|
Capitolo 2
La sovranità di Dio nella creazione
«Tu sei degno, o Signore e Dio nostro, di
ricevere la gloria, l'onore e la potenza: perché tu hai creato tutte le
cose, e per tua volontà furono create ed esistono» (Ap. 4:11).
Dopo aver mostrato come la sovranità caratterizzi
tutto l’Essere di Dio, osserviamo ora come essa segni tutte le Sue vie e
i Suoi comportamenti. Nel gran firmamento dell’eternità che si estende
dietro Genesi 1:1, l’universo non era ancora sorto e la creazione
esisteva solo nella mente del grande Creatore. Nella Sua sovrana maestà
Iddio dimorava del tutto solo. Ci riferiamo a quel periodo molto
distante prima che fossero creati il cielo e la terra. Allora non vi
erano angeli per cantare le lodi di Dio, non c’era creatura alcuna che
occupasse la Sua attenzione, nessun ribelle da ridurre in soggezione. Il
grande Iddio era solo nello spaventoso silenzio del Suo vasto universo.
Persino in quel tempo, se di tempo possiamo parlare, Dio era sovrano.
Egli avrebbe potuto creare o non creare secondo il Suo beneplacito.
Avrebbe potuto creare in questo modo o in un altro modo. Avrebbe potuto
creare un mondo, o un milione di mondi: chi avrebbe potuto resistere
alla Sua volontà? Avrebbe potuto chiamare all’esistenza milioni di
creature diverse e porle sul piano di un’assoluta uguaglianza,
dotandole delle stesse facoltà e ponendole nello stesso ambiente. Oppure
ancora Egli avrebbe potuto creare milioni di creature differenti
le une dalle altre e in possesso di null’altro in comune se non il fatto
d’essere creature: chi avrebbe potuto sfidate il Suo diritto di farlo?
Se solo Gli fosse piaciuto, Egli avrebbe potuto portare all’esistenza un
mondo così immenso nelle sue dimensioni di là di qualsiasi tentativo di
misurarlo. Se fosse stato così disposto a fare, avrebbe potuto creare un
organismo così piccolo che nemmeno il microscopio più potente avrebbe
potuto rivelare all’occhio umano la sua esistenza. Era Suo sovrano
diritto quello di creare, da un canto, gli eccelsi serafini che ardono
accanto al Suo trono, e dall’altro, il più piccolo insetto che muore
l’ora stessa in cui nasce. Se l’Iddio onnipotente scelse di avere una
vasta gradazione nel Suo universo, dal più eccelso serafino fino al
rettile strisciante, da mondi che ruotano nello spazio agli atomi, dal
macrocosmo al microcosmo, invece che rendere tutto uniforme, chi
mai c’era che avesse potuto contestare il Suo sovrano beneplacito?
Contemplate, allora, l’esercizio della divina
sovranità molto prima che l’uomo mai vide la luce. Con chi si consultò
Iddio nella creazione e disposizione delle Sue creature? Guardate agli
uccelli del cielo che volano nell’aria, agli animali che riempiono la
terra, ai pesci che nuotano nel mare, e poi chiedetevi: Chi è stato a
renderli così differenti l’uno dall’altro? Non è stato forse il Creatore
che sovranamente assegnava loro il luogo della loro dimora e il
loro adattamento ad essa!
Volgete gli occhi al cielo, ed osservate i
misteri della sovranità divina che là sono posti a confronto
dell’osservatore riflessivo: “Altro è lo splendore del sole, altro lo
splendore della luna, e altro lo splendore delle stelle; perché un astro
è differente dall'altro in splendore” (1 Co. 15:41). Perché le cose
stanno in quel modo? Perché il sole dovrebbe essere più glorioso di
tutti gli altri pianeti? Perché vi devono essere stelle di prima
magnitudine ed altre di decima? Perché queste stupefacenti
disuguaglianze? Perché dovrebbero alcuni dei corpi celesti essere
posti in luoghi più favorevoli di altri rispetto al sole? Perché
ci sono “stelle emananti”, “stelle cadenti”, “stelle erranti” (Giuda
13), in una parola, stelle rovinose? L’unica possibile risposta a
questo è: “perché tu hai creato tutte le cose, e per tua volontà
furono create ed esistono” (Ap. 4:11).
Osservate ora il nostro pianeta. Perché due
terzi della sua superficie dovrebbero essere coperti d’acqua, e perché
così tanto del rimanente così inadatto all’abitazione dell’uomo ed alle
sue coltivazioni? Perché ci sono così vaste estensioni di paludi,
deserti, e ghiacci? Perché un paese dovrebbe essere così
topograficamente inferiore ad un altro? Perché uno così fertile, ed un
altro così disseccato? Perché uno dovrebbe essere così ricco di minerali
ed un altro no? Perché il clima dell’uno dovrebbe essere appropriato
alla vita e sano, mentre un altro non adatto e non sano? Perché uno
abbonda così tanto di fiumi e di laghi, ed un altro quasi n’è privo?
Perché uno dovrebbe essere così martoriato da terremoti ed un altro
quasi interamente libero da essi? Perché? Perché così è piaciuto al
Creatore e Sostenitore d’ogni cosa.
