Dio è immutabile: una costante che ci rassicura

---

(Gm. 1:17)

Introduzione

Vorrei proporvi, per iniziare la nostra riflessione di oggi, le osservazioni che mi sono state rivolte da una persona che si è avvicinata per la prima volta alla lettura della Bibbia: "Ci dicono che la Bibbia è la Parola di Dio -lampada per i nostri piedi e luce sul nostro cammino. Ci dicono che in essa troveremo la conoscenza di Dio, e la Sua volontà per la nostra propria vita. Noi li crediamo, e giustamente, perché ciò che ci dicono è vero. Così prendiamo una Bibbia e cominciamo a leggerla. Leggiamo in modo continuato e con impegno, perché siamo sinceri, vogliamo veramente conoscere Dio. Nel leggere, però, rimaniamo sempre più perplessi. Certo, questi racconti ci affascinano, ma non ci soddisfano. Non ci aiutano, ci lasciano sconcertati e, se dobbiamo dire la verità, anche un po' depressi. Ci ritroviamo poi a domandarci se poi ne valga veramente la pena a continuare a leggere.

Qual è il problema? Beh, fondamentalmente è questo: la lettura che facciamo della Bibbia ci trasporta in quello che per noi è un mondo del tutto nuovo, cioè il Medio Oriente di circa duemila anni fa, primitivo e barbaro, agricolo e privo di tecnologia. E' proprio in quel mondo che si svolge la storia della Bibbia. In quel mondo incontriamo Abrahamo e Mosè, Davide e gli altri, ed assistiamo a come Dio interagisca con loro. Udiamo di profeti che denunciano l'idolatria e minacciano giudizi sul peccato. Vediamo l'Uomo di Galilea che compie miracoli, che discute con i Giudei, che muore per i peccatori, che risorge da morte e che ascende al cielo. Leggiamo lettere di insegnanti cristiani dirette contro strani errori che, per quanto ne sappiamo, non esistono più oggi. E' tutto molto interessante, ma sembra così lontano da noi. Sono cose che appartengono a quel mondo, non a questo mondo.

Sentiamo di essere, per così dire, estranei al mondo della Bibbia, come se lo osservassimo dal di fuori, ne siamo dei semplici spettatori, e questo è tutto. Il pensiero che ci passa per la testa è: "Si, Dio ha fatto allora tutte queste cose, e certamente sarà stato meraviglioso per le persone che ne sono state protagoniste, ma come può tutto questo toccare noi oggi? Come può il resoconto di ciò che Dio ha detto e fatto nei tempi della Bibbia, il resoconto dei Suoi rapporti con Abrahamo, Mosè, Davide e gli altri, aiutarci, noi che viviamo nel secolo ventesimo? Non riusciamo a vedere come questi due mondi possano essere connessi, e quindi praticamente sempre ci sembra che le cose di cui la Bibbia parla non abbiano invero attinenza per noi. E quando, e così spesso, ci sembra che queste cose siano eccitanti e gloriose, il nostro senso di esserne esclusi ci deprime considerevolmente".

La maggior parte dei lettori della Bibbia può identificarsi in questi sentimenti, e non tutti sanno come venirne a capo. Alcuni cristiani sembrano rassegnarsi e seguire la Bibbia come da lontano, credendo si a ciò che essa dice, ma non cercando né aspettandosi che una tale intimità con Dio ed un Suo intervento diretto simile a quello della gente della Bibbia, sia del tutto possibile per noi oggi. Un tale atteggiamento, fin troppo comune oggi, significa in effetti confessare il proprio fallimento nel vedere una via d'uscita da questo problema.

Come possiamo superare questo senso di lontananza fra noi e l'esperienza dei credenti del tempo della Bibbia? Potremmo a questo riguardo dire molte cose, ma il punto cruciale è questo: senso di lontananza è un'illusione che sorge dal nostro tentativo di trovare un nesso fra la nostra situazione ed i veri personaggi della Bibbia in un luogo sbagliato. E' vero che nei termini di spazio, tempo, e cultura essi, e l'epoca storica a cui appartenevano, sono molto distanti da noi. Ma il nesso fra noi e loro non può essere trovato a quel livello.

