto di questo mondo, credendo in Lui, come segno della nostra rinuncia al peccato e della nostra avvenuta purificazione. Il Signore Gesù Cristo non aveva bisogno d’essere battezzato perché di per Sé stesso, Egli non aveva alcun peccato; ma, come segno che Egli era venuto sulla terra al nostro posto – come Sostituto per i nostri peccati, Egli si sottopose al battesimo. Colui che non conosceva peccato stava già “diventando” peccato per noi. Questo è il cuore dell’Evangelo cristiano, la sostituzione. Potremmo pure anche chiederci non solo perché era stato necessario che Lui fosse sottoposto al battesimo, ma anche perché mai avesse bisogno dello Spirito Santo (Mt. 3:16). Non era forse Egli stesso vero Dio da vero Dio? Perché aveva bisogno d’essere unto di Spirito Santo? Ne aveva bisogno perché, come essere umano, doveva essere rafforzato. Terminate le tentazioni nel deserto, erano venuti degli angeli a servirlo (Mt. 4:11). Nella Sua natura umana, anche Lui aveva bisogno d’essere rafforzato. Qui sta il grande e glorioso mistero dell’interfaccia fra la Sua natura divina e la Sua natura umana. Questa discesa dello Spirito sul Signore Gesù e quella voce divina dal cielo, erano segnale che Lui aveva ricevuto “l’equipaggiamento” necessario per servire come Profeta, Re e Sacerdote, segno sicuro che Egli era davvero l’atteso Messia. Ecco così come la Passione appare persino al battesimo per mano di Giovanni, quando Egli volontariamente si sottopose all’umiliazione di presentare Sé stesso come peccatore bisognoso di purificazione. Quando pensiamo a come Gesù, che in Sé stesso non conosceva peccato, si sottomise a tale umiliazione e sofferenza in nostro favore, questo dovrebbe stimolarci ad abbandonare le nostre vie di peccato! 3. La passione della tentazione di Cristo nel deserto. “Subito dopo lo Spirito lo sospinse nel deserto; e nel deserto rimase per quaranta giorni, tentato da Satana. Stava tra le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano” (Mr. 1:12,13). Perché fu necessario che il Signore Gesù fosse tentato nel deserto? Ecco un altro esempio del fatto che Egli venne come un Sostituto in nostro favore. Prima si era presentato al battesimo come identificazione con coloro che Egli era venuto a salvare. Egli, però, non si presenta solo al “battesimo” per identificarsi con i peccatori. Egli pure fu sottoposto al test di Satana, proprio come Adamo era stato sottoposto ad una prova, all’inizio della storia umana ed aveva fallito. La necessità della tentazione di Cristo risale “al primo uomo, Adamo” – come rappresentante di Dio sulla terra, colui che era stato designato re della terra – che fallì il test della tentazione ed era caduto nella trappola del diavolo, trascinando così l’intero mondo nel peccato e nella morte (Ge. 3:1-7); Ro. 5:12). Questo era stato il fallimento del “primo” Adamo. Il Figlio di Dio, però, al tempo stabilito, assume carne umana e diventa “l’ultimo Adamo” (come Lo chiama l’apostolo Paolo in 1 Co. 15:45), si sottopone allo stesso test di Satana e lo sostiene in ogni modo. L’intera scena delle tentazioni di Cristo è un vero e proprio gioiello. Laddove Adamo aveva fallito nel paradiso, il Signore Gesù era stato fermo nel deserto (ciò che davvero il mondo era diventato dopo la Caduta). Laddove Adamo si era mescolato con animali domestici nell’Eden, Cristo: “stava tra le bestie selvatiche” (Mr. 1:13, anche se il fatto che non l’abbiano fatto a pezzi dev’essere stato un meraviglioso incoraggiamento). E’ certamente significativo che la parola greca tradotta con “bestie selvatiche” in Marco 1:13, sia la stessa ch’è usata per descrivere le bestie che vengono dal mare e dalla terra in Apocalisse (Ap. 13:1-14): forti simboli delle potenze religiose e politiche anti-cristiane che culminano nell’apparizione personale dell’Anticristo – il rappresentante di Satana sulla terra – alla fine della storia. Questa parola, inoltre, non era stata perduta nel periodo in cui Marco stava scrivendo, dato che molti cristiani, condannati a morte a causa della loro fede, dovevano affrontare bestie selvagge e diventare così uno spettacolo sportivo per le masse durante le persecuzioni sotto il dispotico e corrotto imperatore romano Nerone. Si noti pure come fosse lo Spirito Santo a sospingere Gesù nel deserto per esservi tentato da Satana. La Scrittura dice che Egli lo fece “subito dopo” il Suo battesimo! Quale ulteriore prova si potrebbe avere che Dio era in controllo di tutto ciò che stava accadendo? Rammentiamoci qui di Giobbe, quando il Signore disse a Satana: “Hai notato il mio servo Giobbe?” (Gb. 1:8; 2:3). Non immaginate neppure per un momento che Satana faccia ciò che più gli aggrada. E’ il Signore che controlla ogni cosa, secondo la Sua volontà. Attraverso le tentazioni di Cristo, il Signore Gesù non solo resiste a Satana (capovolgendo così ciò che era stato iniziato da Adamo), ma Egli prova le Sue credenziali come nostro Sommo Sacerdote e sostituto. “Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non possa simpatizzare con noi nelle nostre debolezze, poiché egli è stato tentato come noi in ogni cosa, senza commettere peccato” (Eb. 4:15). Dopo aver con successo resistito alla tentazione, Gesù è pronto ad iniziare il Suo ministero terreno con forza e potenza – sebbene Satana non abbia ancora finito con Lui ed attendeva ulteriori opportunità, come vedremo. 4. La passione dell’arresto di Cristo nel giardino del Getsemani “Allora Gesù andò con loro in un podere chiamato Getsemani e disse ai discepoli: «Sedete qui finché io sia andato là e abbia pregato». E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a essere triste e angosciato. Allora disse loro: «L'anima mia è oppressa da tristezza mortale; rimanete qui e vegliate con me»” (Mt. 26:36-38). “Ed essendo in agonia, egli pregava ancor più intensamente; e il suo sudore diventò come grosse gocce di sangue che cadevano in terra” (Lu. 22:44). La scena nel Getsemani rappresenta l'avvicinamento al punto culminante della storia dell'universo – il cardine da cui dipende ogni altra cosa. Ecco un uomo che presto morirà di una morte maledetta. Eppure Egli è Colui che è disceso dal cielo. Egli è Dio vero da Dio vero, manifestato in carne in questi ultimi giorni affinché esseri umani possano essere salvati da un'eternità all'inferno ed affinché l'universo possa essere restaurato e trasformato nel mondo che sin dall'inizio Iddio voleva che fosse. Notate come Cristo prenda qui come testimoni della Sua intensa umiliazione coloro che già avevano assistito alla gloria della Sua trasfigurazione in Mt. 17:1-8 e Mr. 9:1-8. Essi devono comprenderlo in tutta la Sua gloria, e la Sua umiliazione rappresenta pure la Sua gloria! Vi sono due aspetti di ciò che avviene nel Getsemani, in rapporto alla Sua Passione: in primo luogo l'agonia dell'anima del Signore, e, in secondo luogo il Suo stesso arresto. Che cosa soggiace dietro a questi due aspetti? i. Egli sta per patire tutti i tormenti dell'inferno. La Sua Passione, le Sue sofferenze, la Sua umiliazione, stavano raggiungendo il loro punto culminante. Egli stava per prendersi addosso, sul Suo corpo e sulla Sua anima, l'intero peso dell'ira di Dio per i peccati del Suo popolo. Già in questi momenti l'ira di Dio gli era addosso. Ancora una volta in modo sostitutivo. Tutti gli orrori di ciò che Egli stava per patire gli erano ormai di fronte, ed Egli ne aveva piena coscienza: non aspettava che l'arresto da parte delle guardie. Egli si trovava sul bordo stesso della Sua infernale esperienza. Il Credo apostolico dice: “Discese agli inferi”. Alcuni credono che questo si riferisca a Cristo che discende all'inferno per predicare l'Evangelo a coloro che vi si trovano, e persino agli angeli decaduti. Questo, però, non può essere. Che senso vi sarebbe predicare l'Evangelo all'inferno? Non esiste alcuna seconda opportunità per chi vi si trova, come chiaramente mostra la stessa Bibbia: “Come è stabilito che gli uomini muoiano una volta sola, dopo di che viene il giudizio” (Eb. 9:27). Al riguardo degli angeli decaduti, poi, per essi non vi può essere salvezza, perché: “Infatti, egli non viene in aiuto ad angeli, ma viene in aiuto alla discendenza di Abraamo” (Eb. 2:16; cfr. Ga. 3:29). Inoltre, il Signore Gesù non avrebbe potuto andare all'inferno quando morì sulla croce, perché Egli disse al ladrone che era accanto a Lui: «Io ti dico in verità che oggi tu sarai con me in paradiso» (Lu. 23:43). Ecco perché molti hanno compreso la frase “discese agli inferi” come l'esperienza di Cristo in quelle tre ore di tenebre