Com'è Gesù ora che è risorto?

(Ap. 1:18)

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I. Al centro della Pasqua

Chiedevo ai miei bambini quest'ultima settimana, se sapevano che cos'è la Pasqua. Mi hanno parlato di uova, di conigli, di fiori e di non so che altro... Ho detto però loro che la Pasqua non ha niente a che fare con tutto questo. Noi siamo cristiani e al centro della Pasqua, come della nostra vita, sta la persona del Signore e Salvatore Gesù Cristo.

Affinché capissero meglio, ho detto ai miei bambini che la parola 'Pasqua' significa 'passaggio': il passaggio dalla schiavitù alla libertà, il passaggio dal peccato alla santità, il passaggio dalla morte alla vita, è che solo affidandoci di tutto cuore a Gesù, noi potremo "passare oltre" alle brutture di questo mondo, "passare oltre" alla morte stessa.

Ho detto ai miei bambini: vedete, per noi Gesù è così importante e decisivo, perché Gesù non è una persona come un'altra: Egli è l'unico che Dio abbia mandato per la nostra salvezza, l'unico da cui dipenda il nostro destino, oggi e per l'eternità.

Gesù non è infatti morto per sempre, Egli non poteva morire per sempre e, dopo aver compiuto la Sua opera vivendo e morendo per noi su questa terra, Egli è tornato ad essere quel che era. E' stato scritto: *Il mondo non potrà mai seppellire Cristo. La terra non è abbastanza profonda per essere la sua tomba, le nuvole non sono abbastanza grandi per essere il lenzuolo che avvolge il Suo corpo+.

Come è Gesù, ora che è risorto dalla morte? chiedono i bambini e chiediamo anche noi. E io rispondo: E' come l'aveva incontrato un giorno l'apostolo Giovanni, in una magnifica visione che Dio gli aveva concesso e che si trova riportata per noi nella Bibbia. Ascoltate.

I. Giovanni incontra il Risorto

Nel libro dell'Apocalisse, l'ultimo libro della Bibbia, troviamo, l'impressionante esperienza avuta dall'evangelista Giovanni mentre si trovava relegato nell'isola di Patmos, isola del mar Egeo a un centinaio di km da Efeso, nell'attuale Turchia. In quest'isola venivano esiliate le persone che l'autorità romana dichiarava indesiderabili, e Giovanni vi era finito, come lui stesso afferma: *perché avevo annunziato la parola di Dio e la testimonianza portata da Gesù+.

Su quest'isola, una domenica, mentre prega e adora il Signore, lo Spirito di Dio "si impadronisce" di lui e, rapito nell'estasi, un'estasi simile a quelle degli antichi profeti di Israele, ha una sconvolgente visione. Egli è rapito nella mente e tutti i suoi sensi sembrano sospesi ed avvinti da una forza soprannaturale. Tutto il suo intelletto viene teso ed elevato alla contemplazione degli oggetti divini, rappresentati nella visione. Gli appare così Gesù Cristo, in tutta la Sua gloria di risurrezione, il quale gli rivela ciò che dovrà accadere nell'ultima fase della storia di questo nostro povero mondo.

Si tratta di una rivelazione che egli dovrà affidare alla chiesa cristiana affinché venga fedelmente tramandata intatta nei secoli, e della quale il popolo di Dio dovrà far tesoro.

Com'è ora Gesù? Quale aspetto aveva quando era apparso a Giovanni? Ascoltiamo Giovanni e notiamo chi si nascondeva veramente nella carne dell'umile falegname e predicatore anticonformista di Nazareth.

Giovanni, in visione, sente alle sue spalle una potente voce, ed ecco quanto egli stesso descrive:

12Io mi voltai per vedere la voce che aveva parlato con me. E, come mi fui voltato, io vidi sette candelabri d'oro 13e, in mezzo ai sette candelabri, uno simile a un Figlio d'uomo, vestito di una veste lunga fino ai piedi e cinto d'una cintura d'oro al petto. 14Il suo capo e i suoi capelli erano bianchi come la lana, come neve, e i suoi occhi somigliavano ad una fiamma di fuoco. 15I suoi piedi erano simili a bronzo lucente, come se fossero stati arroventati in una fornace e la sua voce era come il fragore di molte acque. 16Egli aveva nella sua mano sette stelle e dalla sua bocca usciva una spada a due tagli, acuta, e il suo aspetto era come il sole che risplende nella sua forza. 17Quando lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto. Ma egli mise la sua mano destra su di me, dicendomi: *Non temere! Io sono il primo e l'ultimo, 18e il vivente; io fui morto, ma ecco io sono vivente per i secoli dei secoli, amen; e ho le chiavi della morte e dell'Ades.

