Personalità in conflitto


Lady Jane aveva dato ad Ascham un quadro orribile della sua vita domestica. Deve però essere pure considerato il suo contributo a quelle brutte scene. I Dorset erano grandi giocatori d’azzardo, e tutti i membri della famiglia ne seguivano l’esempio. Haddon e Aylmer protestavano invano, e la querelle continuò fintanto che rimasero sotto il tetto della Marchesa. Lady Jane, che modellava la sua condotta sub quella del suo tutore, molto probabilmente si era alleata con lui contro i suoi genitori.

Sebbene Jane fosse stata educate nell’ambito di una famiglia dedita allo sport ed al gioco, tutti i suoi gusti andavano in direzione opposta. Leggere, scrivere, fare musica, erano le sue passioni. Forse la sua tendenza a ritirarsi dalle attività all’aria aperta, messa in rilievo dalla forza della sua personalità e dai suoi poteri di auto-espressione, non andava né ignorata né perdonata. Il suo stile di vita, ammirevole agli occhi di Roger Ascham e dei suoi amici, per i Dorset non era solo antipatico, ma una vera e propria sfida nei loro confronti.

Visto che i suoi genitori le esprimevano tutto il loro dispiacere e la maltrattavano, Jane li evitava il più possibile e si chiudeva sempre di più nei suoi libri. Più cresceva il loro risentimento nei suoi riguardi, così cresceva la sua determinazione e la sua dipendenza dall’erudizione e dalla cultura, benché erano stati loro stessi che gliel’avevano provveduta, perché così si usava fare e, in senso più mondano, ne traevano profitto.

Che una ragazza della metà del sedicesimo secolo, fosse affascinata dalla ricerca filosofica e specialmente da quella che si interessava di spiritualità, era molto naturale. La generazione di Lady Jane, ed il tipo di persona che rappresentava, non era interessata nella narrativa o alle biografie. Di fatto, per lei, la cosa che più assorbiva la sua attenzione era l’analisi, la speculazione teologica, come pure il confronto fra le teorie classiche sulla sopravvivenza dopo la morte e la via della salvezza e la fede cristiana. Jane studiava diligentemente la fede cristiana – soprattutto attraverso la Bibbia e poi attraverso la patristica.

Michelangelo Florio vede nell’amore che Jane ha per lo studio della Parola di Dio e nel suo sincero ed intenso desiderio di ubbidirvi, disprezzando ciò che questo mondo tanto ama, quei sentimenti che Iddio ispira ai Suoi eletti. Scrive: “E donde nasce in noi siffatto studio d’onestà, di costanza, di timor di Dio e di vera pietà, se non da quell’eterno e benedetto seme della predestinazione?” (29).

Gli standard ed i gusti di Lady Jane e dei suoi pari, derivati da pensatori ed umanisti come Erasmo da Rotterdam e Sir Thomas More, li conducevano ad una cultura insuperata nella storia dell’umanità, quella dell’antica Grecia e dell’Italia. I maestri che i Tudor ed i Dorset sponsorizzavano, avevano il dono di rendere l’erudizione assolutamente eccitante per i giovani. Essi seguivano il precetto di Thomas Elyot, che “i bambini non dovrebbero essere costretti ad imparare con la violenza … ma dolcemente attratti ad essa con lodi e con bei doni”.

Attraverso Ascham, Aylmer e Haddon, