di Greg L. Price (traduzione ed elaborazione di Paolo Castellina)
Per centinaia di anni le chiese hanno dibattuto su due questioni essenziali che riguardano il culto di adorazione. La prima domanda è: In che modo bisogna rendere a Dio il culto che Gli è dovuto? In altre parole: qual è il modo meglio adeguato ed accettabile di rendere culto a Dio? Anche i re della terra esigono il rispetto di un protocollo, un particolare tipo di cerimoniale, quando ci si avvicina loro per avere udienza. Nel mondo antico violare questo protocollo poteva significare persino mettere a repentaglio la propria vita. Si veda per esempio, nel libro di Ester, ciò che il re Assuero pretendeva dai suoi sudditi. E' strano pensare, dunque, che se i re della terra che governano per autorità di Dio e sono Suoi ministri, richiedono un tale onore, che lo stesso Re dei re debba essere trattato con meno onore? Anche il Signore Iddio, di fatto, ha un proprio "protocollo" su come il Suo popolo debba accostarsi a Lui e renderGli il culto che Gli è dovuto.
Permettetemi di illustrare l'importanza di queste questioni. Le chiese cristiane celebrano la Cena del Signore, la quale è un elemento del culto divino e mezzo glorioso che il Signore usa per impartire al Suo popolo la Sua grazia. Supponiamo però che un ministro di culto ad essa volesse aggiungere di sua iniziativa un'innovazione da lui ritenuta importante: distribuire a ciascuno uno spillo con il quale pungersi il dito come aiuto per comprendere meglio che quando Cristo morì per noi, Egli soffrì per noi. Il lieve dolore che sentireste nel pungervi un dito potrebbe essere memoria sia pur limitata dell'immenso dolore che Cristo dovette soffrire quando portò su di Sé l'ira infinita di un Dio assolutamente santo. Le intenzioni di questo ministro sarebbero senza dubbio sincere, e la dottrina con essa rappresentata del tutto ortodossa, ma un tale atto di culto sarebbe accettabile per Dio? Avrebbe quel ministro l'autorità legittima di introdurre ciò che pure ritenesse utile al culto del Dio altissimo? Motivazioni come queste vengono usate per introdurre molte altre pratiche in un culto di adorazione. Si potrebbe pure immaginare che, avendo introdotto la tradizione umana di pungersi con uno spillo prima della Cena del Signore, dopo averla praticata per anni, essa diventasse in ogni probabilità elemento normale della "tradizione liturgica" nelle chiese di qui a cent'anni. Allo stesso modo una delle molte tradizioni umane che erano state istituite nell'Inghilterra del 16° secolo, insisteva che ogni partecipante alla Cena del Signore dovesse venire avanti ed inginocchiarsi di fronte agli elementi del pane e del vino come segno di rispetto per la morte espiatrice di Cristo. Si potrebbe letteralmente moltiplicare esempi come questo di innovazioni umane nel culto divino. Le domande essenziali che bisogna farsi su tali invenzioni umane nel culto divino sono queste: Dio forse riceve con favore tali atti sinceri ma innovatori nel Suo culto? Rientra nei limiti della mia autorità come ministro di Gesù Cristo quello di imporvi di rendere culto a Dio nel modo che io credo possa promuovere la vostra crescita spirituale in Cristo?
Dunque, quale forma deve assumere il culto divino? Quali ne debbono essere gli elementi costitutivi? Chi ha il diritto di definirli per una chiesa? La tradizione denominazionale? I sinodi generali che legiferano sul culto divino sulla base delle riflessioni di una speciale commissione liturgica? L'arbitrio sia pure bene intenzionati o i criteri di un singolo ministro di culto? La libertà spontanea della comunità cristiana a seconda della cultura locale?
Il 19 maggio 1662, fu adottato un decreto del Parlamento inglese intitolato: "Atto di Uniformità nelle Preghiere e nelle Cerimonie della Chiesa di Inghilterra". Questa legge esigeva che ogni ministro di culto seguisse le formule liturgiche del culto (preghiere, cerimonie, ecc.) contenute nel Libro della Preghiera Comunitaria (Book of Common Prayer). Il dott. John Owen, nella sua erudita risposta a questa tirannia ecclesiastica scrisse: Discorso al riguardo delle Liturgie e la loro imposizione. Quasi 2000 ministri di culto fedeli vennero espulsi dalla Chiesa di Inghilterra (fra i quali lo stesso John Owen) per aver rifiutato di legare la propria coscienza a gesti, cerimonie ed atti religiosi inventati dall'uomo.
