Prostituzione nella Bibbia

La prostituzione è considerata nella Bibbia un abuso ed una perversione della sessualità umana creata da Dio ed usata per la vita di una coppia mutuamente impegnata nel contesto di un progetto di vita sanzionato dal patto di matrimonio. E’ espressione della corruzione che il peccato ha introdotto in ogni aspetto della vita umana. Rientra perciò in ciò che la Legge di Dio condanna come peccato. Il contesto della fede cristiana, però, si muove nell’ambito della grazia, cioè della paziente ed amorevole opera di ricupero e di redenzione del peccatore che, attraverso il ravvedimento e la fede in Gesù Cristo “riconfigura” i suoi comportamenti allineandoli alla volontà rivelata di Dio.

A livello civile (a livello cioè del mondo non redento) il cristiano, oltre ad agire per il ricupero di chi abusa del proprio corpo, cercherà in ogni modo di influire sulla società contenendo i danni di chi persiste in questi comportamenti corrotti, attraverso adeguate legislazioni e misure atte a proteggere il debole e lo sfruttato allontanando e neutralizzando lo sfruttatore. Si potrà quindi parlare – per quanto riguarda la prostituzione, fermo restandone la condanna di fondo, di relativa tolleranza e controllo preventivo di questa pratica.

1. La prostituzione comune

Nella Bibbia la comune prostituta (cioè la donna che offre agli uomini il suo corpo per denaro), appare già molto presto nella vita di Israele e perdura per tutta la storia biblica. Era però meno appariscente che la prostituta cultuale nelle religioni pagane, sebbene la sua funzione sociale era ben stabilita e generalmente riconosciuta.

a. Posizione nella società. In un certo numero di allusioni bibliche alla prostituta secolare, essa evidentemente viene accettata come parte della società, senza obiezioni o condanne. Tamar, per raggiungere i suoi fini, si fa passare temporaneamente una prostituta (Ge. 38:14,15), e quindi diventa incinta dopo aver avuto rapporti sessuali con Giuda. L’ira susseguente di Giuda, suo suocero, non è provocata dal fatto che questa si sia fatta passare per prostituta, ma perché senza che lui se ne avvedesse, era stato spinto ad un incesto (Le. 18:15). Raab la prostituta, assume un ruolo speciale nelle tradizioni di Israele per aver accolto favorevolmente le spie israelite giunte nella città di Gerico (Gs. 2:14-16; cfr. Eb. 11:31).

Altri brani, però, suggeriscono un atteggiamento diverso verso la prostituzione. Ad esempio, i figli di Giacobbe uccidono Camor e suo figlio Sichem, giustificando il loro gesto dicendo: “Doveva egli trattare nostra sorella come una prostituta?” (Ge. 34:31). Come castigo per il trattamento riservato al profeta Amos, la moglie di Emazia dovrà diventare una prostituta (Am. 7:17). Nel primo secolo le prostitute vengono classificate insieme agli esattori delle imposte (i pubblicani), quando questi ultimi diventano anatema per i Giudei (Mt. 21:32). Secondo la dottrina di Paolo, il corpo di un credente appartiene a Cristo, e non dovrebbe essere congiunto con quello di una prostituta (1 Co. 6:15,16).

b. Il compenso di una prostituta. Il compenso di prostituzione non deve essere usato per sciogliere un voto nel tempio (De. 23:18). La precisa natura di questo compenso non viene indicata, ma come il compenso della prostituzione viene indicato pure come grano e vino (Os. 9:1-3).

c. Segni distintivi di una prostituta. Quando Tamar volle farsi passare per una prostituta: “si tolse le vesti da vedova, si coperse con un velo e si avvolse tutta; poi si pose a sedere alla porta di Enaim, che è sulla strada verso Timnah” (Ge. 38:14). Nel mondo antico, però, il velo significava che una donna apparteneva ad un uomo come moglie o sorella. Il codice siriano imponeva di fatto che la prostituta fosse priva di veli. La prostituta sacra era comunemente velata, d’altro canto, Geremia dichiara ad Israele: “Ma tu hai avuto una fronte da prostituta e hai rifiutato di vergognarti” (Gr. 3:3). E’ un testo vago, ma apre la possibilità che la prostituta si distinguesse per un segno portato in fronte oppure una speciale acconciatura dei capelli.

d. La pratica del suo commercio. Attraeva clienti attendendo in luogo pubblico (Ge. 38:14) La prostituta comune poteva fungere da tenutaria di un albergo, presso il quale i viaggiatori si fermavano per cibo, alloggio, e soddisfazione sessuale. Sfruttava la sua bellezza vestendo in modo colorato ed elegante: “Ti feci quindi indossare vesti ricamate, ti misi calzari di pelle di tasso, ti cinsi il capo di lino fino e ti ricopersi di seta. Ti abbellii di ornamenti ti misi i braccialetti ai polsi e una collana al collo” (Ez. 16:10,11). Usava un linguaggio suadente che descriveva il suo letto, i suoi profumi, ecc. : "Ho adornato il mio letto con coperte di arazzo, con lino colorato d'Egitto, ho profumato il mio letto di mirra, di aloe e di cinnamomo..." (Pr. 7:16,17). Fra le sue abilità vi era pure quella di cantare. In ogni caso agli uomini veniva consigliato di non avere a che fare con cantanti (Ecclesiastico 9:4). Isaia forse pensava alle prostitute di Gerusalemme quando scriveva di donne che: “Poiché le figlie di Sion sono altere, camminano con il collo teso, lanciando sguardi provocanti, procedendo a piccoli passi e facendo tintinnare gli anelli dei loro piedi” (Is. 3:16).

