Sulla storia del canto ecclesiastico in Bregaglia
II canto ebbe un ruolo importante nelle comunità evangeliche. Fin dagli inizi della Riforma gli inni costituirono
una parte integrante del culto. Sia Martin Lutero che Ulrico Zwingli composero dei testi per gli inni da cantare in chiesa. Anche Giovanni Calvino
riservava molto spazio al canto. A Ginevra si musicarono testi biblici, cioè Salmi e altri testi in forma metrica. Le parole erano composte
soprattutto da Clement Marot e Theodore de Beze, le melodie da Louis Bourgeois e Claude Goudimel. Il Salterio ginevrino diventò in molti paesi il
segno distintivo delle chiese riformate. In ogni innario si trova tutt’ora almeno una scelta di questi salmi. I salmi ginevrini furono tradotti anche
in italiano e vennero sicuramente cantati pure in Bregaglia. Nel 18° secolo si fecero nuove traduzioni che si stamparono in Valle o almeno a questa
si destinarono. I libri di canto venivano messi a disposizione di ogni membro della comunità.
Nel 1740 usci a Strada in Engadina il Salterio ginevrino tradotto da Andreas Planta, parroco a Castasegna dal 1736
al 1745, poi emigrato in Inghilterra. Il libro e dedicato alla Bregaglia: “Mi spinse, O mia Pregallia! Amore e fede /Dopo lunga fatica, e molti
stenti / A darti in stampa i Salmi susseguenti / Opra, ch’a la tua salute Eterna riede.
Nel 1750 segui il salterio del “signor Casimiro” di Chiavenna. Poco dopo, nel 1753, usci una riedizione del salterio
con un’aggiunta di canti sacri. Fu stampato a Soglio dal tipografo ambulante Jacob Nuot Codino, su commissione della famiglia Salis.
Nel 1790 un altro tipografo ambulante, Gisep Bisca, stampo a Vicosoprano un nuovo salterio: “I salmi di Davide in
metro toscano”. Anche in questo libro la raccolta di salmi e seguita da “inni moderni”. La traduzione degli inni e dovuta a Gian Battista Frizzoni.
Fin da quando era parroco a Bondo, questi aveva iniziato a tradurre nuovi inni in italiano. Le esigenze che questi salteri ponevano al coro della
comunità erano molto alte. I salmi ginevrini erano musicati a quattro voci e bisogna supporre che venissero cantati in questo modo. Gli inni sacri,
che interrompevano la prevalenza dei salmi, erano invece a tre voci. Questo nuovo modo di cantare era stato sviluppato in Germania non senza
l’influsso delle arie d’opera.
Un libro di canto completamente rinnovato usci nel 1865, su iniziativa del barone Giovanni de Castelmur. Fu redatto
dal parroco Giovanni Pozzi di Poschiavo. La tradizione dei salmi si è ora affievolita. Attualmente l’interesse della chiesa e più rivolto ai problemi
connessi alla fede e alle varie situazioni della vita cristiana.