quando l'ira di Dio fu riversata su di Lui allorché Egli prese il nostro posto – l'espiazione vicaria. L'agonia dell'anima del Signore Gesù nel Giardino del Getsemani era un'anticipazione della sua infernale esperienza durante quelle tre ore di tenebre – il punto culminante della Sua Passione, durante il quale Egli fu del tutto abbandonato dal Padre ed aveva patito tutto il dolore e l'angoscia dell'inferno. La seconda cosa che soggiace all'agonia dell'anima del Signore Gesù è che: ii. Egli stava subendo terribili tentazioni In realtà si tratta della continuazione delle tentazioni sataniche nel deserto. Là troviamo scritto: “Allora il diavolo, dopo aver finito ogni tentazione, si allontanò da lui fino a un momento determinato” (Lu. 4:13), o un altro momento opportuno. Il “momento opportuno” che sarebbe seguito i vangeli ce lo presentano quando Gesù cominciò a dire ai Suoi discepoli ciò che Gli sarebbe avvenuto a Gerusalemme. La Scrittura dice: “Pietro, trattolo da parte, cominciò a rimproverarlo, dicendo: «Dio non voglia, Signore! Questo non ti avverrà mai». Ma Gesù, voltatosi, disse a Pietro: «Vattene via da me, Satana! Tu mi sei di scandalo. Tu non hai il senso delle cose di Dio, ma delle cose degli uomini»” (Mt. 16:22,23). Il Signore Gesù vede chiaramente tutto questo come un tentativo di Satana di fargli evitare l'infernale esperienza sulla croce. Satana può persino avvantaggiarsi delle persone meglio intenzionate, se sono ingenue e senza molto discernimento. La continuazione di questo la troviamo, come gli stessi vangeli ci riferiscono, nel Giardino del Getsemani. Il Signore Gesù, per quanto riguarda la Sua natura umana, non era esonerato dalle tentazioni. Egli non veleggia tranquillo nel mondo come un guru che sia in grado di trascendere qualsiasi implicazione fisica! Egli è tentato così duramente da giungere in un totale stato di agonia. Quest'agonia dell'anima è così intensa che persino “il suo sudore diventò come grosse gocce di sangue che cadevano in terra” (Lu. 22:44): questa è l'intensità della Sua esperienza! Qual era la natura delle ripetute tentazioni di Satana all'indirizzo del Signore Gesù Cristo? Certamente era la tentazione di evitare la croce. Poteva essere diversamente? “Signore, ti sei ammattito?”, diceva Pietro, “Questo non ti accadrà mai”. Forse che una voce non aveva detto al Signore: “Tu potresti evitare tutto questo immediatamente chiamando dal cielo in tuo soccorso legioni di angeli!”? Però, sebbene fosse tormentato dalla tentazione satanica di evitare la croce, Egli prontamente pose Sé stesso a disposizione della volontà del Padre: “Andato un po' più avanti, si gettò a terra; e pregava che, se fosse possibile, quell'ora passasse oltre da lui. Diceva: «Abbà, Padre! Ogni cosa ti è possibile; allontana da me questo calice! Però, non quello che io voglio, ma quello che tu vuoi»” (Mr. 14:35,36). Gesù fu duramente tentato, ma fermamente resistette, fino alla fine. La terza cosa che soggiace alla Sua agonia dell'anima è: iii. Egli era sia pienamente umano che pienamente divino Come qualsiasi altro essere umano, Egli aveva l'istinto di preservare la Sua vita il più a lungo possibile. Non aveva tendenze suicide. Aveva un naturale desiderio di vivere, una naturale avversione alle sofferenze ed alle afflizioni. Questo non è peccaminoso, ma prova della Sua autentica umanità. Sebbene che, nella sua natura divina, Egli avrebbe adempiuto alla Scrittura ed ai decreti e propositi di Dio, nella Sua natura umana Egli era soggetto alle stesse debolezze che abbiamo noi, pur senza peccare. “Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non possa simpatizzare con noi nelle nostre debolezze, poiché egli è stato tentato come noi in ogni cosa, senza commettere peccato” (Eb. 4:15). Proprio perché coloro che Egli era venuto a salvare hanno carne e sangue: “...egli pure vi ha similmente partecipato, per distruggere, con la sua morte, colui che aveva il potere sulla morte, cioè il diavolo, e liberare tutti quelli che dal timore della morte erano tenuti schiavi per tutta la loro vita” (Eb. 2:14,15). Il Signore Gesù espresse il desiderio che quella coppa d'ira non la dovesse bere, il che era un'espressione della Sua vera umanità. Oltre a questo, questo avvenimento è qui registrato al fine di convincerci che il Signore Gesù era pienamente umano e pienamente divino. Ciononostante, Egli si pose completamente a disposizione di Dio Suo Padre. Dobbiamo renderci conto che il nostro Salvatore doveva diventare uomo – pienamente umano. Solo un uomo avrebbe potuto espiare il nostro peccato. Questa è l'essenza della redenzione vicaria e della propiziazione per i nostri peccati. Erano necessari tre requisiti affinché il Salvatore potesse con successo espiare i nostri peccati davanti a Dio: 1) Doveva essere una creatura umana come quelle che avevano peccato ed erano cadute; 2) Doveva essere una creatura umana priva di peccato; 3)Doveva pure essere divino. Al riguardo del punto 1, la trasgressione originale era stata fatta da un essere umano. L'ira di Dio è misurata su peccatori umani. Solo un essere umano poteva quindi fornire un'espiazione vicaria. E' chiaro che solo un essere umano poteva essere un sostituto per un essere umano. Il salvatore, quindi, doveva essere una creatura umana. Al riguardo del punto 2, il Salvatore avrebbe dovuto essere privo di peccato. Chiunque sia peccatore ha necessità egli stesso o di soffrire l'inferno, o di trovare qualcuno che lo patisca al suo posto. E' così che fosse egli stesso peccatore, non avrebbe potuto essere il Salvatore, che quindi doveva essere sia umano che privo di peccato. Al riguardo del punto 3, il Salvatore pure doveva essere divino. Perché questo? Anche se fosse stato possibile trovare un essere umano di questo mondo, egli non sarebbe mai stato in grado di sopportare i tormenti dell'inferno a cui sarebbe stato sottoposto. Cristo fu sostenuto sulla croce dal fatto che Egli era Dio e uomo. E' così che il Salvatore doveva essere sia umano che divino. E' tutto questo che soggiace all'agonia del Signore Gesù nell'avvicinarsi a quelle tre ore di tenebre sulla croce. L'autentica Passione di Cristo consisteva in quell'esperienza ancora più fortemente di quanto avesse subito brutalità fisiche da parte dei Romani e dai Giudei. 2) Che cosa soggiace all'arresto del Signore Gesù Cristo? La prima cosa che soggiace al Suo arresto è che: i. Si trattava di un avvenimento previsto. Che cosa intendo, dicendo così? In primo luogo, il Suo arresto era un avvenimento previsto nel senso che Egli si era ampiamente preparato per questo momento. L'intera Sua vita era stata proprio in funzione di questo: “Poi, mentre si avvicinava il tempo in cui sarebbe stato tolto dal mondo, Gesù si mise risolutamente in cammino per andare a Gerusalemme” (Lu. 9:51). “Ora, l'animo mio è turbato; e che dirò? Padre, salvami da quest'ora? Ma è per questo che sono venuto incontro a quest'ora” (Gv. 12:27). Egli si era debitamente preparato per questo, in preghiera. Anche noi dovremmo essere similmente preparati per il momento della nostra morte. Ne siete pronti? In quale condizione sarete trovati se fra un momento farete il vostro ultimo respiro? In secondo luogo, l'arresto di Gesù era un avvenimento previsto nel senso che Egli aveva scelto quel luogo attentamente. Lui aveva scelto il posto, non Giuda! Il nostro Signore non si stava nascondendo nel Getsemani al fine di stare in un posto appartato ed evitare così l'arresto. E' vero il contrario! Luca ci dice che: “Poi, uscito, andò, come al solito, al monte degli Ulivi; e anche i discepoli lo seguirono” (Lu. 22:39). Chiunque Lo volesse trovare quella sera, avrebbe potuto recarsi in quel luogo. Non Lo arrestano in pubblico a Gerusalemme, perché la gente lo avrebbe impedito facendo un tumulto. Al contrario essi giungono di notte in questo oliveto per arrestarlo in segreto. Il Signore Gesù, però, aveva pianificato la Sua presenza in quel luogo proprio per poter essere arrestato. Egli sapeva che la cosa non avrebbe potuto avvenire a Gerusalemme. L'arresto del Signore Gesù, in questo modo, era stato un avvenimento pianificato, interamente sotto il controllo di Dio: “Nessuno me la toglie, ma io la depongo da me. Ho il potere di deporla e ho il potere di riprenderla. Quest'ordine ho ricevuto dal Padre mio” (Gv. 10:18). La seconda cosa che soggiace al Suo arresto è che: ii. Era un adempimento di profezie. Al momento del Suo arresto Egli disse a coloro che lo stavano portando via: “In quel momento Gesù disse alla folla: «Voi siete usciti con spade e