e. Il controllo della prostituzione. Sebbene la prostituzione di tipo secolare venisse spesso tollerata, altre volte era strettamente condannata o controllata per legge. Levitico 21:9 dice: “Se la figlia di un sacerdote si disonora prostituendosi, ella disonora suo padre; sarà bruciata con il fuoco”. Un sacerdote non deve sposare una prostituta (v. 7). Inoltre: “Non profanare tua figlia, prostituendola, perché il paese non si dia alla prostituzione e non si riempia di scelleratezze” (Le. 19:29). La prostituzione prevedeva pene severe: “allora si farà uscire quella giovane all'ingresso della casa di suo padre, e la gente della sua città la lapiderà a morte, perché ha commesso un atto infame in Israele, prostituendosi in casa di suo padre. Così toglierai via il male di mezzo a te” (De. 22:21). Queste leggi non riflettono una pratica coerente, ma la raccomandazione che nessuna donna israelita eserciti questa professione.

2. La prostituzione sacra

Un tipo particolare di prostituzione è la prostituzione sacra, corrente in alcune religioni antiche, soprattutto semitiche. Era forse già praticata dai Sumeri, certamente lo fu in Babilonia fin dai tempi di Hammurabi e fra i Fenici. La si ritrova poi in Asia minore, collegata al culto della Magna Mater e in Grecia, con quello di Afrodite. Praticamente il fenomeno è circoscritto alle popolazioni del bacino del Mediterraneo.

Nella prostituzione sacra si combinano variamente motivi religiosi, magici, e sessuali: con l’andar del tempo questi finiscono col prevalere e la componente religiosa del rito svanisce del tutto. All’origine la prostituta funge da personificazione della dea della fecondità, di cui in qualche modo, nel raptus sessuale, sprigiona le energie vitali: l’unione con la prostituta introduce nel mistero della procreazione e può valere sia come esperienza “mistica”, sia come atto propiziatorio.

La prostituzione sacra si diffuse anche in Israele (cfr. 1 Re 15:12; 2 Re 9:22) ma fu violentemente combattuta dai profeti, in particolare Osea ed Ezechiele. In effetti, secondo il pensiero biblico, tutta la sfera sessuale della vita ed il mistero della procreazione non hanno in sé nulla di divino. Sono realtà create; tra loro e Dio vi è l’infinita differenza qualitativa che intercorre fra Creatore e creatura. Nessuna esperienza sessuale, comunque inquadrata, può in alcun modo introdurre nel mistero di Dio o anche solo avvicinarsi ad esso.

3. Fornicazione

La pratica della prostituzione ricade nel Nuovo Testamento nell’ambito della cosiddetta fornicazione, termine che indica l’immoralità o l’indisciplina sessuale.

Nel N. T. questo termine è usato con maggiore frequenza nelle lettere di Paolo e nell’Apocalisse. Svolgendo la sua opera missionaria nel mondo ellenistico, Paolo è stato costretto a combattere la licenza in questo campo più spesso e più energicamente di quanto non fosse necessario negli ambienti palestinesi. Anziché opporre al libertinismo gli argomenti ascetici, legalistici o utilitaristici della filosofia greca, Paolo ricorda ai credenti che essi appartengono a Cristo (non solo con il loro spirito, ma anche con il loro corpo; gli appartengono nella totalità della loro persona indivisibile), quindi non possono prendere “le membra di Cristo per farne le membra di una prostituta” (1 Co. 6:17); il loro corpo è tempio dello Spirito Santo (v. 19) perciò non possono profanarlo con la porneia. La comunità deve escludere dal suo seno questi peccatori (1 Co. 5:1ss). La serietà dell’esortazione apostolica è dovuta alla convinzione di essere negli ultimi tempi (1 Co. 10:11). Anche l’impurità dei pagani è segno del giudizio di Dio (Ro. 1:18ss).

L’Apocalisse mette in guardia le chiese di Pergamo e di Tiatiri contro la fornicazione giustificata teologicamente dai seminatori di eresie (2:14,20ss); nei capp. 17-19 la grande Babilonia è descritta come una grande meretrice (pornee) ed il suo fornicare è simbolo della sua perdizione totale.

Annunciando il perdono dei peccati alle peccatrici (Lu. 7:47; Gv. 8:11), dichiarando che pubblicani e prostitute entreranno nel Regno di Dio prima di coloro che si reputano giusti (Mt. 21:31), Gesù poneva un principio che vale anche per interpretare 1 Co. 6:9: la grazia redentrice di Cristo è in grado di perdonare e di riformare i costumi anche nel caso di abuso della sessualità. L’accesso al Regno è possibile solo attraverso il ravvedimento ed il perdono.


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