Salmo 137 - Lungo i fiumi di Babilonia
Presentazione. Canto dell’esiliato. Questa meravigliosa e drammatica lamentazione degli ebrei esuli lungo i fiumi di Babilonia dopo la distruzione di Gerusalemme del 586 a. C., è stata ripresa dalla tradizione letteraria (ultimo, forse, Salvatore Quasimodo con la celebre poesia “Alle fronde dei salici”). Di solito si pensa che la poesia sia qualcosa di astratto e che il poeta sia una persona che vive in una sorta di mondo sopra le nuvole. Questo drammatico canto ci riporta coi piedi per terra per la sua carica tragicamente umana. Si parla del lato oscuro della guerra, della sopraffazione e delle vittime, dell’imposibilità di spiegarne l’orrore, del lamento pietoso. C’è il silenzio di chi non può fare altro che assistere allo sterminio e alle rappresaglie delle forze occupanti che non fanno distinzione tra fanciulli, donne e adulti. Questa poesia scritta dai sopravvissuti in una landa straniera, mette in luce il lato più oscuro dell’esistenza di tanti popoli oppressi e costretti ad emigrare.
Lungo i fiumi di Babilonia
ci sedemmo angosciati
in memoria della Patria.
Con le lacrime appendemmo
le nostre cetre sopra i salici.
In quell'esilio,
parole di canto ci chiedevano
i nostri carcerieri,
inni di giubilo i nostri oppressori.
<<Cantateci i salmi di Sion>>.
No! No! No!
Come potremmo cantare
le lodi del Signore
in terra straniera, senza evocare
il dramma di Gerusalemme?
Come potremmo
dimenticare la nostra città?
Il suo ricordo
è al di sopra di ogni gioia.
Ricordati, Signore,
dei nostri vessatori,
si che abbiano il castigo.