bastoni, come contro un brigante, per prendermi. Ogni giorno sedevo nel tempio a insegnare e voi non mi avete preso; ma tutto questo è avvenuto affinché si adempissero le Scritture dei profeti». Allora tutti i discepoli l'abbandonarono e fuggirono” (Mt. 26:55,56). Il Suo arresto non solo adempiva alla profezia, ma pure dimostrava come il Signore fosse in controllo di ogni cosa. Un altro aspetto dell'adempimento delle profezie nel Suo arresto era quando il Signore disse loro: “«Questa notte voi tutti avrete in me un'occasione di caduta; perché è scritto [in Za. 13:7]: "Io percuoterò il pastore e le pecore del gregge saranno disperse" (Mt. 26:31), e inevitabilmente: “Allora tutti i discepoli l'abbandonarono e fuggirono” (Mt. 26:56). Un altro aspetto dell'adempimento delle profezie nel Suo arresto era stato rilevato dal Signore stesso quando Egli rivelò che: “Perché io vi dico che in me dev'essere adempiuto ciò che è scritto [Is. 53:12]: "Egli è stato annoverato tra i malfattori". Infatti, le cose che si riferiscono a me, stanno per compiersi»” (Lu. 22:37). L'intera citazione da Isaia 53:12 dice: “Perciò io gli darò la sua parte fra i grandi, egli dividerà il bottino con i potenti, perché ha dato sé stesso alla morte ed è stato contato fra i malfattori; perché egli ha portato i peccati di molti e ha interceduto per i colpevoli”. La Passione di Cristo è tutta nell'ottica della sostituzione. Se non si comprende questo, non si è compreso né la Passione di Cristo, né l'Evangelo di Cristo. Era indispensabile che Gesù “fosse contato tra i malfattori”. Egli doveva essere considerato un peccatore dal Padre, affinché i nostri peccati fossero penalizzati in Lui ed Egli avesse preso su di Sé la pena, liberando così tutti coloro che si affidano a Lui dal dover sottostare all'esperienza dell'inferno dopo la morte. Il Suo arresto era adempimento di una profezia. La terza cosa che soggiace al Suo arresto è che: iii. Rappresenta un ammonimento a tutti i peccatori impenitenti. Non vi può essere né libertà né protezione dal giudizio di Dio se non tramite l'arresto del Signore Gesù Cristo. Dobbiamo comprendere questo molto bene. Coloro che rifiutano di ravvedersi e di accogliere Cristo come loro Salvatore, alla fine dei tempi saranno essi stessi “arrestati” e portati di fronte al tribunale di Dio per essere giudicati dal Re del cielo e della terra. Cristo non avrebbe potuto essere il nostro Salvatore e Redentore – il nostro sostituto – se non fosse stato portato davanti alla sbarra di un giudice umano ed arrestato come un malfattore colpevole. Gesù Cristo non aveva peccati propri, ma doveva, ciononostante, essere contato fra i trasgressori. Il Signore disse proprio prima del Suo arresto: “Poi tornò dai discepoli e disse loro: «Dormite pure oramai, e riposatevi! Ecco, l'ora è vicina, e il Figlio dell'uomo è dato nelle mani dei peccatori. Alzatevi, andiamo; ecco, colui che mi tradisce è vicino»” (Mt. 26:45,46). Egli fu consegnato nelle mani di peccatori affinché potessero accusarlo di essere un peccatore, giudicarlo e per questo condannarlo, e tutto questo come nostro sostituto! Nel momento del Suo arresto, Egli cessò di essere semplicemente l'innocente Figlio di Dio, e divenne di fatto come uno di noi, contato fra i trasgressori. Arrestato dalle autorità come un criminale, e tutto al posto ed in favore nostro. Ecco, ancora una volta è sostituzione: il cuore stesso della Passione di Cristo. L'ira di Dio stava per essere riversata su di Lui come nostro sostituto. Fu così arrestato come un criminale comune, esattamente ciò che noi siamo e meritiamo come trasgressori della Legge di Dio. Egli fu trascinato di fronte ai capi dei sacerdoti ed accusato d'essere un trasgressore: esattamente quello che noi meritiamo come trasgressori della Legge di Dio gli fu bastonato ed umiliato dalle guardie romane di stanza a Gerusalemme, e questo noi meritiamo come trasgressori della Legge di Dio. Egli fu processato di fronte a Ponzio Pilato, il giudice romano, e questo noi meritiamo come trasgressori della Legge di Dio. Alla fine Egli fu inchiodato ad una croce come un maledetto malfattore, il che noi soli meritiamo come trasgressori della Legge di Dio. Tutte queste cose avvenivano come parte della manifestazione dell'ira di Dio sul peccato umano. Egli non fu arrestato nel Getsemani e processato dal sinedrio e da Pilato come persona privata.. Infatti, in Lui non c'era peccato. Egli, però, vi andò come sostituto per i peccatori, prendendo su di Sé le conseguenze penali del nostro peccato. Se il vostro peccato non viene trattato in questo modo in Cristo, voi sarete responsabili per esso di fronte a Dio nel Giorno del Giudizio finale. E' così che l'arresto di Gesù fornisce un potente ammonimento a tutti i peccatori impenitenti. iv. Si trattava del vero inizio della Sua infernale esperienza Come dobbiamo considerare il versetto che ci dice: “Allora tutti i discepoli l'abbandonarono e fuggirono” (Mt. 26:56)? Questo era stato già prima profetizzato dal Signore nel profeta Zaccaria: “Colpisci il pastore e siano disperse le pecore!” (Za. 13:7). Nell'ora del Suo arresto – il momento stesso in cui Gesù è consegnato nelle mani dei peccatori – Egli è abbandonato da tutti. Anche questo faceva parte dell'ira di Dio riversata su di Lui. L'Uomo, Gesù Cristo, l'eterno Figlio di Dio manifestato in carne, doveva stare completamente da solo di fronte al giudice della terra. Nel soffrire tutti i tormenti dell'inferno, Lui non doveva avere alcun conforto – né divino né umano. Egli non solo sarebbe stato abbandonato da Dio: Egli sarebbe stato abbandonato pure dall'umanità. Nell'inferno non vi saranno amicizie da coltivare. Inferno significa essere abbandonati nel modo più completo e totale, da tutti, per sempre. La quinta e finale cosa che soggiace al Suo arresto, è che: v. Esso è un grande conforto per il popolo del Signore. Egli fu arrestato e portato di fronte a giudici umani al fine che tutti coloro che avrebbero creduto e confidato in Lui per la loro salvezza, non avrebbero più dovuto essere “arrestati” e portati di fronte alla sbarra della giustizia di Dio nell'ultimo giorno. Leggiamo come tutto questo sia avvenuto al Signore Gesù e da questo possiamo trarne grande conforto: è accaduto a Lui affinché non accada a noi! Egli fu arrestato, processato e condannato – tutto questo succedeva esternamente, ma interiormente Egli stava soffrendo tutti i tormenti dell'inferno – il che accadeva affinché noi non dovessimo fare la stessa esperienza. Vediamo così qui Gesù che si avvicina al punto culminante della divina sostituzione per il peccato umano. “Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui” (2 Co. 5:21). Si trattava davvero di una gigantesca e cosmica opera di grazia intesa a fornire ai credenti un grande conforto... 3) La non resistenza del Signore Gesù all'arresto Perché il Signore Gesù non oppone resistenza al Suo arresto? Non sarebbe stata forse un'idea migliore continuare il Suo benefico ministero fra la gente? Il Signore non resiste all'arresto, perché: i. Il farlo sarebbe stato del tutto contrario alla natura del Suo regno. “Gesù rispose: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori combatterebbero perché io non fossi dato nelle mani dei Giudei; ma ora il mio regno non è di qui»” (Gv. 18:36). Il regno di Cristo non è di questo mondo. La vera potenza del regno dipende dall'armamento spirituale. Questo è il grande fatto del Nuovo Patto. Nell'Antico Patto, Israele combatteva con armi materiali, ma nel Nuovo Patto: “...infatti le armi della nostra guerra non sono carnali, ma hanno da Dio il potere di distruggere le fortezze, poiché demoliamo i ragionamenti e tutto ciò che si eleva orgogliosamente contro la conoscenza di Dio, facendo prigioniero ogni pensiero fino a renderlo ubbidiente a Cristo” (2 Co. 10:4,5). Quando Giovanni disse: «Signore, vuoi che diciamo che un fuoco scenda dal cielo e li consumi?» (Gv. 9:54), il Signore Gesù: “Ma egli si voltò verso di loro e li sgridò. E disse: «Voi non sapete di quale spirito siete animati. Poiché il Figlio dell'uomo è venuto, non per perdere le anime degli uomini, ma per salvarle». E se ne andarono in un altro villaggio” (Lu. 9:55,56). Quando uno dei Suoi discepoli estrasse la spada per proteggere il Signore, Gesù gli disse: “Riponi la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, periranno di spada. Credi forse che io non potrei pregare il Padre mio che mi manderebbe in questo istante più di dodici legioni d'angeli?” (Mt. 26:52,53). Una legione conta fra 3000 e 6000 