III. Come si manifesta Gesù glorificato

Cerchiamo allora di vedere anche noi, in qualche modo, ciò che Giovanni aveva visto, ed analizziamo il significato della sua visione.

1. I sette candelabri d'oro. Prima di tutto Giovanni vede la figura del Cristo che sta in mezzo a sette candelabri d'oro (12). Questi candelabri, o meglio, lampade, sono simbolo della delle comunità cristiane, in tutte le loro varietà.

La chiesa è la comunione universale di tutte quelle persone che Dio ha eletto a salvezza e per le quali Cristo è nei fatti (e non solo a parole...) Signore e Salvatore. Sono le persone che Iddio ha amato ed ha purificato, liberato, -lavato- dai loro peccati con il sacrificio della vita di Cristo, nel Suo sangue (5), persone che per grazia sono state fatte "re e sacerdoti" per adorare e servire Iddio (6). Nella comunità cristiana Dio ha posto il dono del Suo Spirito, come olio in una lampada antica, il quale solo può tenerne in vita la fiamma della verità. La comunità cristiana come una lampada, deve portare ed innalzare davanti a tutti la luce della verità e della conoscenza di Dio, per farla risplendere agli occhi del mondo tramite le sue opere. Giovanni vede Cristo al centro di queste sette lampade perché è la comunità cristiana è tale ed essa adempie al suo compito quando Cristo ne sta al centro, anzi, come descrive Giovanni stesso più avanti, le comunità cristiane sono come stelle che stanno nella Sua mano (16a). E' così anche per noi?

2. Un Figlio d'uomo. Giovanni poi dice che in mezzo a questi candelabri c'era *uno simile a un Figlio d'uomo+, cioè qualcuno simile ad un uomo (13): ecco il Cristo.

Cristo è "figlio d'uomo" perché è nato, ha vissuto, ed è morto come un essere umano. Nello stesso tempo Egli è "il Figlio di Dio" (2:18). Dio ha solo un figlio, ed Egli è Gesù, uno con Dio Padre in sostanza, potere, carattere, santità... e noi possiamo essere solo "figli adottivi" di Dio a certe condizioni. L'apostolo Paolo dice: *...il Figlio di Dio Gesù Cristo, nostro Signore. Sul piano umano egli è discendente da Davide, ma sul piano dello Spirito che santifica, Dio ha mostrato che è suo Figlio con potenza, quando lo ha risuscitato dai morti+.

Egli è uomo, anzi, il vero uomo che Dio gradisce ed un giorno tornerà come criterio secondo il quale verrà giudicata l'umanità di ciascuno di noi. Come apparirà a noi? Giovanni dice: *il suo aspetto era come il sole che risplende nella sua forza+ (16), una persona "abbagliante" nel Suo splendore.

3. La veste. Giovanni vede il Cristo *vestito di una veste (bianca) lunga fino ai piedi e cinto d'una cintura d'oro al petto+ (13b). E' la veste del Sommo Sacerdote, Colui che -solo- ha il diritto di avvicinarsi a Dio, e di portare con Sé presso Dio coloro che a Lui si affidano, purificati dai loro peccati. Egli ì il solo che ci possa "raccomandare" e renderci degni di avvicinarci a Dio.

4. La testa. Giovanni poi nota come: *Il suo capo e i suoi capelli erano bianchi come la lana, come neve, e i suoi occhi somigliavano ad una fiamma di fuoco+ (14). I suoi capelli bianchi sono simbolo di eternità ed implica la sua eterna presenza presso Dio, ma anche simbolo di sapienza e di sovranità, di santità e di purezza immacolata, di gloria e di splendore. I Suoi occhi di fiamma sono simbolo della Sua divinità ed onnipotenza, come pure di onniscienza. Egli guarda alla santità con infinita gioia, i Suoi occhi non possono vedere il male. Egli è luce, e nella luce non c'è tenebra alcuna.

5. I piedi. Ecco poi che Giovanni rileva come *I suoi piedi erano simili a bronzo lucente, come se fossero stati arroventati in una fornace+ (15). I piedi -nella cultura ebraica- equivalgono alla gamba ed alla sua forza muscolare. Sono una figura della fermezza di Cristo nel Suo regno, parole, opere e governo, che verrà stabilito senza che nessuno lo possa ostacolare. Essi sono pure simbolo della sua forza nel calpestare i suoi nemici, e della sua infaticabile virtù a compiere il corso del suo ufficio, ma anche della grazia della Sua presenza fra il Suo popolo.