Il nesso è Dio stesso, perché il Dio con il quale avevano a che fare è lo stesso Dio con il quale abbiamo a che fare noi oggi. Potremmo anche dire in modo più forte, è esattamente lo stesso Dio, perché Dio non cambia nemmeno nel più piccolo particolare.

Ecco così che la verità sulla quale ci dobbiamo fermare per dissipare questo sentimento che esista un grande divario fra noi e la gente del tempo della Bibbia è la verità della immutabilità di Dio. Dio non cambia. Cerchiamo allora di riflettere bene su questo punto. L'apostolo Giacomo, nella sua lettera ci dice: "ogni buona donazione e ogni dono perfetto vengono dall'alto e discendono dal Padre dei lumi, presso il quale non vi è mutamento né ombra di rivolgimento" (Gm. 1:17).

1. La vita di Dio non cambia

Dio è "da sempre" (Sl. 93:2), "il Re eterno" (Gr. 10:10), l' "incorruttibile" (Ro. 1:23), "il solo che ha l'immortalità" (1 Ti. 6:16). "Prima che i monti fossero nati e che tu avessi formato la terra e il mondo, anzi, da sempre e per sempre, tu sei Dio" (Sl.90:2). La terra e il cielo, dice il Salmista: "periranno, ma tu rimarrai: si logoreranno tutti come un vestito; tu li muterai come una veste ed essi saranno cambiati. 27Ma tu sei sempre lo stesso e gli anni tuoi non avranno mai fine" (Sl. 102:26). Dice Iddio: "Io sono colui che è. Io sono il primo e sono pure l'ultimo". (Is. 48:12).

Le cose create hanno una fine ed un inizio, non così per il Creatore. La risposta alla domanda che spesso fanno i bambini: "Chi ha fatto Dio?", è semplicemente che Dio non aveva bisogno di essere fatto, perché era sempre stato là. Egli esiste per sempre, ed è sempre lo stesso. Non diventa vecchio, la sua vita non decade e non si estingue. Egli non acquista nuovi poteri, né perde quelli che aveva. Egli non matura né si sviluppa.

Egli non diventa più forte, o più debole, o più saggio secondo lo scorrere del tempo. "Egli non può cambiare in meglio", disse un teologo, "perché Egli è già perfetto; ed essendo perfetto, Egli non può cambiare in peggio". La prima e fondamentale differenza fra il Creatore e le Sue creature è che quest'ultime sono mutevoli e che la loro natura ammette un cambiamento, laddove Dio è immutabile e non può mai cessare di essere quello che Egli è. Tale è il potere della sua "vita indissolubile" (Eb. 7:16).

2. Il carattere di Dio non cambia

Lo stress, o uno shock, o un'operazione chirurgica al cervello possono alterare il carattere di una persona, nulla però può alterare il carattere di Dio. Nel corso di una vita umana, gusti, atteggiamenti e temperamento possono cambiare radicalmente: un uomo giusto e gentile può diventare amaro e capriccioso; un uomo di buona volontà può diventare cinico e duro: nulla però di tutto questo può avvenire al Creatore. Egli non diventa mai meno verace, meno misericordioso, meno giusto, meno buono, di quello che era prima. Il carattere di Dio è oggi e sarà sempre, esattamente lo stesso di quello che era ai tempi della Bibbia.

E' istruttivo, a questo punto menzionare le due rivelazioni del "nome" di Dio che egli fa in Esodo. Il "nome" che Dio rivela, naturalmente, è più di un'etichetta; è una rivelazione di ciò che Egli è in rapporto all'umanità. In Esodo 3 leggiamo di come Dio annuncia a Mosè il Suo nome., e cioè "IO SONO COLUI CHE SONO" (14). L'espressione delle nostre traduzioni "l'Eterno" (il Signore, o Yahweh) ne è semplicemente una forma abbreviata. Questo "nome" non è una descrizione di Dio, ma una dichiarazione della Sua esistenza eterna, che Egli non ha avuto origine da niente e da nessuno, che semplicemente Egli "è", eternamente. In Esodo 34, però, troviamo come Dio rivela a Mosè il Suo nome come una lista delle varie sfaccettature del Suo santo carattere: ""L'Eterno, l'Eterno Dio, misericordioso e pietoso, lento all'ira, ricco in benignità e in fedeltà, 7che usa misericordia a migliaia, che perdona l'iniquità, la trasgressione e il peccato ma non lascia il colpevole impunito, e che visita l'iniquità dei padri sui figli e sui figli dei figli fino alla terza ed alla quarta generazione" (Es. 34:5-7). Questa proclamazione integra quella di Esodo 3, dicendoci nei fatti quello che Yahweh è; e quella di Esodo 3 integra questa dicendoci che Dio è per sempre ciò che tremila anni fa, Egli aveva detto a Mosè ciò che era. Egli aveva detto a Mosè che Egli è. Il carattere morale di Dio è immutabile.