soldati. Dodici legioni equivale ad un numero fra 36.000 e 72.000 angeli, ed il Signore Gesù disse: “più di dodici legioni”! La potenza del regno si fonda su un armamento spirituale. Il Signore Gesù non resiste all'arresto perché: ii. Fare così sarebbe andato contro le Scritture Il Signore Gesù era continuamente consapevole che la Sua vita si stava sviluppando in adempimento delle Scritture. Lo abbiamo già osservato in precedenza. Egli dice: “Come dunque si adempirebbero le Scritture, secondo le quali bisogna che così avvenga?” (Mt. 26:54). Il Signore Gesù non resiste all'arresto perché: iii. Il farlo avrebbe negato la natura volontaria della Sua morte La divinità del Signore Gesù nel Getsemani avrebbe potuto essere manifestata resistendo al Suo arresto con una massiccia dimostrazione di divina potenza, completa di molte legioni di angeli. Egli diede Sé stesso, però, a loro in modo completamente volontario. Questo è completamente in linea con i Suoi propositi manifestati per tutto il Suo ministero terreno: “Per questo mi ama il Padre; perché io depongo la mia vita per riprenderla poi. Nessuno me la toglie, ma io la depongo da me. Ho il potere di deporla e ho il potere di riprenderla. Quest'ordine ho ricevuto dal Padre mio” (Gv. 10:17,18). “Allora Pilato gli disse: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di liberarti e il potere di crocifiggerti?». Gesù gli rispose: «Tu non avresti alcun'autorità su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall'alto; perciò chi mi ha dato nelle tue mani, ha maggior colpa»” (Gv. 19:10,11). Il Signore Gesù non resiste all'arresto perché: iv. Il solo farlo sarebbe andato contro la volontà di Suo Padre “Gesù disse a Pietro: «Rimetti la spada nel fodero; non berrò forse il calice che il Padre mi ha dato?»” (Gv. 18:11). Il Padre gli aveva dato “un calice” per bere. Che cos'è questo “calice” e che cosa significa che il Padre glielo dà? Dobbiamo comprendere che significato ha “il calice” nella Scrittura. Per esempio, le parole conclusive del Salmo 11 dicono: “Il SIGNORE scruta il giusto, ma detesta l'empio e colui che ama la violenza. Egli farà piovere sull'empio carboni accesi; zolfo e vento infocato sarà il contenuto del loro calice. Poiché il SIGNORE è giusto; egli ama la giustizia; gli uomini retti contempleranno il suo volto” (Sl. 11:5-7). Ancora il Salmista dice: “...è Dio che giudica; egli abbassa l'uno e innalza l'altro. Il SIGNORE ha in mano una coppa di vino spumeggiante, pieno di mistura. Egli ne versa; certo tutti gli empi della terra ne dovranno sorseggiare, ne berranno fino alla feccia” (Sl. 75:7,8). “risvegliati, risvegliati, alzati, Gerusalemme, che hai bevuto il calice, la coppa di stordimento, e l'hai succhiata sino in fondo! (...) Così parla il tuo Signore, il SIGNORE, il tuo Dio, che difende la causa del suo popolo: «Io ti tolgo di mano la coppa di stordimento, il calice, la coppa del mio furore; tu non la berrai più! Io la metterò in mano ai tuoi persecutori, che ti dicevano: "Chìnati, ché ti passiamo addosso!". Tu facevi del tuo dorso un suolo, una strada per i passanti!»” (Is. 51:17,22,23). Il Signore Gesù alludeva chiaramente a questa coppa dell'ira o furore di Dio, davanti alla quale l'intero mondo deve tremare. Questo è il calice del giudizio a causa del peccato, il quale sarà versato sulla terra nel Giorno dl Giudizio quando gli impenitenti saranno gettati all'inferno. Il Signore Gesù disse: “non berrò forse il calice che il Padre mi ha dato?”. Era chiaramente la volontà del Padre che Egli dovesse bere da questo calice – cioè fare l'esperienza della misura completa del furore di Dio contro di Lui. Perché Dio era così furioso contro di Lui? O, per dirla più correttamente: perché il Padre era furioso contro il Figlio? Mi rendo conto che ciò di cui stiamo ora parlando sono cose molto profonde, cose così profonde che non potrebbero mai essere rappresentate adeguatamente su un film di celluloide e trasformate in un saggio di comune intrattenimento, laddove la gente gode a vedere prima della pornografia virtuale, e poi, un momento dopo, della violenza gratuita. Qui c'è una tale solennità spirituale che mai e poi mai potrebbe essere rappresentata in un film che semplicemente si concentra su brutalità esteriori. Perché il Padre era furioso con il Figlio? Che aveva mai fatto il Figlio per rendere il Padre così furioso con Lui? Risposta: Nulla. Il Signore Gesù disse Egli stesso: “Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il principe di questo mondo e non ha nulla in me” (Gv. 14:30 ND). Persino il Grande Accusatore, Satana, non avrebbe potuto trovare in Gesù nulla a cui appigliarsi per accusarlo. Gesù era un uomo del tutto innocente. Anche Pilato, rappresentando le potenze secolari al potere, aveva dichiarato che Gesù era un uomo innocente. Era di importanza vitale che Gesù fosse dichiarato pubblicamente del tutto innocente, per mettere in rilievo davanti a noi che non era stato per nulla che era stato trovato in Cristo, nessun peccato, per il quale Egli fu sottoposto alla Passione, ma solo come nostro sostituto. Perché il Padre era furioso con il Figlio? Perché: “il SIGNORE ha fatto ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti” (Is. 53:6). Non conoscete quel testo biblico? “Noi tutti eravamo smarriti come pecore, ognuno di noi seguiva la propria via; ma il SIGNORE ha fatto ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti”. Ecco perché il Signore Gesù dice: “non berrò forse il calice che il Padre mi ha dato?”. Come dice il profeta in un famoso testo: “Tuttavia erano le nostre malattie che egli portava, erano i nostri dolori quelli di cui si era caricato; ma noi lo ritenevamo colpito, percosso da Dio e umiliato! Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui e grazie alle sue ferite noi siamo stati guariti” (Is. 53:4,5). Si, conoscete bene questo testo biblico, ma vale la pena di rammentarcelo. Dio sapeva che nel mondo che stava creando vi sarebbe stata la Caduta dell'uomo nel peccato – che le prime creature umane Gli avrebbero voltato le spalle, e che sarebbero sorti, per questo, da allora, gravi problemi. Di questo, però, Egli avena tenuto conto in anticipo, cosicché, sin dalla creazione del mondo, vi sarebbe stato un accordo fra le Persone della stessa Trinità, Padre, Figlio, e Spirito Santo, che avrebbe cambiato ogni cosa e portato alla restaurazione di ogni cosa. Il Padre preparò un corpo per il Figlio (Eb. 10:5). Il Figlio fu d'accordo d'assumere carne umana e realizzare tutto ciò che il primo Adamo non era stato disposto e non era stato in grado di fare. “Allora ho detto: "Ecco, vengo" (nel rotolo del libro è scritto di me) "per fare, o Dio, la tua volontà"»” (Eb. 10:7). Ecco perché ai discepoli esitanti Gesù dice: “Non berrò forse il calice che il Padre mi ha dato?”. Quel calice conteneva il castigo dei vostri peccati. In quel calice c'era la giusta pena della nostra ribellione. In quelle terribili ore di tenebre sulla croce, Dio il Padre trattava Suo figlio, il Signore Gesù Cristo, come se fosse stato voi e me nel Giorno del Giudizio, e tutto questo affinché noi non avessimo dovuto sottostare all'esperienza dell'inferno. “Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui” (2 Co. 5:21). Come potrebbe mai qualcuno preferire d'essere sottoposto egli stesso all'esperienza dell'inferno, quando qualcuno è già stato sottoposto ad essa al suo posto, come suo sostituto, che porta via la pena del suo peccato? Tutto ciò che è necessario è credere in quel sostituto come proprio Salvatore e seguirlo, ed allora si potrà dire d'essere completamente assolti dal meritare l'inferno. La pena del nostro peccato deve essere comunque espiata: o saremo noi a farlo, nell'inferno, nella vita a venire, oppure nella croce del Signore Gesù Cristo. Questa è la scelta. Ora, quale sarà per noi? 5. La passione delle torture ed esecuzione di Cristo Il brano della lettera dell'apostolo Paolo ai Filippesi, che parla dell'umiliazione di Cristo nella Sua incarnazione, dice pure: “trovato esteriormente come un uomo, umiliò sé stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce” (Fl. 2:8). La Sua nascita era stata indubbiamente un'umiliazione, ma questo ci porta ad un altro aspetto della Sua umiliazione: la Sua vergognosa morte. Era già stato abbastanza umiliante per il Figlio di Dio venire in carne “simile a carne di peccato” (Ro. 8:3), ma essere messo a morte come un criminale comune è il massimo dell'umiliazione. Questa, però, era la via che era stata preparata nell'Essenza di Dio. Il cammino che portava