6. La voce e la bocca. In questa terrificante visione Giovanni sente * e la sua voce era come il fragore di molte acque+ (15). *...Egli aveva nella sua mano sette stelle e dalla sua bocca usciva una spada a due tagli, acuta+ (16).

La spada è figura della potenza efficace e penetrante della parola di Dio, voce chiara, limpida, non ambigua, che prevale su ogni menzogna e sussurro ingannatore. La Sua Parola che per noi è diventata Scrittura, è infatti *La parola di Dio infatti è vivente ed efficace, più affilata di qualunque spada a due tagli e penetra fino alla divisione dell'anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla, ed è in grado di giudicare i pensieri e le intenzioni del cuore. E non vi è alcuna creatura nascosta davanti a lui, ma tutte le cose sono nude e scoperte agli occhi di colui al quale dobbiamo rendere conto+ (Eb. 4:12,13).

IV. Una visione spaventevole

Tutta questa è davvero "una visione da infarto", diremmo oggi, una visione davvero terrificante: vorrei proprio vedere come avremmo reagito noi al suo posto, difatti: "Quando lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto. Ma egli mise la sua mano destra su di me, dicendomi: *Non temere!+" (17a).

Non c'è nulla di più disintegrante della paura, e noi temiamo ogni sorta di cose per ogni sorta di ragioni. Temiamo che quello che incontriamo sia ostile alla nostra vita ed alla nostra pace. Ho incontrato persone che temono quando si propone loro di approfondire le cose su Dio e non ne vogliono sapere, magari temono di scoprire che tutto quello che hanno fatto e pensato fino a quel momento sia sbagliato e che lo debbano cambiare. Anche il profeta Isaia, davanti alla visione gloriosa di Dio, aveva esclamato: *Allora io dissi: *Ahimè! Io sono perduto, perché sono un uomo dalle labbra impure e abito in mezzo ad un popolo dalle labbra impure; eppure i miei occhi hanno visto il Re, l'Eterno degli eserciti+ (Is. 6:5). Così Giovanni, nel vedere Cristo in tutta la Sua gloria cade ai Suoi piedi come morto. Al che una voce gli dice: "Non temere!". Impara così che la visione dell'Altissimo deve ispirare e non spaventare, rassicurare e non schiacciare. Il Signore Iddio è bontà e misericordia, per chi riconosce la Sua sovranità e gli si sottomette. Fanno bene ad esserne terrorizzati solo coloro che verso di Lui sono ribelli, sprezzanti ed arroganti. Giovanni certo non era così, e non doveva quindi temere.

IV. Le Sue prime parole

Si, "non temere", ed ecco che il Signore Gesù Cristo si definisce e si presenta in questi termini: *Io sono il primo e l'ultimo, e il vivente; io fui morto, ma ecco io sono vivente per i secoli dei secoli, amen; e ho le chiavi della morte e dell'Ades+ (17b, 18). Ecco il messaggio di Pasqua condensato nelle stesse parola del Cristo.

1. Il primo e l'ultimo. Al v. 4 Giovanni aveva affermato che Gesù *è, che era, e che ha da venire+,ed al v. 8 *l'Alfa e l'Omega, il principio e la fine+. L'Alfa e l'Omega sono i nomi della prima e dell'ultima lettera dell'alfabeto greco, e sono usati per significare l'interminabile eternità del Figliolo di Dio, uguale a Dio Padre, per essenza e per gloria. Se qualcuno pensa come è possibile che un oscuro personaggio, morto in modo altrettanto oscuro e deplorevole, abbia un valore universale, pensi a questo: *Quella piccola collina (il Golgota) in quel piccolo paese, è il centro di tutta la storia, non solo di questo mondo, ma di tutte le innumerevoli galassie e universi dello spazio esterno d'eternità in eternità+. Con Lui noi tutti avremo a che fare e nessuno potrà sfuggirGli.

