I Salmi della Riforma

IL SALTERIO UGONOTTO E LA SUA STORIA

di ÉDITH WEBER

A partire dal secolo XVI le parafrasi dei Salmi e le loro melodie so­no strettamente vincolati alla Riforma, in Francia e in Svizzera, in Inghilterra ed in Germania. Sono cantate nelle chiese, nelle case, nel de­serto, nelle città di rifugiati, nei luoghi d’esilio, nella Torre di Costanza. Oggigiorno queste sono ancora cantate sulle melodie elaborate sin dal 1539. I Salmi sono stati rimaneggiati, adattati o tradotti in varie lingue straniere; conservano la loro specificità funzionale e il loro carattere di volta in volta militante, marziale, combattivo, oppure meditativo e de­scrittivo. Questi accompagnano la preghiera dei fedeli. Da oltre 450 an­ni suscitano associazioni d’idee veterotestamentarie, storiche morali e spirituali - ancora oggi attuali - e stimolano l’espressione della fede e la pietà collettiva e individuale.

La presente edizione ha il merito di proporre i centocinquanta Salmi nella loro integrità, di richiamarsi alle melodie tradizionali (Ginevra 1562). L’attribuzione di alcuni di essi è stata accertata in epoca assai re­cente - grazie a spogli pazienti e minuziosi di documenti d’archivio cu­rati da Pierre Pidoux -; tali fonti, nuove e di prima mano, attestano gli apporti di Guillaume Frane (fra gli altri il Salmo 106: Celebrate l’Eterno poiché egli è buono, Losanna 1565); Loys Bourgeois (nuova revisione) e Pierre Davantés (fra gli altri il Salmo 54: O Dio onnipotente, salvami per il tuo nome, parafrasi di Teodoro di Beza). Nel suo ultimo libro l’e­minente innologo svizzero esprime la sua opinione personale, frutto di una grande esperienza (31.12.1993 edizione privata p. 318): «II Salterio, nato dai talenti riuniti di Marot, Beza, Frane, Bourgeois e Davantés, per impulso e con l’incoraggiamento costante di Calvino, non è solo un li­bro di preghiere destinato a una diffusione senza pari nell’ambito del-1 ‘ innologia protestante, ma anche, grazie alle sue melodie, una delle crea­zione più importanti del XVI secolo europeo». Prima di arrivare alle pro­dezze editoriali del 1562 e alla vendita di più di trentamila esemplari so­lo in quel anno, si sono dovuti risolvere man mano numerosi problemi sul piano letterario e melodico. Sin dal 1539 la nuova innologia nata dal­la Riforma è alla ricerca del suo linguaggio e di un estetica funzionale.