all'esaltazione e alla gloria, in questo mondo decaduto, è attraverso la vergogna, la degradazione, la sofferenza e l'umiliazione. Sempre. Vi è una gloriosa logica divina in questo, quando pensiamo al perché, prima di tutto, vi sono problemi in questo mondo. Perché ciò che aveva tentato di conseguire l'angelo decaduto, Satana, era quello di elevarsi al di sopra della propria condizione. Che cosa fa, allora, il Signore? Non solo capovolge tutto questo, ma pure, nel frattempo, sovverte Satana ed i suoi angeli: Egli manda Suo Figlio, che giunge in completa umiliazione per poter essere glorificato. Questo era un magnifico capovolgimento della hybris di Satana. Satana si era posto come Dio ed aveva esaltato sé stesso al fine di rendere il mondo schiavo; Dio abbassa Sé stesso venendo in carne, al fine di liberare il mondo. Vi è pure un divino paradosso in questo. Isaia profetizza sull'aspetto di Cristo in croce: “Come molti, vedendolo, sono rimasti sbigottiti (tanto era disfatto il suo sembiante al punto da non sembrare più un uomo, e il suo aspetto al punto da non sembrare più un figlio d'uomo)” (Is. 52:14). Qui è quasi come se il profeta Isaia sedesse ai piedi della croce guardando in alto al Signore Gesù Cristo. Qui abbiamo un'immagine che ci mostra tutto lo squallore in cui Egli era caduto di fronte al mondo in quelle ore. Dal punto di vista umano, egli era una completa non-entità, completamente annichilito. Questo non si riferisce solo al fatto che il Suo volto sarebbe stato tumefatto ed orribilmente sfigurato, ma si riferisce alla Sua intera persona, la Sua immagine di fronte al mondo; cosicché quando il mondo Lo guarda là, esso non vede altro che qualcosa di orribile, di degradante, di completamente abietto. Questa degradazione non era solo fisica, ma riguardava ogni altro aspetto. Sulla croce, il Signore Gesù divenne persona non grata, disgustante al solo sguardo, l'epitome stessa di tutto ciò che è associato al peccato ed alla degradazione. Una quantità incalcolabile di peccati erano stati puniti in Colui che in Sé stesso non aveva peccato. Le azioni più basse e ributtanti immaginabili – omicidio, violenza carnale, rapimenti, inganni, fornicazione, sodomia, pedofilia, incesto, adulterio, bestialità, crudeltà, spietatezza e malvagità d'ogni tipo, erano state accumulate su di Lui in un enorme ed intollerabile massa di peccato. “Come molti, vedendolo, sono rimasti sbigottiti (tanto era disfatto il suo sembiante al punto da non sembrare più un uomo, e il suo aspetto al punto da non sembrare più un figlio d'uomo)” (Is. 52:14). In questo orribile degrado c'è, però, una preziosa verità che potremmo chiamare “Il paradosso dell'esaltazione”. Il “Paradosso dell'esaltazione” raggiunge il suo culmine cosmico e storico nella morte di Cristo. Guardandolo esteriormente, non si trattava che d'un uomo completamente distrutto: la Sua missione era stata completamente frustrata, i Suoi discepoli erano fuggiti. Eppure, questa sconfitta totale era l'avvenimento stesso che avrebbe condotto alla distruzione il suo architetto, Satana, insieme all'esaltazione della sua “Vittima” e di tutto il Suo popolo attraverso il tempo e la storia (Gv. 12:24,31,32). Il Figlio di Dio, la Seconda Persona della Trinità, “svuota” Sé stesso, prendendo la forma di servo, è ubbidiente fino alla morte, e per questo Gli viene dato il Nome che è al di sopra di ogni nome (Fl. 2:3-9). Questa è l'epitome del paradosso dell'esaltazione, e deve essere ben compresa quando si considera l'ignominia della croce. E' in questo che sta la vera Passione di Cristo. Dipingere semplicemente le torture fisiche di Cristo per mano dei Giudei e dei Romani in un film per due ore piene, e presentarle come la somma della Passione di Cristo, significa mancare completamente di comprenderla e distorcere l'Evangelo al di là di ogni possibilità di riconoscerlo. Eppure è per noi ancora necessario comprendere che cosa stesse effettivamente accadendo in tutta quella brutalità. Permettetemi di approfondire il significato di quei violenti avvenimenti. Nella Passione delle torture e dell'esecuzione di Cristo, possiamo vedere come Egli fosse stato umiliato in tutti i Suoi uffici. Il Signore Gesù era culmine e compimento di molte delle pratiche cerimoniali ed uffici dell'Antico Testamento. Oltre ad adempiere al Suo sacrificio espiatorio, il fatto rimane che gli uffici di profeta, sacerdote e re, tutti trovano in Lui il loro adempimento. 1) Soffrì nel Suo ufficio di profeta Il Signore Gesù doveva far terminare il periodo dei profeti di Dio nell'Antico Testamento. Egli era il profeta dei profeti, Quello stesso che era stato profetizzato nel Deuteronomio: “Per te il SIGNORE, il tuo Dio, farà sorgere in mezzo a te, fra i tuoi fratelli, un profeta come me; a lui darete ascolto! Avrai così quello che chiedesti al SIGNORE tuo Dio, in Oreb, il giorno dell'assemblea, quando dicesti: «Che io non oda più la voce del SIGNORE mio Dio, e non veda più questo gran fuoco, affinché io non muoia»” (De. 18:15,16). Egli sta al culmine di tutti i profeti e di ogni profezia. Tutto trova in Cristo il suo compimento. In quest'ora di umiliazione, però, il Suo ufficio come il Profeta e di fine di tutti i profeti, era stato ridotto al ridicolo. “Allora gli sputarono in viso e gli diedero dei pugni e altri lo schiaffeggiarono: dicendo: «O Cristo profeta, indovina! Chi ti ha percosso?»” (Mt, 26:67,68). Quale giudizio questi uomini s'erano attirati su sé stessi insultando il Profeta ultimo! 2. Egli soffrì nel Suo ufficio di sacerdote Uno fra gli insegnamenti più chiari sul Signore Gesù Cristo era il Suo ruolo come culmine del sacerdozio dell'Antico Testamento. Egli era venuto come il Sommo Sacerdote: “Altrove egli dice anche: «Tu sei sacerdote in eterno secondo l'ordine di Melchisedec»” (Eb. 5:6). Melchiesedec era un sacerdote, ma non apparteneva alla discendenza di Levi. Egli era una prefigurazione del Signore Gesù Cristo nel Suo ruolo di Sommo Sacerdote. “Inoltre, quelli sono stati fatti sacerdoti in gran numero, perché la morte impediva loro di durare; egli invece, poiché rimane in eterno, ha un sacerdozio che non si trasmette. Perciò egli può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si avvicinano a Dio, dal momento che vive sempre per intercedere per loro. Infatti a noi era necessario un sommo sacerdote come quello, santo, innocente, immacolato, separato dai peccatori ed elevato al di sopra dei cieli; il quale non ha ogni giorno bisogno di offrire sacrifici, come gli altri sommi sacerdoti, prima per i propri peccati e poi per quelli del popolo; poiché egli ha fatto questo una volta per sempre quando ha offerto sé stesso” (Eb. 7:23-27). E là, nell'ora della Sua umiliazione, noi vediamo il Signore Gesù umiliato nel Suo ufficio di sacerdote. “Erode, con i suoi soldati, dopo averlo vilipeso e schernito, lo vestì di un manto splendido, e lo rimandò da Pilato” (Lu. 23:11). Gli era stata posta addosso una splendente veste bianca, proprio come quella indossata dai sacerdoti. Egli soffrì nel Suo ufficio di sacerdote. 3) Egli soffrì nel Suo ufficio di Re Il Signore Gesù era nato nell'ambito della discendenza di Davide. Quando leggiamo in 2 Samuele 7:16: “La tua casa e il tuo regno saranno saldi per sempre davanti a te e il tuo trono sarà reso stabile per sempre", siamo forzati a chiederci in che modo il trono di Davide sarebbe stato stabilito per sempre? La risposta è che proprio come le promesse fatte ad Abraamo a proposito di un “patto eterno” ed un “possedimento eterno” avrebbero potuto essere compiute solo in Cristo e nella Sua chiesa, così il trono di Davide sarebbe stato adempiuto “per sempre” in Cristo, il Re eterno. “...parlando del Figlio dice: «Il tuo trono, o Dio, dura di secolo in secolo, lo scettro del tuo regno è uno scettro di giustizia” (Eb. 1:8). Adamo era stato originalmente costituito come Re della terra – in realtà come Vice-reggente, non avendo che un'autorità delegata. La disubbidienza di Adamo, però, condusse Satana a diventare legalmente “il signore” del mondo, con il permesso del Signore per i Suoi più alti propositi. La ragione per cui la Seconda Persona della Trinità venne in questo mondo, era “per distruggere le opere del diavolo” (1 Gv. 3:8) e per strappare a Satana il dominio di questo mondo[1].In questo modo il Signore Gesù, come Uomo, è Re della terra (Gv. 18:37). Come Dio,Egli è e sempre sarà il dominatore dell'universo. Qui, nelle ore della Sua umiliazione, vediamo il Signore Gesù umiliato nel Suo ufficio di Re: “E, spogliatolo, gli misero addosso un