I ministri di Gesù Cristo possono cadere nello stesso errore del Parlamento inglese ogni qual volta introducono nel culto di Dio cerimonie religiose o gesti che non siano autorizzati dalla Parola di Dio. essi impongono alla gente tali forme umane di culto, e se il popolo di Dio si rifiutasse giustamente di parteciparvi, allora il nostro tentativo di essere signori sulla loro coscienza gli escluderebbe dal culto. Avrebbero negato loro la libertà cristiana, sarebbero divenuti tiranni ecclesiastici.
Ci si deve domandare: che cos'è il culto? Quali ne sono le finalità? Quali ne sono i principi ispiratori? Se il culto viene rivolto a Dio, se è Lui che dobbiamo compiacere, se a Lui dobbiamo rendere ogni onore e gloria, faremmo bene a cercare di capire che cosa Egli stesso esiga. Si ha spesso l'impressione che il culrto sia, al contrario, solo in funzione dell'uomo, che i criteri che spesso lo informano abbiano solo per centro l'uomo, che siano tesi solo a compiacere e ad efificare l'uomo. Molti assumono come criterio: la libertà dello Spirito (spesso maschera di arbitrio e spontaneità), quello di attrarvi più gente, quello per farla sentire bene e a proprio agio, per ispirare gioia, fede, amore, quello di seguire l'onorata tradizione denominazionale... Un culto che abbia l'uomo come centro di interesse e non Dio non è forse una contraddizione? ...a meno che Dio sia solo un pretesto, una convenzione, un elemento accessorio al fatto che si rende culto in realtà all'uomo!
Non importa quanto sinceri e motivati si possa essere nell'introdurre innovazioni nel culto: qualunque atto di culto non istituito da Dio nella Sua Parola, è istituito dall'autorità dell'uomo e quindi usurpa l'autorità di Cristo sulla Sua Chiesa. Non si tratta di sapere se vi debbano essere per il culto regole o modelli. La questione è semplicemente: "Quali regole e modelli dovrebbero sempre essere seguiti nel culto?" Il Principio Regolatore del Culto dichiara che solo lo Spirito di Dio che parla nella Sua Santa Parola possa indicarci il modo accettevole in cui Dio debba essere adorato.
Il Principio Regolatore del culto come si trova nella Parola di Dio, viene accuratamente riassunto per noi nella Confessione di Fede di Westminster 21:1
Il modo accettevole di rendere culto al vero Iddio fu istituito da Lui stesso e così limitato dalla Sua santa volontà. Il culto dunque limitato dalla Sua santa Volontà ed è ha per scopo che Egli non venga adorato secondo quanto l'immaginazione e l'invenzione umana escogita, o secondo i suggerimenti di Satana, sotto qualsivoglia rappresentazione visibile o altri modi non prescritti dalle Sacre Scritture.
Allo stesso modo, notiamo con attenzione quanto si risponde alla domanda 109 del Catechismo Maggiore di Westminster ("Quali sono i peccati proibiti nel secondo comandamento?"):
I peccati proibiti nel secondo comandamento sono: (1) Ogni invenzione, consiglio, comando, uso o approvazione di qualsiasi culto religioso che non sia istituito da Dio stesso, per quanto ispirato da criteri di umana saggezza; (2) tollerare una falsa religione; (3) farsi una qualsiasi immagine di Dio (di tutte o di qualcuna delle tre persone, interiormente nella nostra mente, o esteriormente in qualsiasi tipo di immagine o di rappresentazione di creatura alcuna; (4) corrompere il culto da rendersi a Dio, aggiungendovi o sottraendovi elementi, sia inventati o escogitati da noi stessi, o ricevuti dalla tradizione o da altri, per quanto sulla base di criteri d'antichità, usanza, devozione, buone intenzioni o qualsiasi altro pretesto; (5) ogni negligenza, disprezzo, ostacolo o opposizione al culto ed alle ordinanze che Dio ha stabilito.