In Francia, in Alsazia e nella Svizzera francofona bisogna anzitutto tro­vare dei poeti di lingua francese in gradi di realizzare delle parafrasi (e non delle «traduzioni») suddivise in strofe, versificate e rimate in lingua vernacolare. Occorre incoraggiare e promuovere il canto assembleare e la partecipazione attiva dei fedeli, mentre in precedenza- secondo l’uso cattolico - era la schola, con i suoi esperti cantori, ad assicurare il can­to. Un profugo di Anversa manifesta il suo stupore e la sua ammirazio­ne scrivendo: «Qui (a Strasburgo) tutti cantano (ed aggiunge), uomini e donne». I primi tentativi di Giovanni Calvino e Clement Marot sono an­cora maldestri e poco si adattano al canto francese. Questi tentativi di parafrasi saranno ritoccati, rimaneggiati, o spariranno in seguito. Le pri­me parafrasi annoverano dodici Salmi di Clement Marot e sei di Giovanni Calvino, per un totale di 18 testi ai quali vanno aggiunti il Cantico di Simeone, i Comandamenti e la Confessione di fede di Calvino. Il rifor­matore rifugiato a Strasburgo dal 1538, s’interessa all’innologia locale di lingua tedesca e pubblica una piccola raccolta sperimentale: alcuni Salmi e cantici messi in musica ad uso dei profughi francesi. Dopo le prime diciotto parafrasi del 1539, la raccolta del 1551 ne avrà ottantatre, per raggiungere progressivamente i 150 Salmi ( 49 di Clement Marot e 101 Teodoro di Beza il quale sostituisce il poeta francese deceduto). Nel 1562 il corpus comprende i 150 Salmi (alcuni dei quali hanno la stessa melodia, ad esempio i Salmi 36 e 68), qualche preghiera e cantico e dei testi dogmatici. Risolto il problema letterario, bisogna trovare nuove ed appropriate melodie; e ciò senza creare uno smarrimento tra i fedeli abi­tuati al canto gregoriano ed alla modalità che però, in questo periodo, si indebolisce per far posto alla futura tonalità che vuole integrarsi al lin­guaggio musicale. Due forme di pensiero coesistono: una modale, oriz­zontale; l’altra tonale e verticale. All’inizio Giovanni Calvino, colpito dall’efficacia e dalla ricchezza del canto tedesco, a Strasburgo, cerca mu­sicisti capaci di arrangiare, di adattare ed infine di comporre delle me­lodie destinate al canto collettivo, con una intonazione e dei ritmi sem­plici da ricordare; egli raccomanda, vista l’urgenza, di riutilizzare me­lodie locali adattate a testi in lingua tedesca, provocando però dei pro­blemi prosodici. Per identificare i Salmi tre nomi s’impongono: l’auto­re della parafrasi (testo letterario francese), l’arrangiatore o creatore del­la melodia (il melodista, complemento dell’autore della versione fran­cese); e in seguito, per il canto polifonico, l’autore dell’armonizzazione (l’armonista), e per le composizioni più elaborate (doppio coro, fino ad otto voci), il compositore. Nel corso degli anni, le parole divenute ormai arcaiche e fuori uso, testi e le melodie saranno modificati tenendo con­to del vocabolario del periodo, e meglio adattati alla prosodia verbale ed a quella musicale. Nel corso dei secoli, alcuni rimaneggiamenti e mo-dernizzazioni (arrivando quasi a delle ri-creazioni) saranno l’opera di Valantin Conrart, primo segretario perpetuo dell’accademia di Francia, morto nel 1675 dopo aver rivisto cinquantun Salmi; le correzioni termi­nate da Marc-Antoine Croziat, signore della Bastide, saranno rispetti­vamente pubblicate nel 1677 e nel 1679. Conviene dunque menzionare i due nomi per designare queste versioni di «Croziat - La Bastide». L’autore svizzero Benedici Pictet (Ginevra 1655-1724), professore di Teologia, incaricato dalla Chiesa di Ginevra di presiedere la commis­sione per la revisione del Salterio, la terminerà nel 1693 e verrà pubbli­cata nel 1694. In seguito con Rene-Louis Piachaud, Edomond Pidoux in Svizzera (1976), Charles Dombres (raccolta Louange et Priére,l938), fino aRoger Chapal (raccolta Nos coeurte chante, Federazione Protestante di Francia, 1979) e con l’edizione francese del 1995, i testi seguiranno la loro avventura semantica. Il repertorio nato dalla Riforma compren­de i 150 Salmi (parafrasi e melodie) pubblicati da Pierre PIDOUX, Le Psautier huguenot, Kassel, Basilea, Barenreiter, 1962, voi. 1, n. 1-50.

Non ci sono responsori come in uso nella chiesa cattolica (canto al­ternato con interventi cantati dal prete e risposta cantata dai fedeli). Le melodie sono un prodotto di Strasburgo, Ginevra e Losanna. Esse servi­ranno, fino ai giorni nostri, non solo al canto dell’assemblea durante il culto ma anche di base strutturale per i compositori che le utilizzeranno in composizioni vocali e strumentali (Francia, Germania, Olanda, Svizzera). Esse convengono perfettamente sia all’espressione collettiva nel XVI sec. sia a quella di fine XX sec. Questo fondamento melodico di Ginevra e di Losanna “da riscoprire” ha resistito allegramente alla successione dei secoli; per tanto deve essere rispettato ed incoraggiato poiché costi­tuisce il nostro patrimonio musicale, nato dalla Riforma, esprime la no­stra identità musicale e rimane appannaggio dei riformati di lingua fran­cese. Il 10 giugno 1543 a Ginevra Giovanni Calvino nella sua prefazio­ne al testo A tutti i cristiani e amatori della Parola di Dio, augura: «Che il mondo sia ben informato (...) abituandosi a cantare questi cantici di­vini e celesti con il buon re Davide», ed aggiunge quasi profeticamente: «e così quando avremmo molto cercato di qua e di là noi non troverem­mo migliori canzoni né più adatte dei Salmi di Davide».

Édith Weber (docente emerita di Storia della musica all’Università di Parigi-Sorbona)

 

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