Considerate il regno animale e notatene
l’eccezionale varietà. Quale paragone potrebbe mai essere fatto fra il
leone e l’agnello, l’orso e la più debole fra le creature, l’elefante ed
il topo? Alcuni, come il cavallo ed il cane, sono dotati di grande
intelligenza; mentre altri, come la pecora ed il maiale, ne sono quasi
privi. Perché? Alcune sono destinate ad essere bestie da soma, mentre
altre possono godere di una vita libera. Perché il mulo e l’asino
dovrebbero essere costretti alle catene di una vita di ingrato servizio
e fatica, mentre al leone ed alla tigre viene permesso di vagare a loro
piacimento nella giungla? Alcune sono utili come cibo, altre no; alcune
sono belle, altre sono brutte; alcune sono dotate di gran forza, altre
sono del tutto alla mercé di chiunque; alcune sono veloci nei movimenti,
altre possono a malapena strisciare – mettete a confronto la lepre e la
tartaruga; alcune sono utili all’uomo, altre sembrano del tutto prive di
valore; alcune vivono per secoli, altri al massimo qualche mese. Alcune
possono essere addomesticate, altre no. Perché tutte queste variazioni e
differenze? Ciò che è vero per gli animali, è pure vero per gli uccelli
ed i pesci.
Considerate però ora il regno vegetale.
Perché le rose hanno le spine ed i gigli ne sono privi? Perché alcuni
emettono un profumo soave ed altri no? Perché alcune piante possono
produrre frutti nutrienti e gustosi, altri velenosi? Perché un vegetale
è in grado di sopportare il gelo ed un altro con esso avvizzisce? Perché
un albero di mele deve essere così carico di frutti, mentre un altro,
della stessa età e dello stesso orto, quasi sterile? Perché una pianta
dovrebbe fiorire dodici volte l’anno ed un’altra quasi una volta per
secolo? Davvero: “Il SIGNORE fa tutto ciò che gli piace, in cielo e
in terra,nei mari e in tutti gli oceani” (Sl. 135:6).
Considerate l’esercito celeste degli angeli.
Certamente fra esso vi troveremo uniformità. Eppure no. Là, come in ogni
altro luogo, si manifesta lo stesso sovrano beneplacito del Creatore.
Alcuni sono più alti in rango di altri; alcuni sono più potenti di
altri; alcuni più vicini a Dio di altri. La Scrittura rivela una
definita e ben chiara gradazione negli ordini angelici. Dagli arcangeli,
fino ai serafini ed ai cherubini, giungiamo ai “principati” ed alle
“potenze” (Ef. 3:10), e dai principati e potenze alle “dominazioni” (Ef.
6:12), e poi, persino fra gli stessi angeli, noi leggiamo dell’esistenza
di “angeli eletti” (1 Ti. 5:21). Ancora ci chiediamo: Perché
questa disuguaglianza, questa differenza di rango e di ordine.
Tutto ciò che possiamo dire al riguardo è che: “Il nostro Dio è nei
cieli;egli fa tutto ciò che gli piace” (Sl. 115:3).
Se allora noi vediamo la sovranità di Dio manifesta
tutt’attraverso la creazione, perché dovrebbe sembrarci cosa strana
quando noi la scorgiamo nel mezzo della umana famiglia? Perché
dovrebbe apparirci strano se ad uno Dio si compiace di assegnare cinque
talenti e ad un altro uno soltanto? Perché dovrebbe essere strano che
uno nasca con una costituzione robusta ed un altro, dagli stessi
genitori, fragile e malaticcio? Perché dovrebbe apparirci strano se la
vita d’Abele fu stroncata in giovane età e a Caino doveva essere
concesso di vivere per così tanto tempo? Perché dovrebbe essere
considerato strano che alcuni nascano neri ed altri bianchi?
Alcuni idioti ed altri dotati di straordinarie
risorse intellettuali? Alcuni costituzionalmente letargici ed altri
pieni di energia? Alcuni con il carattere egoista ed arrogante ed
altri naturalmente con spirito di sacrificio, sottomessi ed umili?
Perché dovrebbe essere considerato strano che alcuni siano qualificati
per guidare e governare, mentre altri adatti solo a seguire e servire?
L’ereditarietà e l’ambiente non possono spiegare tutte queste variazioni
e disuguaglianze. No, è Dio che fa sì che uno sia diverso
dall’altro. Perché lo fa? “Perché, o Padre, così Ti è piaciuto”,
dovrebbe essere la nostra risposta.
Allora imparate questa verità centrale, che il
Creatore è un Sovrano assoluto, che esegue la Sua volontà, porta avanti
il Suo beneplacito, e non considera null’altro se non la Sua gloria:
“Il SIGNORE ha fatto ogni cosa per uno scopo; anche l'empio, per il
giorno della sventura” (Pr. 16:4). Non ha forse Egli perfetto
diritto di farlo? Dato che Dio è Dio, chi oserebbe contestare
questa Sua prerogativa? Mormorare contro di Lui
equivarrebbe a sfrontata ribellione. Mettere in questione le Sue
vie significherebbe contestare la Sua sapienza. Criticarlo sarebbe
peccato della peggiore sorta. Abbiamo forse dimenticato Chi Egli è?
Ecco: “Tutte le nazioni sono come nulla davanti a lui; egli le valuta
meno che nulla, una vanità. A chi vorreste assomigliare Dio?
Con quale immagine lo rappresentereste?”
(Is. 40:17,18).
La sovranità di Dio, di A. W. Pink |