Gli esuli italiani
A partire dal 1540 furono sempre più numerosi i profughi che cercarono asilo a Chiavenna. Fra questi c’era Agostino
Mainardi (1482-1536), il quale guidò per oltre due decenni la comunità riformata nella città. Il numero dei seguaci andò man mano aumentando e negli
anni successivi le comunità, in città e nei dintorni, diventarono cinque. Nei primi decenni di Riforma quasi tutti i parroci delle comunità
evangeliche di Bregaglia, provengono dall’Italia. A conferma citiamo qualche esempio: Tommaso Casella, già monaco carmelitano, da Genova; Guido Zonca
daVerona e Giovanni Antonio Cortese (Gasacela); Baitolomeo Maturo, già frate dominicano, da Cremona; Giulio della Rovere da Milano; Pier Paolo
Vergerio da Capodistria; Aurelio Scitarca dal Veneto e Luca Donato da Firenze (Vicosoprano); Lorenzo Martinengo e suo figlio Alberto dalla Dalmazia
(Stampa); Girolamo Turriani da Cremona (Bondo); Giovanni Marra da Napoli (Castasegna); Lattanzio da Bergamo; Michelangelo Florio e Giovanni Marci da
Siena (Soglio).
Molti di questi esuli italiani avevano appartenuto ad un ordine monastico ed erano stati portati dal loro studio
personale ad abbracciare la Riforma. Spesso erano entrati in conflitto con le autorità ecclesiastiche. Alcuni erano strati denunciati all’Inquisizione
e condannati. Qualcuno di loro aveva percorso un lungo cammino, prima di giungere nella libera Repubblica reta. La diversità della loro provenienza
comportava che gli esuli italiani rappresentassero un ampio spettro di correnti teologiche. Gli uni confessavano la fede evangelica classica: questi
venivano assunti dalla chiesa ufficiale quali predicatori. Gli altri sostenevano opinioni ritenute eretiche: erano battisti, anti-trinitari oppure
convinti di avere ricevuto dallo Spirito Santo una particolare illuminazione. I conflitti furono inevitabili. A Chiavenna ci furono polemiche su
polemiche e il Sinodo retico nutriva spesso dei dubbi sulla professione di fede dei parroci italiani. Come a Coira, cosi pure nei centri riformati di
Zurigo e Ginevra, questi erano guardati con sospetto. Ma nel contempo il loro impegno personale era tenuto in grande considerazione. Molti di loro
proseguirono presto il loro cammino verso Zurigo, Basilea, Ginevra, Lione, Strasburgo, Heidelberg, Francoforte, Anversa e Londra. Alcuni dei
dissidenti si rifugiarono in Polonia.
I predicatori s’impegnarono a promuovere la cultura nelle Valli grigionitaliane. Le loro prediche e l’insegnamento
che impartivano diedero a tutti la possibilità di leggere la Bibbia. Consolidarono cosi l’uso dell’italiano quale lingua scritta e diffusero la
conoscenza sia dell’antichità che della cultura italiana.