La maestà di Dio

(Genesi, Sl. 139, Is.40:12ss)

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Una parola poco usata, ma...

La parola "maestà", parola oggi poco usata e riferita nel passato a re e imperatori, significa: nobiltà e grandezza tali da destare grande ammirazione, rispetto, timore reverenziale.

Rivolgersi a qualcuno oggi con il titolo "Sua maestà", "Sua magnificenza", "Sua santità", "Sua beatitudine", ed inchinarsi difronte ad una tale persona, fa persino ridere ed indica spesso un atteggiamento servile ed ipocrita, perché oggi sappiamo che anche i re e i capi religiosi sono uomini come tutti gli altri, con tutti i loro difetti...

Quando però la parola "maestà", nella Bibbia viene riferita a Dio, essa lo fa con completa cognizione di causa e senza ombra di dubbio sulla legittimità e verità di un tale attributo, perché esprime il pensiero della grandezza di Dio, nostro Creatore e Signore. *L'Eterno regna; egli si è rivestito di maestà, l'Eterno si è ammantato, si è cinto di forza+ (Sl. 93:1), *Mediterò sul glorioso splendore della tua maestà, e sulle tue meravigliose opere+ (Sl. 145:5). L'apostolo Pietro, rammentandosi della sua visione della gloria regale di Cristo alla Trasfigurazione dice: *siamo stati testimoni oculari della sua maestà+. (2 Pi. 1:16). Nella lettera agli ebrei si parla due volte della Maestà in riferimento a Dio. Ci vien detto che, all'ascensione, Cristo *si è posto a sedere alla destra della Maestà nell'alto dei cieli+, *alla destra del trono della Maestà nei cieli+ (Eb. 1:3; 8:1). La parola "maestà", quando la si applica a Dio, è sempre una dichiarazione della Sua grandezza come pure un invito al culto. Lo stesso è vero quando la Bibbia parla di Dio come di Colui che sta "nell'alto dei cieli"; il pensiero qui non è che Dio è distante da noi nello spazio, ma che è molto al di sopra di noi quanto a grandezza, e che deve quindi essere adorato. *Grande è l'Eterno, e degno di somma lode+ (Sl. 48:1). *l'Eterno è un Dio grande e un gran Re... Venite, adoriamo ed inchiniamoci+ (Sl. 95:3,6). Sapere della grandezza di Dio può stimolare molto la nostra fiducia in Lui ed il nostro culto.

Questa però è la conoscenza che manca in gran parte nel popolo cristiano, ed è proprio questa la ragione per cui la nostra fede è così debole ed il nostro culto così privo di entusiasmo. Noi siamo gente moderna, e la gente moderna coltiva grandi pensieri sull'uomo e generalmente si dà poco pensiero di Dio. Senza considerare ora le bestemmie, cosa assolutamente deplorevole, quando la gente usa la parola "Dio", pensa raramente alla grande maestà di Dio. Un libro recente era intitolato: "Il vostro Dio è troppo piccolo", e a questo riguardo siamo lontani mille miglia dalla fede dei nostri antenati e dai grandi padri della Riforma. Seppure diciamo talora di professare la fede riformata, spesso non abbiamo la più pallida idea di quell'Iddio potente con il quale essi avevano rapporto.

Oggi si tende a considerare Dio come una forza impersonale, un principio astratto per il quale si ritiene che, averne o non averne rispetto o timore non comporti su di noi conseguenze particolari. Altre volte si parla di Dio come di persona, ma si afferma questa verità in tal modo da lasciarci l'impressione che Dio sia persona come noi lo siamo -debole, inadeguata, inefficace e un po' patetica... Questo però non è il Dio della Bibbia! La nostra vita personale è cosa limitata in ogni direzione: spazio, tempo, conoscenza, potere. Dio però non ha i nostri limiti. Egli è eterno, infinito, e onnipotente. Egli ci tiene nelle Sue mani, ma non possiamo avere Lui nelle nostre. Come noi Egli è personale, ma diversamente da noi Egli è grande. La Bibbia certo parla dell'interesse personale che ha verso il Suo popolo, della Sua gentilezza, simpatia, pazienza e compassione, ma essa è lungi dal tacere la Sua maestà, e il Suo potere illimitato su tutte le Sue creature.

Personale ed immenso

Per illustrare questo fatto, non dobbiamo andare tanto più lontano dei primi capitoli della Genesi. Fin dall'inizio del racconto biblico, attraverso la sapienza della divina ispirazione, il racconto viene impostato in modo tale da insegnarci le verità gemelle che il Dio che ci viene presentato è sia personale che maestoso.