E' per questo che Giacomo, in un brano che tratta della bontà, santità, e generosità di Dio verso l'uomo, e della Sua ostilità verso il peccato, parla di Dio come Colui "presso il quale non vi è mutamento né ombra di rivolgimento" (Gm. 1:17).

3. La verità di Dio non cambia

A volte noi diciamo cose che in realtà non intendiamo, semplicemente perché non conosciamo noi stessi. Altre volte proprio perché le nostre idee cambiano, non possiamo più sostenere quello che abbiamo detto in passato. Tutti noi talvolta ci siamo dovuti rimangiare le nostre parole perché avevano cessato di esprimere il nostro pensiero, o perché i duri fatti della vita le avevano smentite. Le parole umane sono cose molto instabili.

Non così le parole di Dio. Esse sussistono per sempre come permanente e valida espressione della Sua mente e del Suo pensiero. Non c'è circostanza alcuna che gliele possano far revocare; non c'è cambiamento del Suo pensiero che gliele possa far emendare. Isaia scrive: "L'erba si secca, il fiore appassisce, ma la parola del nostro Dio rimane in eterno" (Is. 40:8). Allo stesso modo il Salmista scrive: "Per sempre, o Eterno, la tua parola è stabile nei cieli...Da lungo tempo ho saputo dei tuoi precetti, che hai stabiliti in eterno" (Sl. 119:89,152).

Il concetto stesso di verità, nella Bibbia, esprime qualcosa di assolutamente stabile. Quando leggiamo la nostra Bibbia, quindi, dobbiamo rammentarci che Dio rimane ancora fedele alle Sue promesse, comandamenti, affermazioni di proposito, e ammonimenti che sono rivolte ai credenti del Nuovo Testamento. Essi non sono le reliquie di un tempo che fu, ma una rivelazione eternamente valida che esprime il pensiero di Dio verso il Suo popolo d'ogni tempo e paese, fintanto che durerà questo mondo. Come il Signore stesso ci ha detto: "la Scrittura non può essere annullata" (Gv. 10:35). Niente può annullare l'eterna verità di Dio.

4. Il comportamento di Dio non cambia

Egli continua ad agire verso gli uomini peccatori nello stesso modo in cui l'aveva fatto nei racconti biblici. Ancora Egli mostra la Sua libertà e signoria operando una discriminazione fra i peccatori, facendo si che alcuni odano l'Evangelo ed altri no, e muovendo alcuni che lo odono al ravvedimento, lasciando altri nella loro incredulità. Ancora Egli insegna ai credenti che Egli non deve necessariamente misericordia ad alcuno, e che è interamente per Sua grazia se lo fa, e che non dipende dai loro sforzi o meriti se essi hanno trovato vita.

Così Egli benedice coloro sui quali ha riposto il Suo amore in modo tale da umiliarli, cosicché tutta la gloria della salvezza possa essere data solo a Lui. Ancora Egli odia i peccati del Suo popolo, ed usa ogni sorta di afflizione interiore ed esteriore per allontanare il loro cuore da ogni compromesso e disubbidienza. Ancora Egli desidera la comunione con il Suo popolo, e manda loro sia dolori che gioie per distogliere il loro amore da altre cose e volgerlo a Sé stesso. Ancora Egli insegna al credente a valorizzare i Suo doni promessi facendoglieli desiderare, e spingendolo a pregare persistentemente per essi, prima di concederglieli. Allo stesso modo in cui Egli ha trattato con il suo popolo nell'antichità biblica così agisce con loro ancora oggi. I Suoi propositi e principi d'azione rimangono coerenti, Egli non agisce mai in difformità con il Suo carattere. E' il nostro comportamento ad essere pateticamente incoerente, non quello di Dio!