Un breve sommario del Principio Regolatore del Culto è semplicemente questo:
Ciò che le Scritture non autorizzano, proibiscono. La maggior parte delle chiese (cattolico-romabne, ortodosse, anglicane, luterane, battiste, metodiste, pentecostali, evangeliche, e gran parte di quelle riformate e presbiteriane) operano su un principio del tutto diverso da quello fin ora affermato. Il principio su cui operano è questo: Ciò che la Scrittura non proibisce, permette. Dato che Cristo nel Nuovo Patto non ha espressamente proibito nel culto rappresentazioni teatrali, danza, candele, incenso, strumenti musicali, inni non ispirati, segni di croce, bandiere, croci, immagini ecc. nella casa di Dio, la vasta maggioranza delle chiese lo permette (ad un grado più o meno elevato), come pure molte altre pratiche. Però, il Principio Regolatore del Culto impedirebbe le pratiche sopraccitate perché sono tutte prive di espressa autorizzazione di Cristo, mediatore del Nuovo Patto.Una parola di avvertimento a questo punto è necessaria. Se oggi tutte le chiese affermassero con noi il Principio Regolatore del Culto, ancora non vi sarebbe la prossima domenica assoluta uniformità nella pratica del culto (vi sarebbe senza dubbio una maggiore uniformità, ma non necessariamente perfetta sintonia). Perché? Perché il Principio Regolatore del Culto stabilisce che solo la Scrittura può autorizzare ciò che può essere considerato un culto accettevole, però, è la fedele opera di esegesi biblica che deve dirci ciò che la Scrittura dichiara. Ed è senza dubbio dovuta alla nostra ignoranza e peccato il fatto che ancora potremmo non essere d'accordo su ciò che la Scrittura di fatto insegna, sebbene noi si aderisca fermamente al Principio Regolatore del Culto. Per esempio: la Scrittura insegna che bisogni ricevere le decime durante il culto? Oppure, la Scrittura insegna che vi debba essere un'unica coppa comune per la Cena del Signore? La Scrittura richiede che i comunicanti nella Cena del Signore si seggano attorno ad un tavolo? Fedeli ed onesti sostenitori del Principio Regolatore del Culto non sono d'accordo sulle questioni sopra menzionate e su altre ancora. In questo modo, coloro che fedelmente si impegnano a rispettare il Principio Regolatore del Culto (non semplicemente a parole) devono continuare in spirito di grazia a sfidarsi vicendevolmente con instrospezioni bibliche al riguardo del culto. Il modo più facile e semplice di trattare con queste difficili questioni sul culto potrebbe essere seguire il principio inclusivo: tutto ciò che non è proibito dalla Scrittura è permesso. Questo principio inclusivo e latitudinale permette innovazioni umane nel culto. questo principio è piacevole per la creatività umana ed ai sensi dell'uomo (vista, odorato, e udito). E' un principio piacevole alle emozioni umane ed alla volontà dell'uomo. Il Principio Regolatore del Culto, però, è un principio esclusivo e stretto (tutto ciò che non viene esplicitamente comandato dalla Scrittura è proibito). questo principio richiede che l'uomo prenda la sua croce, si crocifigga, e segua Cristo. Questo principio non ha per fine il piacere dell'uomo, ma quello dell'Iddio onnipotente. Noi non seguiamo questo principio perché semplifica le cose o rende più facilew il nostro lavoro, al contrario, lo seguiamo perché è biblico e compiace a Dio.
Supponiamo di essere a mangiare in un ristorante, ed il cameriere viene a prendere le ordinazioni. Dopo aver guardato il menù, i vostri occhi cadono esattamente sul cibo che desideriamo: costoletta di maiale. Dopo aver dato l'ordine al cameriere, supponiamo che egli si metta a discutere con voi dicendo: "Io penso che dovreste piuttosto mangiare un piatto a base di pollo, il che mi darebbe poi anche un gran piacere sapere di avervi portato quello che io ritenevo meglio". Il problema a questo punto è evidente. Chi è che dovrebbe servire chi? Oserei dire che a questo punto voi chiedereste al cameriere di riportare in cucina il pollo e di stare agli ordini. Se voi (una semplice creatura fallibile) non avreste apprezzato una tale innovazione in qualcosa di molto normale come un pasto, appare forse strano che l'Iddio altissimo non avesse piacere nelle vostre innovazioni al culto per quanto di benedizioni per voi esse possano essere? Egli nel culto riceve solo quello che ha ordinato! Niente di più e niente di meno sarebbe accettabile a un Dio santo!
A. "Non ti farai scultura alcuna né immagine alcuna delle cose che sono lassú nei cieli o quaggiú sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non le servirai, perché io, l'Eterno, il tuo DIO, sono un Dio geloso che punisco l'iniquità dei padri sui figli fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi odiano, ma uso benignità a migliaia verso quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti" (De. 5:8-10).