manto scarlatto; intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra e, nginocchiandosi davanti a lui, lo schernivano, dicendo: «Salve, re dei Giudei!» E gli sputavano addosso, prendevano la canna e gli percotevano il capo” (Mt. 27:28-30). “Allora i soldati lo condussero nel cortile interno, cioè dentro il pretorio, e radunarono tutta la coorte. Lo vestirono di porpora e, dopo aver intrecciata una corona di spine, gliela misero sul capo, e cominciarono a salutarlo: «Salve, re dei Giudei!»” (Mr. 15:16-18). Non solo Egli era stato umiliato nel Suo ruolo di Profeta, Sacerdote e Re, ma: 4. Egli soffreì tradimento e repulsione da parte del Suo popolo nel Suo ufficio di Messia. «Noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell'uomo sarà dato nelle mani dei capi dei sacerdoti e degli scribi. Essi lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani, i quali lo scherniranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e l'uccideranno; ma, dopo tre giorni, egli risusciterà» (Mr. 10:33,34). Qui vediamo come il Signore Gesù predisse la Sua Passione e Risurrezione. Vi sono qui ben sette predizioni. i. Egli predisse che sarebbe stato tradito. “ll Figlio dell'uomo sarà dato nelle mani dei capi dei sacerdoti e degli scribi”. La cosa più straordinaria di questa predizione è che essa si riferisce ai leader spirituali di Israele. Considerate bene questo! Il Messia, che era venuto prima per “le pecore perdute della casa di Israele” da essa fu respinto. Egli sarebbe stato giudicato dai maestri di quella stessa legge che Egli aveva dato loro! Che ironia! ii. Egli predisse che sarebbe stato condannato a morte Essi avrebbero condannato a morte il loro Messia. I leader spirituali della nazione fanno niente meno che questo! Avreste pensato che essi fossero un po' più avveduti! Non è tanto diverso dalla nostra situazione oggi, allorché Gesù Cristo è sistematicamente condannato a morte proprio da coloro che si presentano come leader spirituali, e Gesù Cristo sarebbe stato condannato a morte dalla “Chiesa stabilita” di quel tempo! Ci si potrebbe ben chiedere che farebbero molte chiese se il Signore si presentasse loro oggi e chiedesse di diventarne membro! Certamente sarebbe respinto, dileggiato, e persino crocifisso di nuovo! iii. Egli predisse che sarebbe stato consegnato nelle mani dei pagani “...lo consegneranno ai pagani”. Questo è molto significativo! Consegnare il Messia ai pagani era per loro il massimo atto di degradazione, il segno stesso della Sua repulsione totale da parte dei Suoi. “La mattina presto, i capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, tenuto consiglio, legarono Gesù, lo portarono via e lo consegnarono a Pilato” (Mr. 15:1). Questa consegna di Gesù ai pagani è molto significativa. Ascoltate che cosa dice Pietro al popolo di Israele: “...quest'uomo, quando vi fu dato nelle mani per il determinato consiglio e la prescienza di Dio, voi, per mano di iniqui, inchiodandolo sulla croce, lo uccideste” (At. 2:23). “Per mano d'iniqui” vuol dire con l'aiuto di mani pagane – coloro che sono privi di legge. Crocifiggere il loro Messia già era grave, ma addirittura farlo fare da gente pagana era il massimo dell'umiliazione. Ancora leggiamo: “Il Dio di Abraamo, di Isacco e di Giacobbe, il Dio dei nostri padri ha glorificato il suo servo Gesù, che voi metteste nelle mani di Pilato e rinnegaste davanti a lui, mentre egli aveva giudicato di liberarlo. Ma voi rinnegaste il Santo, il Giusto e chiedeste che vi fosse concesso un omicida; e uccideste il Principe della vita, che Dio ha risuscitato dai morti. Di questo noi siamo testimoni” (At. 3:13-15). “È venuto in casa sua e i suoi non l'hanno ricevuto” (Gv. 1:11). Guardate ciò che i pagani Gli hanno fatto quando glielo consegnarono! iv. Egli predisse che i pagani l'avrebbero deriso e Gli avrebbero sputato addosso. “...i pagani, i quali lo scherniranno, gli sputeranno addosso”. Vediamo avvenire questo in Marco 15:16-20. v. Egli predisse che i pagani Lo avrebbero flagellato. “...i pagani... lo flagelleranno”. “Pilato, volendo soddisfare la folla, liberò loro Barabba; e consegnò Gesù, dopo averlo flagellato, perché fosse crocifisso” (Mr. 15:15). vi. Egli predisse che i pagani Lo avrebbero ucciso: “...i pagani... l'uccideranno”. Questo, però, non sarebbe stato tutto, perché: vii. Egli predisse che sarebbe risorto: “... ma, dopo tre giorni, egli risusciterà”. Possiamo vedere qui come la Risurrezione era lo scopo di tutto, perché un Cristo risorto è la prova che l'espiazione dei peccati ha avuto successo. 5. Egli soffrì in tutti i Suoi sensi. i. Egli soffrì nel Suo udito. Egli dovette sopportare il suono di varie persone che Lo deridevano e Lo insultavano. Egli aveva dovuto persino fare l’esperienza del Suo popolo che a ripetizione gridava: “Sia crocifisso!”. ii. Egli soffrì nella Sua vista. Egli soffriva nel vedere il volto pieno di disprezzo e di rabbia di coloro che in quei momenti Lo avevano circondato. iii. Egli soffrì nel Suo odorato. Il Golgota, il luogo della crocifissione, voleva dire “il luogo del teschio” ed era chiamato così perché i cadaveri dei condannati venivano lasciati a putrefare all’aria aperta. Possiamo immaginare quindi l’aria che vi si respirava. iv. Egli soffrì nel Suo gusto. Gli fu dato a bere aceto misto a fiele. v. Egli soffrì nel Suo tatto. Ci muoviamo qui nella prossima sezione, considerando il modo in cui il Signore Gesù avesse, nella Sua Passione, subito violenze fisiche d’ogni genere. 6. Egli subì abusi fisici d’ogni genere “Come molti, vedendolo, sono rimasti sbigottiti (tanto era disfatto il suo sembiante al punto da non sembrare più un uomo, e il suo aspetto al punto da non sembrare più un figlio d'uomo)” (Is. 52:14). Gli misero in testa una corona di spine schiacciandogliela sul capo, fu schiaffeggiato e percosso in faccia, gli sputarono in faccia, fu appeso a quella croce conficcandogli chiodi nelle mani e nei piedi. La profezia di Isaia aveva detto: “Io ho presentato il mio dorso a chi mi percoteva, e le mie guance a chi mi strappava la barba; io non ho nascosto il mio volto agli insulti e agli sputi” (Is. 50:6). Questo era lo stato dell’Uomo che era stato sollevato sulla croce. Bastonato selvaggiamente oltre ad ogni descrizione, privato del tutto di un qualsiasi gesto d’umana compassione, completamente solo. Amici miei, Egli non soffrì tutto quello a causa d’alcun male che Egli avesse fatto, di nulla per cui Egli avesse potuto essere rimproverato. Egli aveva sofferto tutto quello a causa d’altri, di fatto, per voi e per me! i. Fu bastonato. “E gli percotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, mettendosi in ginocchio, si prostravano davanti a lui” (Mr. 15:19); “Allora gli sputarono in viso e gli diedero dei pugni e altri lo schiaffeggiarono” (Mt. 26:67). Gesù fu selvaggiamente bastonato. Il Suo volto doveva essere tumefatto e completamente sfigurato. ii. Gli sputavano addosso. “gli sputavano addosso e, mettendosi in ginocchio, si prostravano davanti a lui” (Mr. 15:19). Sputare addosso a qualcuno, in Oriente, èe simbolo di completo disprezzo. Il Signore fu sottoposto ad ogni immaginabile trattamento disumano che non sarebbe cessato se non con la stessa crocifissione. Portava su di Sé, quando si avvicinava a quelle tre ore di tenebre, tutte le espressioni del dispiacere divino. iii. Il Suo volto era sfigurato. Il Signore Gesù non solo aveva ricevuto bastonate e sputi, ma probabilmente gli avevano pure strappato la barba: “Io ho presentato il mio dorso a chi mi percoteva, e le mie guance a chi mi strappava la barba; io non ho nascosto il mio volto agli insulti e agli sputi” (Is. 50:6). Per fare una cosa simile, possiamo immaginare come la pelle del Suo volto fosse stata lacerata. Quanti fra noi potrebbero sopportare una cosa simile: non solo la crocifissione, ma “il contorno” di ogni immaginabile violenza fisica? Forse è per questo che la Scrittura descrive il Signore Gesù nella seguente maniera: “Come molti, vedendolo, sono rimasti sbigottiti (tanto era disfatto il suo sembiante al punto da non sembrare più un uomo, e il suo aspetto al punto da non sembrare più un figlio d'uomo)” (Is. 52:14). iv. Altre cose nemmeno menzionabili. Chissà che cosa quella notte il Signore Gesù aveva dovuto sopportare in quella guarnigione romana? Su di Sé aveva dovuto prendere il castigo riservato ai peccatori, il castigo per ogni tipo di peccato. Non vorrei qui apparire irriverente, ma dobbiamo essere realisti quando consideriamo che cosa doveva avvenire a chi era consegnato alla soldataglia