Personale. In nessun altro luogo della Bibbia si esprime la natura personale di Dio in termini più vividi. Egli giunge in Sé stesso alla deliberazione: *Facciamo+ (Ge. 1:26). E' Lui che conduce gli animali dall'uomo per vedere come li avrebbe chiamati (Ge. 2:19). Dio "passeggia" nell'Eden chiamando Adamo (3:8ss). Pone delle domande, scende dal cielo per vedere come si comportano gli uomini; Egli è così amareggiato dall'umana malvagità che si pente di aver creato l'uomo (6:6ss). Simili rappresentazioni di Dio vengono intese per farci comprendere il fatto che il Dio con il quale abbiamo a che fare non è un semplice principio cosmico, impersonale ed indifferente, ma una Persona vivente, che pensa, sente, è attiva, approva il bene e disapprova il male, ed è sempre interessato alle Sue creatore.

Maestoso. Non dobbiamo dedurre da questi brani, però, che la Sua conoscenza e potere siano limitate, o che egli sia normalmente assente, così inconsapevole di ciò che accade in questo mondo da aver bisogno di venire appositamente per investigare. Questi stessi capitoli eliminano completamente quest'idea presentandoci la grandezza di Dio in modo non meno vivido della Sua personalità. Il Dio della Genesi è il Creatore, che mette ordine al caos, chiama la vita all'essere mediante la Sua Parola, creando Adamo dalla polvere della terra ed Eva dalla di lui costola (cc. 1,2). Inoltre Egli è Signore su tutto ciò che ha creato. Egli maledice la terra e sottomette l'umanità alla morte fisica, cambiando così l'originale e perfetto ordinamento del mondo (3:17ss); Egli allaga la terra per condannarla, distruggendo ogni vita salvo quella che si trovava nell'Arca (cc. 6-8); Egli confonde il linguaggio umano, e disperde gli edificatori di Babele (11:7ss); sovverte Sodoma e Gomorra con un'eruzione vulcanica (19:24ss). Abrahamo Lo chiama giustamente: *il giudice di tutta la terra+ (18:25), e giustamente per Lui adotta il nome di Melchisedek *il Dio altissimo, padrone dei cieli e della terra+ ((14:19-22). Egli è presente in ogni luogo ed osserva ogni cosa: l'assassinio di Caino (4:9ss), la corruzione dell'umanità (6:5), l'afflizione di Agar (16:7ss). E bene fa Agar a chiamarLo El Roi, cioè *colui che mi vede+, e chiama suo figlio Ismaele, che significa: *Dio ascolta+, perché Dio, in verità, ode e vede e nulla può sfuggirGli. Il nome che Egli dà a Sé stesso è El Shaddai, cioè "Iddio onnipotente", e le Sue azioni illustrano l'onnipotenza che il Suo nome proclama. Egli promette all'anziana coppia di Abrahamo e Sara un figlio, e rimprovera Sara per non averci voluto credere, e Iddio dice: *Vi è forse qualcosa che sia troppo difficile per l'Eterno?+ (18:14). E non è solo in momenti isolati che Dio prende controllo degli eventi, anzi, tutta la storia è sotto il Suo controllo. Prova ne è il fatto delle Sue dettagliate descrizioni del destino che egli si propone di dare alla discendenza di Abrahamo. Questa, in breve, è la maestà di Dio secondo i primi capitoli della Genesi.

Come risolvere il nostro problema

Come possiamo farci un'idea della grandezza di Dio? La Bibbia ci insegna che a questo riguardo dobbiamo fare due passi. Il primo è rimuovere dai nostri pensieri su Dio i limiti che lo rendono piccolo. Il secondo è confrontarlo con i poteri e le forze che noi consideriamo grandi.

Primo passo. Un esempio di ciò che implicherebbe il primo passo è il Salmo 139, dove il Salmista medita sulla natura infinita e illimitata della presenza, conoscenza, e potere di Dio in rapporto agli uomini. L'uomo, egli dice, sta sempre alla presenza di Dio; puoi anche isolarti dagli altri esseri umani., ma non puoi nasconderti dal tuo Creatore. *Tu mi cingi di dietro e davanti... Dove potrei andare lontano dal tuo Spirito, o dove potrei fuggire lontano dalla tua presenza? ...Se salgo in cielo, tu sei là, se stendo il mio letto nello Sceol (sottoterra) ecco, tu sei anche là... se vado a dimorare alle estremità del mare, anche là la tua mano mi guiderà (v. 5ss). Nemmeno l'oscurità, che mi nasconde dagli altri, può proteggermi dallo sguardo di Dio (v. 11ss).