Il secondo comandamento non proibisce solo l'uso delle immagini nel culto, non solo proibisce farsi rappresentazioni di una delle tre persone della Trinità per mezzo di immagini, ma proibisce pure di usare qualsivoglia azioni, gesti, simboli o cerimonie nel culto di Dio che siano inventate dall'uomo. Nel secondo comandamento Dio insegna che quando l'uomo porta nel culto il prodotto delle proprie mani (azioni, gesti, simboli o cerimonie che siano) egli, di sua propria autorità, si forma un'immagine con la quale intende adorare Iddio. Dio considera tutto questo un'idolatria. Ministri od anziani potrebbero bene aver tutte le migliori intenzioni di questo mondo nell'introdurre nel culto tali umane innovazioni (per es. "insegnare agli analfabeti mediante sussidi visivi", o "rendere il culto più significativo coinvolgendovi maggiormente i sensi fisici dei fedeli", o "usare maggiormente nel culto i doni della gente", o "aiutarci nel culto di Dio" ecc.), ma Dio dichiara: "Confida nell'Eterno con tutto il tuo cuore e non appoggiarti sul tuo intendimento" (Prov. 3:5). Dio dichiara: "C'è una via che all'uomo sembra diritta ma la sua fine sfocia in vie di morte" (Pr. 14:12). Qualsiasi innovazione umana nel culto è un'immagine senza vita, sorda e muta, e semplicemente riflette indietro su di noi ciò che vogliamo che essa ci dica. Ci farà magari sentire bene, ma è un'abominazione per il Signore, perché non ce l'ha ordinata. Ecco perché il Salmista conclude al riguardo di tutti coloro che per il culto si foggiano delle immagini: "Come loro sono quelli che li fanno, tutti quelli che in essi confidano" (Sl. 115:8). La Parola di Dio, d'altro canto, è vivente e potente (Eb. 4:12). La Scrittura, quindi, non ci dice quello che a noi farebbe piacere di udire, essa dice parole di vita e ci conduce su sentieri di giustizia.
B: " Poi Nadab e Abihu, figli di Aaronne, presero ciascuno il proprio turibolo, vi misero dentro del fuoco, vi posero sopra l'incenso e offrirono davanti all'Eterno un fuoco illecito, che egli non aveva loro comandato. Allora un fuoco uscì dalla presenza dell'Eterno e li divorò; e morirono davanti all'Eterno. Perciò Mosè disse ad Aaronne: Questo è ciò di cui l'Eterno parlò, dicendo: "Io sarò santificato da coloro che si avvicinano a me, e sarò glorificato davanti a tutto il popolo". E Aaronne tacque" (Le. 10:1-3).
Notate con attenzione che la natura del peccato commesso da Nadab e da Abihu era quella di aver offerto un fuoco illecito, profano, davanti al Signore, "che egli non aveva loro comandato". Il fatto che Egli non avesse comandato l'uso di fuoco illecito significava che esso era proibito (il silenzio di Dio su questo fatto significava una proibizione inespressa di ogni fuoco profano). Secondo Levitico 16:12 apparirebbe che i carboni per l'offerta di incenso dovevano venire dal fuoco sull'altare degli olocausti. Il sacerdote allora portava i carboni dall'altare degli olocausti nel Tabernacolo, e sull'altare dell'incenso egli spargeva i carboni mescolandoli con incenso il cui fumo riempiva così il Luogo Santo. Apparentemente in un atto spontaneo di culto (forse con "buone intenzioni", cf. Le. 9:22-24), per lodare Dio essi presero il fuoco da un'altra fonte. Dio aveva appena consumato l'olocausto con una manifestazione miracolosa di fuoco, e tutta la gente si trovava in uno stato di entusiasmo, gridando e cadendo faccia in avanti di fronte all'Iddio altissimo. Levitico 10:1 inizia subito con un "poi". Probabilmente in uno stato di eccitazione, nadab e Abihu, strabiliati dalla manifestazione miracolosa del potere di Dio, avevano preso del fuoco dalla fonte più vicina e rapida a loro disponibile, ed erano immediatamente andati nel Tabernacolo per offrire incenso al Signore Iddio. Essi per il culto si erano presi una libertà che Dio non aveva dato, e furono colpiti a morte. Essi avevano aggiunto al culto di Dio un atto che non era stato specificatamente autorizzato da Dio. Essi avevano portato nella casa di Dio il proprio culto umanbo, e la Sua ira era scoppiata contro di loro.
Dio soltanto è Signore della coscienza, ed Egli l'ha liberata dalle dottrine e dai comandamenti di uomini che siano contrari alla Sua Parola, od anche accessori, in materia di fede e di culto (Confessione di Fede di Westminster, 20:2).
Che lo Spirito di Dio bruci nel nostro petto con questa parola: "Avrete cura di mettere in pratica tutte le cose che vi comando; non vi aggiungerai nulla e nulla toglierai da esse" (De. 12:32).
Seconda parte
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