affinché gli facesse tutto quello che voleva. Possiamo immaginare soldati romani di bassissima estrazione che scatenano su questo povero ebreo indifeso tutti i loro istinti più bassi. Persino oggi, molti soldati si comportano come bestie quando si permette loro di comportarsi senza alcun ritegno e fare ogni sorta di indicibili azioni crudeli su di una persona. Attiro l’attenzione su di questo non in modo gratuito per fare sensazione. Desidero rendere nel modo migliore la profondità delle sofferenze del Signore Gesù – non a causa dei Suoi peccati, ma per i nostri! La nostra violenza, la nostra fornicazione, la nostra idolatria, le nostre menzogne, la nostra disonestà, il nostro immondo peccato. Il castigo per questo ed altro ancora era caduto su di Lui, sul Figlio di Dio! Quale risposta daremo noi a tutto questo? Ecco un uomo che muove al posto dei peccatori, affinché essi potessero sfuggire dalla schiavitù al peccato ed a Satana, ad un sicuro futuro all’inferno. Quale risposta daremo a tutto questo? Egli ci dice: Ravvedetevi e credete all’Evangelo! Abbandonate la vita che avete vissuto sin dalla vostra nascita, cadete in ginocchio ed umiliatevi. Avvicinandoci alla conclusione di questa sezione sulle torture subite da Gesù e la Sua esecuzione, possiamo dire che l’intera estensione della vita del Signore Gesù Cristo manifesta un contrasto straordinario fra la Sua natura umana e la Sua natura divina. Questo è particolarmente il caso di quanto era avvenuto nel Getsemani – ma soprattutto quando fu esposto inchiodato su una croce affinché tutti Lo vedessero bene. Questo è il punto più basso che mai possa raggiungere un essere umano: nato in una stalla e deposto in una mangiatoia; non aveva alcun posto dove deporre il capo; maltrattato e svilito da esseri umani; respinto dal Suo stesso popolo; torturato e fatto oggetto di indicibili abusi fisici; messo a morte dalle potenze del mondo; messo a morte nel modo più barbaro ed ignobile possibile. Per i Giudei la crocifissione era un segno dell’essere maledetti da Dio stesso: “Quando uno avrà commesso un delitto passibile di morte, e viene messo a morte, lo appenderai a un albero. Il suo cadavere non rimarrà tutta la notte sull'albero, ma lo seppellirai senza indugio lo stesso giorno, perché il cadavere appeso è maledetto da Dio, e tu non contaminerai la terra che il SIGNORE, il tuo Dio, ti dà come eredità” (De. 21:22,23). Lo stesso apostolo Paolo applica questo concetto di maledizione al Signore Gesù: “Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, essendo divenuto maledizione per noi (poiché sta scritto: «Maledetto chiunque è appeso al legno»)” (Ga. 3:13). Egli era maledetto. Il Figlio di Dio era stato maledetto! Ed in quelle tre ore di terribile tenebra sulla Croce, accadde qualcosa di straordinario: “Dall'ora sesta si fecero tenebre su tutto il paese, fino all'ora nona. E, verso l'ora nona, Gesù gridò a gran voce: «Elì, Elì, lamà sabactàni?» cioè: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?»” (Mt. 27:45,46). Questo è ciò che intendevamo dire quando in precedenza parlavamo che vi era qualcos’altro – qualcosa di profondo e vitale – che rendeva la sofferenza di Cristo, fisica e non solo, qualitativamente differente da qualsiasi altra che mai fosse avvenuta e mai accadrà più, persino la peggiore fra tutte le sofferenze. Durante quelle tre ore di tenebra sulla croce, infatti, il Signore Gesù Cristo, nella Sua anima, soffrì tutte le pene dell’inferno, letteralmente, e fu completamente abbandonato dal Padre. Il completo abbandono da parte di Dio, infatti, è l’essenza stessa dell’inferno: “Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui” (2 Co. 5:21). Tutto quello che abbiamo scritto qui può essere compreso solo nel contesto della sostituzione. “Cristo ha amato la chiesa e ha dato sé stesso per lei, per santificarla dopo averla purificata lavandola con l'acqua della parola” (Ef. 5:25,26). O, più personalmente: “Sono stato crocifisso con Cristo: non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me! La vita che vivo ora nella carne, la vivo nella fede nel Figlio di Dio il quale mi ha amato e ha dato sé stesso per me” (Ga. 2:20). Egli ha preso il mio posto. Avrei dovuto esserci io su quella croce! Avrei dovuto io soffrire tutte le pene dell’inferno! Egli, però, ha espiato la mia pena come mio sostituto. Ecco ciò che possiamo dire come credenti nel Signore Gesù Cristo. Che cosa prova tutto questo? Qual è la lezione delle lezioni che dobbiamo imparare dalla realtà della espiazione vicaria? E’ Cristo che sussurra alle nostre orecchie: “Senza di me non potete fare nulla”. Questa è la lezione di tutta la storia. Apprenderla vuol dire essere condotti alla salvezza, respingerla vuol dire andare decisamente verso un futuro di tormenti e di morte eterna. III. LE INFLUENZE NASCOSTE DEL FILM Dopo aver detto tutto il precedente e dopo aver mostrato la reale Passione di Cristo dai suoi amari inizi, fino alla sua fine trionfale, quali propositi ci vengono serviti dal film di Mel Gibson? Inconsapevolmente o meno, quali influenze nascoste ha questo film sul suo uditorio? Quale effetto ha avuto il lungo dibattito preliminare che questo film ha avuto sulla consapevolezza collettiva dell’umanità? La prima influenza nascosta di questo film è che: 1. DEVIA L’ATTENZIONE SU UNA PISTA SBAGLIATA, QUELLA CHE SI CHIEDE “CHI HA UCCISO GESU’”. Il film ha suscitato violente reazioni perché molti in esso hanno visto un più o meno strisciante antisemitismo. E’ stato molto bizzarro assistere alle discussioni suscitate da molti ebrei (e sionisti cristiani) che si chiedevano se il film avrebbe spinto molti a organizzare incursioni per dare alle fiamme le sinagoghe, invece che portarli a chiedersi: “Chi è Cristo e qual era il Suo vero messaggio?”. Il fatto è che il messaggio di Cristo e dell’intero Nuovo Testamento è essenzialmente anti-giudaico, nel senso che esso dimostra che, ora che il Messia è giunto, l’Antico Patto è del tutto superato e superfluo. Si tratta però di un anti-giudaismo essenzialmente religioso; non è personale e non potrà mai giustificare in alcun modo la disgustosa violenza contro gli ebrei o il popolo giudaico che hanno scelto di respingere il loro Messia. Inoltre, se siano stati oppure no, i Giudei ad uccidere Cristo è del tutto irrilevante quando consideriamo la Passione di Cristo. Certo, sono stati i Giudei a respingere il loro Messia ed a far si che fosse condannato a morte. Su di questo non vi può essere alcun dubbio: “E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli»” (Mt. 27:25). Circa quarantenni dopo Gerusalemme fu saccheggiata dai Romani ed il Tempio fu distrutto. Si trattava chiaramente di un giudizio di Dio. Persino Paolo, il rabbino israelita, ammise che i Giudei: “…hanno ucciso il Signore Gesù e i profeti, e hanno cacciato noi; essi non piacciono a Dio e sono nemici di tutti gli uomini, impedendoci di parlare agli stranieri perché siano salvati. Colmano così senza posa la misura dei loro peccati; ma ormai li ha raggiunti l'ira finale” (1 Ts. 2:15,16). Quest’ira di Dio contro i Giudei è continuata senza alcuna mitigazione fino ad oggi. Però, fermarsi lì e dire semplicemente che sono stati i Giudei ad uccidere Cristo, pone un falso problema, attira l’attenzione su qualcosa che non c’entra, fa si che si punti il dito contro qualcuno che si vuole far diventare ingiustamente un “capro espiatorio”. Di fatto la concezione teologica piena e corretta della Passione di Cristo s’incentra in ben altro: “Egli è il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati, e non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo” (1 Gv. 2:2). E’ stato il peccato del mondo ad uccidere Cristo. La Sua Passione e morte sono state il risultato diretto della Sua venuta come sostituto per pagare il prezzo dei nostri peccati. In altre parole, noi siamo tutti responsabili per la morte di Cristo. La seconda influenza nascosta del film è che: 2. Esso incoraggia la desensibilizzazione di massa alla violenza C’è qualcosa di assolutamente distorto e patologico nel voler vedere per ben due ore in un film la rappresentazione delle torture e i maltrattamenti crudeli subite da una povera vittima. Che tipo di persona vorrebbe mai sedere in un auditorium in compagnia di molti altri ed osservare attori ed attrici che fanno finta di essere coinvolti nella graduale uccisione di un uomo, il tutto condito da grida iper-realistiche, sangue grondante da ogni parte e primi piani di particolari disgustanti? Questo voyeurismo vicario è funzionale ai