E proprio come non c'è limite alla Sua presenza con me, non c'è nemmeno limite alla Sua conoscenza di me. Proprio come non sono lasciato mai solo, così non potrò mai essere inosservato: *Tu mi hai investigato, o Eterno, e mi conosci. Tu sai quando mi siedo e quando mi alzo (ogni mia azione e movimento) tu intendi il mio pensiero da lontano (tutto ciò che mi passa nella mente)... Tu esamini accuratamente il mio cammino (tutte le mie abitudini, piani, obiettivi, desideri, come pure tutta la mia vita). Poiché prima ancora che la parola sia sulla mia bocca, tu, o Eterno, la conosci appieno (v. 1ss). Dalle altre persone posso nascondere ciò che sta nel mio cuore, il mio passato, i miei piani futuri, ma non posso nascondere nulla a Dio. Posso parlare in modo da ingannare il mio prossimo per quello che io sia veramente, ma nulla che io dica o faccia potrà ingannare Dio. Egli vede attraverso tutte le mie riserve ed apparenze; Egli mi conosce meglio di quanto io stesso mi conosca. Un Dio la cui presenza e scrutinio io potessi evitare, sarebbe una deità piccola e triviale. Il vero Dio, però, è grande e terribile, proprio perché è sempre con me ed i Suoi occhi sono sempre su di me. Lo stesso vivere diventa un affare ben serio quando ti rendi conto che tu passi ogni momento della tua vita alla luce ed in compagnia di un Creatore onnisciente.

Questo non è tutto. Il Dio che tutto vede è pure il Dio che tutto può, e posso già vedere le risorse del suo potere contemplando l'incredibile complessità del mio stesso corpo, che Egli ha fatto per me. Confrontate con questo, le meditazioni del Salmista si trasformano in adorazione: *Io ti celebrerò, perché sono stato fatto in modo stupendo; le tue opere sono meravigliose e io lo so molto bene+ (v. 14). Ecco quindi il primo passo per comprendere la grandezza di Dio: rendersi conto di quanto illimitate siano la Sua sapienza, la Sua presenza, e il Suo potere. Molti altri brani della Scrittura insegnano la stessa lezione, come nella vicenda di Giobbe.

Il secondo passo. Come esempio di ciò che implicherebbe il secondo passo, consideriamo Isaia 40:12ss. Qui Dio parla a gente che ha lo stesso atteggiamento di molti cristiani oggi -gente scoraggiata, spaventata, che segretamente dispera; gente contro la quale le onde di avvenimenti diversi da lungo tempo stanno violentemente battendo; gente che ha cessato di credere che la causa di Cristo possa mai prosperare ancora. Guardate come Dio, attraverso il profeta, ragiona con loro.

(1) Guardate alle opere che io ho fatto. Potreste voi fare altrettanto? *Chi ha misurato le acque nel cavo della sua mano, preso le dimensioni del cielo con la spanna, raccolto la polvere della terra in una misura o pesato le montagne con la stadera e i colli con la bilancia?+ (v. 12). Siete voi abbastanza sapienti e potenti per fare cose così? Io però si, sennò non avrei potuto fare questo mondo. "Ecco il vostro Dio"!

(2) Guardate ora alle nazioni, continua il profeta; le grandi potenze nazionali, da cui voi vi sentite oppressi: l'Assiria, l'Egitto, la Babilonia -voi ne avete paura perché le loro risorse e i loro eserciti sono estremamente più grandi dei vostri. Considerate però come Dio si rapporti a queste potenze di cui avete tanto paura: *Ecco, le nazioni sono come la goccia in un secchio, sono considerate come il pulviscolo della bilancia; ecco egli solleva le isole come un piccolissimo oggetto+ (v. 15).. Voi tremate difronte alle nazioni, perché siete molto più deboli di loro, ma Dio è tanto più grande delle nazioni che per Lui esse sono come nulla. "Ecco il vostro Dio!".

(3) Considerate poi il mondo. Consideratene la grandezza, la varietà e la complessità, pensate ai miliardi di persone che lo abitano, ed il vasto cielo al di sopra di esso. Che microbi siamo io e voi in confronto all'intero pianeta su cui viviamo! Ciononostante che è mai questo pianeta in confronto con Dio? *Egli è colui che sta assiso sul globo della terra, i cui abitanti sono come cavallette; egli distende i cieli come un velo e li dispiega come una tenda in cui abitarvi+ (v. 22). Il mondo ci rende tutti dei nani, ma Dio rende il mondo, anzi, l'intero universo, come un nanerottolo. Il mondo è lo sgabello dei Suoi piedi, sul quale Egli siede sicuro. Egli è più grande del mondo, e di tutto ciò che esso contiene, in modo tale che l'attività febbrile di tutti i miliardi che lo abitano non gli fanno neanche solletico. "Ecco il vostro Dio!".

