O Signor, Te soltanto voglio amare (Salmo 18)
1.
O Signor, Te soltanto voglio amare:
sol Tu, con forza, mi potrai salvare,
o mio rifugio, mio liberator!
Nella distretta Lo invocai ancor:
ebbi paura per la vita mia
e di salvezza non trovai la via
ma il mio Signore non mi abbandonò:
la mia protesta, attento, Egli ascoltò.
2.
Pien di sdegno Dio volle intervenire
e fede il mondo inter rabbrividire
per Sua potenza, per Suo gran splendor.
Egli disperse l'empio, con rigor,
e mi afferrò con la Sua forte mano
per liberarmi dal furore vano,
dei miei nemici, dalla crudeltà:
rivolse a me, il Signor, la Sua pietà.
3.
Il Signor vide in me sol innocenza
e volle darmi grande ricompensa:
nella Sua legge voglio camminar,
e la mia vita ancor vorrà salvar.
Tu sei, Signor, col misero pietoso
ma con l'astuto Tu sei rigoroso;
sol la Tua luce mi darà chiaror
con Te sarò in battaglia vincitor.
4.
O Signor, è perfetta la Tua via;
Tu sei lo scudo della vita mia.
Ma chi è mai Dio? Solo il gran Signor!
Ei mi sostien col provvido Suo amor,
così sconfiggo, atterro l'oppressore,
fugge il nemico, pieno di terrore,
ogni ribelle a me si prostrerà,
e, con tremor, mi chiederà pietà.
5.
Viva il Signor, Dio della mia salvezza!
A Lui si eleva un canto d'allegrezza
perché Egli sempre vide e liberò
chi nell'angoscia il grido a Lui levò.
Perciò, Signor, io voglio a Te cantare,
al nome Tuo per sempre giubilare
poiché Tu fosti il mio soccorritor;
perciò a Te sol si canti gloria, onor.
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Fedele T'amerò di vivo cuore (Salmo 18)
1.
Fedele T'amerò di vivo cuore,
Unica forza mia. gran Signore!
Fortezza mia, mia rocca sei,
E mio Salvator ne' mali miei.
Tu rupe forte, Tu, ricetto mio,
Salute, scudo Tu mi sei, o Dio!
E qualora fedele T'invocai,
Tu da' nemici miei salvato m'hai.
Da' dolori mortali circondato,
Da stuolo scelerato spaventato,
La morte mi tendeva lacci rei,
Per trarmi nell'avello seco lei.
2.
In tante pene dell'interno mio,
A Te sclamai, a Te gridai, o Dio!
M'esaudisti, Signor, udito m'hai,
Dal Tempio de' beati dove stai.
Allor la terra per timor si scosse,
Ogni monte tremò, crollò, si smosse;
Tanto, quel grande, che far tutto può,
Tant'acceso di sdegno si mostrò.
Per le nari spirò fiato fumante,
E foco per la bocca, consumante,
E l'ira, che nel viso pur salì,
Tutto d'ardente brace lo coprì.
3.
Il cielo s'abbassò, quando discese,
Sotto li piedi nera nube stese,
Cherubini volanti cavalcò,
E su l'ale de' venti ne volò:
Fra tenebre d'orror stava nascosto,
E la tenda d'intorno s'era posto;
D'acqua, d'aria, di nubi si coprì,
che tutte dileguò, quand'apparì.
Allor gragnuola, mista con carboni,
Cadde dal ciel che rimbombò di tuoni:
Il Re dei regi grande voci dié,
e tutto fé tremar sotto di Sé.
4.
Quindi l'alto Signor delle vendette,
Fulminando dal ciel mille saette,
Vinse gli scellerati, li fugò,
E folgori di sdegno gli lanciò:
Alle grida di Lui che non han pari,
Al possente soffiar delle sue nari,
La terra nelle viscere s'aprì,
E gli abissi dell'onde discoprì;
Indi pietosa man mi porse fido,
E mi trasse dall'onde su nel lido;
Così da miei nemici salvò me,
E dal forte, che m'odia dentro sé.
5.
M'eran venuti questi rei attorno
Nel più calamitoso mio giorno.
Ma Dio dalli cieli mi guardò
E perché mi gradisce, me salvò.
Abbondante mi diede la mercede,
Qual a misura fui giusto di fede,
Mentre le vie Sue ben guardai,
Né qual empio, da Lui mi torsi mai.
Porto scritta nel cor la Sua Legge,
Nelli statuti Suoi l'alma si regge.
Sempre vissi sincero verso Lui,
Né fui iniquo per far mal altrui.
6.
Ma Tu premiasti l'opre del cor mio,
Tu, che col pio, sei pietoso Dio,
Tu che col giusto sempre giusto sei,
Puro col puro, punitor de' rei.
Tu l'afflitto di cuor sempre sublimi,
E l'altiero superbo più deprimi;
Tu, che la luce mia splender fai,
Le tenebre di me rischiarerai.
Per Te son d'ampia schiera vincitore,
E supero le mura con valore,
Che via ben sicura mi sei Tu.
7.
Tu scudo sei, Tu fido difensore
Di ciascun, che confida nel Signore.
Chi, nostro Dio, fuor di Te sarà?
Qual rocca, fuor di Te ci guarderà?
Tu cingi questo cuore con prodezza,
Tu spiani la mia via con prontezza.
Ai piè di cerva pari li miei fai,
E su l'altezze sostener mi sai.
Mi fai la mano nel pugnar avvezza,
Che d'arco duro d'acciar col braccio spezza.
Della salvezza Tua mi dai poi
Lo scudo con li santi beni Tuoi.
8.
Tanti gran doni del pietoso Dio,
Innalzano di più lo stato mio,
M'appianano la via che giammai
Nelle calcagna mie vacillai.
Perseguitai, sinché li giusti tutti
Gli empi, nemici miei, da me distrutti,
Né mai di seguitarli tralasciai,
Sinché tutti, del tutto dissipai.
Il Signor mi rinforza nella guerra,
E chi contro me vien, Egli atterra.
A' miei nemici fé voltar il pié,
E chi m'odia, distrutto cader fé.
9.
Gridavan al Signor, ma Lui non venne:
Chiedevano pietà, nulla s'ottenne,
Onde, qual lieve polve li tritaiu,
E qual fango di via li spazzai.
Da ciurme sediziose m'hai salvato,
E capo di nazioni Tu m'hai fatto:
Un popolo, che noto non mi fu,
A me, Signor, hai sottoposto Tu.
Sol per udito, gli stranier lontani,
Ricevono da me cenni sovrani.
E resi molto fiacchi son di noi,
Timidi tutti, né ripari Suoi.
10.
Viva 'l Signor! E benedetta sia,
La fida rocca, la salute mia!
Egli piena vendetta fé per me,
E di popoli grandi re mi fé:
Egli salvo mi fa da' miei nemici,
E da turbe di rei, assaltatrici;
Egli dal violento mi guardò,
Perciò di tutto cuor l'adorerò.
Con Salmi canterò l'eterne glorie,
Di Lui, che grandi fé le mie vittorie.
Per amore di David, unto re,
E della discendenza che gli dié. |