2. Il vivente. Egli poi è il vivente. Gesù così mette in rilievo che -sebbene egli fosse morto- Egli ora vive per sempre. Questo è un magnifico suggello per il cristiano che, se segue Gesù Cristo fino alla morte (non solo fisica, ma anche a mortificare il proprio egoismo e peccato), egli pure vivrà per sempre. Si può dire che il racconto della vita di Gesù Cristo sia la sola biografia conosciuta all'uomo che non termini con la morte e il funerale, l'unico resoconto di vita umana che gioiosamente si affretti al capitolo che segue l'ultimo! Che Cristo sia il risorto e il vivente non è un'appendice trascurabile della nostra fede, ma la sua stessa essenza. Senza la risurrezione di Cristo il cristianesimo come tale non ha alcun senso. La stessa potenza che ha riportato Cristo dalla morte è operante oggi in coloro che appartengono a Cristo. La risurrezione è un fatto esplosivo che continua -come un'esplosione atomica- a spargere pulviscolo radioattivo e ad influire -in bene- su tutti coloro che ne vengono a contatto.

3. Le chiavi della morte e dell'Ades. Infine Cristo fa un'affermazione assolutamente senza precedenti nella storia antica e moderna, un'affermazione stupefacente che non lascia spazio ad equivoci. Egli dice: *Io ho la morte in mio potere. In mio potere è il mondo dei morti+. Si, Cristo ha il potere assoluto sul destino ultimo di ogni essere umano. Egli ha il potere -le chiavi- per lasciare qualcuno in potere della morte oppure per liberarne, secondo il Suo beneplacito. La morte e il soggiorno dei morti non hanno potuto tenere legato Cristo e sono state vinte da Lui, per questo esse non possono più nulla contro i fedeli seguaci di Cristo. Per questo l'apostolo Paolo può esclamare: "Così quando questo corruttibile avrà rivestito l'incorruttibilità, e questo mortale avrà rivestito l'immortalità, allora sarà adempiuta la parola che fu scritta: *La morte è stata inghiottita nella vittoria+. O morte, dov'è il tuo dardo? O inferno, dov'è la tua vittoria?"

Giovanni ora aveva la ferma convinzione che Gesù Cristo era Signore sulla morte tanto quanto lo è sulla vita. Non c'era letteralmente più alcuna porta che non potesse così aprire. Di solito noi rabbrividiamo davanti al mistero della disintegrazione del nostro corpo, della morte e della tomba. Se però noi siamo "in Cristo" potrebbero queste cose ancora farci paura? No. Possiamo affrontare qualunque cosa -come gli antichi martiri- con questo pensiero, qualunque impresa più umanamente azzardata, qualunque pericolo, qualunque situazione. Se confrontiamo la nostra vita, pavida e timorosa, con quelli che, armati della fede nella risurrezione, hanno sfidato il mondo intero, dovremmo veramente arrossire di vergogna. Abbiamo veramente compreso la forza della vita che c'è in Cristo e che Egli può comunicarci?

V. Amen!

Le parole con le quali il Cristo risorto termina la presentazione di sé stesso davanti all'attonito Giovanni sono un caldo e sonoro "Amen", un "così è e così sia". Cioè: questa, la persona davanti alla quale stiamo e le sue parole ed opere sono una verità eterna, verità che ognuno deve riconoscere ed adorare. Si, Amen! Fra parentesi: non ho mai capito perché qui in Bregaglia, al termine di una preghiera o predicazione, la gente non esclami di tutto cuore "Amen!", come la Bibbia comanda, e come fanno la maggioranza dei cristiani del mondo. Dire infatti "Amen!" significa dire: "Questo è vero e noi siamo d'accordo, così sia e così deve essere!". Che la mancanza dei nostri sonori "Amen" significhi la nostra mancanza di fede in ciò che udiamo?

Gesù ha detto il suo "Amen". Giovanni, dopo avere avuto questa sconvolgente visione, ha detto "Amen!". Tutto questo è vero, e noi affidiamo noi stessi completamente al Gesù che è risorto. Saremo noi un giorno in mezzo al coro dei redenti nel cielo, che a gran voce esclamerà: *Amen! La Benedizione, la gloria, la sapienza, il ringraziamento, l'onore, la potenza e la forza appartengono al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen!+ (Ap. 7:12).

Giovanni stesso, nel concludere il libro di rivelazione dell'Apocalisse, così conclude: * Colui che testimonia queste cose, dice: *Si, vengo presto. Amen+. Si, vieni, Signore Gesù. La grazia del Signore Gesù Cristo sia con tutti voi. Amen+ (Ap. 22:20,21).

(Paolo Castellina, Borgonovo, venerdì 9 aprile 1993, tutte le citazioni bibliche, salvo diversamente indicato, sono tratte dalla Versione Nuova Riveduta, ed. 1991, La Buona Novella, Brindisi).

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