(4) Considerate, in quarto luogo, i grandi uomini che il mondo annovera- coloro che governano la vita di milioni di persone, i temibili dittatori e costruttori di imperi, a di loro invincibili e potenti, quelli che hanno il potere di affondare il mondo intero nella distruzione e nella guerra. Pensate a Nabuccodonnosor e a Sennacherib, pensate ad Alessandro, a Napoleone, a Hitler o a chiunque altro abbia "invincibili" ambizioni di potere oggi. Pensate veramente che siano questi a determinare i destini del mondo? Dio, però, *riduce i principi a un nulla e rende inutili i giudici della terra+ (v. 23). Egli è il Re dei re e il Signore dei signori. "Ecco il vostro Dio"..

(5) Ma non è ancora finita qui. Pensate, alla fine, alle stelle. L'esperienza più impressionante che un uomo possa fare è stare da solo, in una chiara notte stellata, a contemplare le stelle. Non c'è nulla che maggiormente dia il senso del remoto e della distanza, non c'è nulla che possa farci sentire quanto siamo piccoli ed insignificanti. E noi, che siamo nell'era spaziale, possiamo integrare questa esperienza con le nostre conoscenze scientifiche dei fatti reali che vi sono coinvolti- milioni di stelle... miliardi di anni luce di distanza. La nostra mente impazzisce al solo pensiero. Possiamo comprendere le distanze dello spazio stellare? Ma che cos'è questo per Dio? *Levate in alto i vostri occhi, e guardate: Chi ha creato queste cose? Colui che fa uscire il loro esercito in numero e le chiama tutte per nome; per la grandezza del suo vigore e la potenza della sua forza, nessuna manca+ (v. 26). E' Dio che ha creato le stelle; è stato Dio che le ha disposte nello spazio; Egli è il loro Fattore e Padrone; esse sono tutte nella Sua mano, e soggette al Suo volere. Tale è la Sua potenza e la Sua maestà. "Ecco il vostro Dio"!

Le domande che Dio ci rivolge

Lasciate ora che Isaia applichi a noi la dottrina biblica della maestà di Dio, facendo si che egli ponga tre domande in nome di Dio agli abbattuti e delusi israeliti.

(1) *A chi dunque mi vorreste assomigliare, perché gli sia pari?+ dice il Santo (v. 25). Questa domanda riprende severamente le nostre idee sbagliate su Dio. Diceva Lutero ad Erasmo: "I tuoi pensieri su Dio sono troppo umani". Ecco dove molti di noi sbagliano; noi manchiamo nel fare i conti con la realtà della Sua sapienza illimitata e del Suo potere illimitato. Proprio perché noi siamo deboli e limitati, ci immaginiamo che lo sia Dio, e troviamo difficile immaginarci che Egli non lo sia. Pensiamo che Dio sia troppo simile a ciò che siamo noi. Correggete questo errore, dice Dio; imparate a riconoscere la piena maestà del vostro incomparabile Dio e Salvatore.

(2) Perché dici, o Giacobbe, e tu, Israele, dichiari: *La mia via è nascosta all'Eterno e il mio diritto è trascurato dal mio Dio?+ (27). La domanda riprende severamente idee errate che abbiamo su noi stessi. Dio non ha abbandonato noi più di quanto non avesse abbandonato Giobbe. Egli non abbandona mai la persona sulla quale ha rivolto il Suo amore; né lo fa Cristo, il Buon Pastore, che mai perde di vista le Sue pecore. E' tanto falso quanto irriverente accusare Dio di dimenticarsi, o di trascurare, o di perdere interesse, della condizione e dei bisogni del Suo popolo. Se ti sei rassegnato al pensiero che Dio ti abbia abbandonato, chiedigli perdono, e vergognati di te stesso. Un tale pessimismo incredulo disonora il nostro grande Dio e Salvatore.

(3) *Non lo sai forse, non l'hai udito? Il Dio di eternità, l'Eterno, il creatore dei confini della terra, non si affatica e non si stanca, la sua intelligenza è imperscrutabile+ (v. 28). Questa domanda riprende severamente la nostra lentezza nel credere nella maestà di Dio. Che Dio ci faccia arrossire di vergogna per la nostra incredulità. Qual è il problema? Egli chiede: forse hai immaginato che io, il Creatore, sia diventato vecchio e stanco? Non ti ha mai detto nessuno la verità su di me? Questo rimprovero molti di noi lo meritano. Quanto lenti siamo nel credere che Dio è Dio, sovrano, onnisciente, onnipotente! Quanto poco conto facciamo della maestà del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo! Abbiamo davvero bisogno di cercare il Signore nella meditazione sulla Sua maestà, fintanto che non troveremo la nostra forza rinnovata allorché queste cose ci verranno scritte sul cuore!

[Da: J.I.Packer, Knowing God, London: Hodder & Stoughton, 1973, p. 87-95. Paolo Castellina, Borgonovo, mercoledì 27 gennaio 1993, tutte le citazioni bibliche, salvo diversamente indicato, sono tratte dalla Versione Nuova Riveduta, ed. 1991, La Buona Novella, Brindisi].

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