progetti di ingegneria sociale che si prefiggono i manipolatori del Nuovo Ordine Mondiale. Assistiamo, soprattutto ad opera dei mass media, ad un processo di desensibilizzazione alla violenza estrema. Potremmo chiamare tutto questo la “Sindrome di Arancia Meccanica”. Milioni di persone siedono per ore a guardare su uno schermo atti di crudeltà altrimenti inenarrabili, e questo solo come “intrattenimento”. Attraverso l’uso dei media internazionali – specialmente del cinema e della televisione – il mondo è stato sistematicamente desensibilizzato alla violenza estrema a tal punto che molti sono pronti a tollerare qualunque cosa senza il minimo turbamento. Questo conduce naturalmente alla durezza di cuore ed alla tolleranza della crudeltà. Di fatto, la tolleranza passiva delle rappresentazioni di violenza contro certi gruppi ed individui, è una caratteristica classica dei periodi precedenti all’insorgere del Fascismo, in ogni sua variante. Molti fra gli aspetti di questi periodi sono già presenti oggi fra di noi: la soppressione delle libertà con il pretesto della “necessità di una maggiore sicurezza”, il minacciare la popolazione con la paura di attacchi terroristici, l’adulazione irrazionale di individui inadatti nel ruolo di leader, il controllo di massa della popolazione attraverso i media, l’instupidimento completo del popolino, ecc. Ben presto dei leader dittatoriali saranno in grado di schiacciare ogni opposizione alle loro mire, e il tutto mentre il mondo vi assisterà. Dato che molte volte hanno potuto assistere a tale violenza nel conforto delle loro case e nei cinema, tutto questo non li interesserà più di quel tanto. La terza influenza nascosta del film è che: 3. Promuove nella popolazione la paura Un messaggio chiaro di questo film, è che esso dipinge ciò che avviene a chiunque osi, in qualunque modo, sfidare, come dissenziente, le autorità costituite. I beffardi schernitori giudei e romani che il film rappresenta, sono gli archetipi dei moderni governi “democratici” nei loro rapporti con tutti coloro che dissentono dalla loro ideologia. Eccoci tornare, dunque, nel mondo della “Scena dell’Inquisizione” di Dostoyevsky nel suo libro “I fratelli Karamazov”, dove i gruppi al potere nella chiesa cattolica romana si accingono a “processare” un Cristo redivivo che vorrebbe contestare il loro ingiusto potere e le loro prevaricazioni. La rappresentazione di Cristo nel sistema religioso cattolico romano è quella di una figura inchiodata sulla croce con la testa abbassata – un personaggio morto e del tutto sconfitto. Si tratta di un simbolo potente che suggerisce quale potrebbe essere il destino che riserverebbero le autorità ad ogni dissidente. E’ come se dicesse: “Ecco che cosa ti accadrebbe se tu osassi mettere in questione il sistema”. Questa figura sconfitta copre i muri, e non solo, delle chiese cattoliche romane, o come dipinto, o come statua. Essa si pone in potente contrasto con la viva e raggiante figura di Maria, spesso dipinta al di sopra della figura sconfitta del Cristo. Tutto questo rappresenta ad ogni fedele, una figura incompleta del Cristo – il Risorto, il Cristo asceso al Cielo – e diventa una potente figura di controllo nelle chiese cattoliche romane. Senza una raffigurazione completa del Cristo come Colui che, di fronte a Dio, agisce come sostituto pagando per i nostri peccati, e che con successo è risorto dai morti nella gloria, diventa possibile l’esercizio del potere clericale e, ingannando la gente, portarla a pensare che ancora essi hanno bisogno di preti e di sacrifici, per potersi purificare dal peccato. Un esempio classico di questo è il modo in cui Mel Gibson dice che egli doveva far celebrare una messa ogni giorno prima delle riprese del film, al fine di essere “puri stridenti”. Nel contesto di quel sistema, si nega che il sacrificio di Cristo sia stato compiuto una volta per sempre e che continuino ad essere necessari gli forzi umani. La stessa inadeguatezza ed incompletezza permea inevitabilmente il film del Gibson. La quarta influenza nascosta del film è che: 4. Essa nega la sovranità di Dio La vera risposta alla domanda: “Chi è stato ad uccidere Gesù?” non è “gli ebrei” o “i romani”. Certamente essi sono stati gli strumenti umani usati perché accadesse. Alla fin fine, però, non sono stati loro ad istigarlo. Così, chi è stato ad uccidere Gesù? Chi ha fatto sì che Egli fosse torturato, battuto ed inchiodato alla croce? Era Suo Padre! Il Padre, la prima Persona della Trinità di Dio – è stato Colui che ha istigato tutto questo! Nella Sua Passione, il Signore Gesù fu “percosso da Dio e umiliato” (Is. 53:4). E’ un fatto ampiamente attestato dalle Scritture, che: “il SIGNORE ha fatto ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti” (Is. 53:6). In modo ancora più sorprendente troviamo scritto: “…piacque al SIGNORE di stroncarlo con i patimenti” (Is. 53:10). Perché il Padre fece tutto questo? Ancora una volta, la risposta è semplice: a causa dei nostri peccati! “Egli è stato trafitto a causa delle nostre trasgressioni, stroncato a causa delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiamo pace, è caduto su di lui e grazie alle sue ferite noi siamo stati guariti. Noi tutti eravamo smarriti come pecore, ognuno di noi seguiva la propria via; ma il SIGNORE ha fatto ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti” Is. 53:5,6). Se siano stati i Giudei, oppure no, ad uccidere il Cristo, è una completa cortina fumogena che nasconde il vero problema. La vera domanda da farsi è questa: “Perché Dio Padre volle che fosse ucciso il Cristo, il Figlio di Dio?”. Che bella domanda sarebbe questa se fosse dibattuta nei seminari teologici liberali ed nelle sinagoghe! Che bell’argomento sarebbe da porsi di fronte alla Lega Anti Diffamazioni e a tutte le altre organizzazioni sioniste tendenziose, che pretendono di essere interessate alla verità, ma che, nel nostro tempo, solo sono maestre nell’arte di distorcere la verità! E’ la sovranità di Dio nella salvezza che sta al cuore stesso della Passione di Cristo. Due ore di brutalità per mano di uomini malvagi difficilmente sono adeguata dimostrazione di quella sovranità! EPILOGO Non vi può essere dubbio alcuno che il mondo viene seriamente manipolato da questo film ed che noi dovremmo agire verso di esso con circospezione e spirito di discernimento. Noi viviamo nell’ambito di una cultura mondiale anti-cristiana. Il vero cristianesimo è costantemente calpestato e fatto a pezzi dai media e nelle menti della maggioranza. Chiedetevi seriamente se un film su Cristo possa e voglia convertire il mondo e ricevere anche solo un cenno di approvazione da parte della persona media in strada. Non esiste modo alcuno che il vero Signore Gesù Cristo possa, in questo momento della storia, avere successo di botteghino! Non fatevi illusioni: è impossibile. Se questo film diventa un successo di botteghino, allora dobbiamo capire dove tutto questo stia portando e perché – dato che quelle ragioni non avranno assolutamente a che fare col portare ad un risveglio cristiano, più di quanto la cosiddetta “Benedizione di Toronto” abbia portato ad un risveglio cristiano. Con tutto il chiasso che s’è fatto sulla sul fatto che “il prodotto” sia stato “verificato” da diversi comitati israeliti di “garanti”, come pure da diversi “leader” cristiani (sic) e questo per assicurarsi che il film fosse politicamente e religiosamente corretto, non si può fare altro che pensare che la popolazione mondiale sia avviata ad assistere alla più grande montatura e raggiro che la storia abbia mai conosciuto e ad uno delle più grandi distorsioni della verità nella storia del cinema contemporaneo. Ecco una ricetta per il disastro: Prendete una popolazione istupidita ed addomesticata, aggiungetevi un’overdose di manipolazione emotiva e di trauma, mettetela insieme in un cinema per due ore ad alta temperatura. Otterrete dovunque il piatto perfetto per un governo che voglia l’egemonia.
Copyright Ó 2004, Alan Morrison, Diakrisis international. [1]Questo non vuol dire che il Signore avesse perso il Suo controllo sul mondo, ma, dal punto di vista legale, Satana aveva strappato al Signore il Suo dominio e gli era stato permesso di diventare: “il principe di questo mondo” (Gv. 12:31) – una situazione che non avrebbe potuto durare, ma che fu permessa da Dio per le Sue inscrutabili ragioni.
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“La Passione di Cristo”: Il palese inganno di Mel Gibson - Cattolicesimo romano - Tempo di Riforma, a cura del past. Paolo Castellina