5. I propositi di Dio non cambiano

Il profeta Samuele dichiara: "La Gloria di Israele non mentirà e non si pentirà, perché egli non è un uomo che si pente". (1 Sa. 15:29). Anche Balaam dice lo stesso: "Dio non è un uomo, perché possa mentire, né un figlio d'uomo, perché possa pentirsi. Quando ha detto una cosa, non farà? O quando ha dichiarato una cosa, non la compirà?" (Nu. 23:19). Pentirsi, significa rivedere il proprio giudizio, e cambiare il proprio piano d'azione.

Dio non fa mai questo, non ha bisogno di farlo, perché i Suoi piani sono stati formulati sulla base di una conoscenza completa delle cose ed il pieno controllo su di esse, nel passato, nel presente, e nel futuro. Non c'è nulla che possa coglierLo di sorpresa, nessuna contingenza improvvisa o l'emergere di fatti imprevisti. Che cosa può far si che noi cambiamo idea e modifichiamo i nostri piani? La nostra incapacità di prevedere ogni cosa e della nostra reale capacità di realizzarla. Dio però è sia onnisciente che onnipotente, e non ha alcun bisogno di rivedere i Suoi decreti. "l piano dell'Eterno dimora per sempre e i disegni del suo cuore per ogni generazione" (Sl. 33:11). Ciò che Dio compie nel tempo, quello Egli ha pianificato dall'eternità, e tutto ciò che ha pianificato dall'eternità, Egli lo realizza nel tempo. Tutto ciò che Egli si è impegnato a fare sarà infallibilmente realizzato. Per questo leggiamo de "l'immutabilità del Suo consiglio" di portare i credenti a godere pienamente dell'eredità loro promessa, e del giuramento per il quale ha confermato ad Abrahamo -modello di credente- questo consiglio, per la pace nostra e sua. Lo stesso è con tutte le intenzioni che Dio ha annunciato: non cambiano. Nessuna parte del Suo eterno piano cambia.

6. Il Figlio di Dio non cambia

"Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi, e in eterno" (Eb. 13:8), e il Suo tocco ha ancora oggi lo stesso antico potere. Rimane sempre vero che "per cui egli può anche salvare appieno coloro che per mezzo suo si accostano a Dio, vivendo egli sempre per intercedere per loro" (Eb. 7:25). Gesù non cambia mai. Questo fatto è fonte di grande consolazione per tutto il popolo di Dio.

.

Conclusione

Dov'è allora la distanza e la differenza fra i credenti del tempo della Bibbia e noi oggi? Non ce n'è alcuna, è esclusa. Su quale base possiamo dire questo? Sulla base che Dio non cambia. La comunione con Lui, la fiducia nella Sua Parola, vivere per fede, appoggiarsi alle Sue promesse: sono tutte realtà per noi oggi tanto quanto lo erano per i credenti del Nuovo e dell'Antico Testamento.

E' un pensiero che ci conforta soprattutto nell'affrontare le incertezze della nostra vita di ogni giorno, fra tutti i cambiamenti e le incertezze della vita moderna. Dio e il Suo Cristo rimangono gli stessi -potenti a salvare.

Questo pensiero ci propone però anche una sfida: se il nostro Dio è lo stesso dei credenti del Nuovo Testamento, come possiamo giustificare il fatto di volerci accontentare di un'esperienza di comunione con Lui, ed un livello di condotta cristiana che sia ben al di sotto di quello che avevano loro? Se Dio è lo stesso Dio, questo non è un tema che possiamo evitare di confrontarci.

[Da: J.I.Packer, Knowing God, London: Hodder & Stoughton, 1973, p. 80-86. Paolo Castellina, Borgonovo, mercoledì 20 gennaio 1993, tutte le citazioni bibliche, salvo diversamente indicato, sono tratte dalla Versione Nuova Riveduta, ed. 1991, La Buona Novella, Brindisi].

---

index.html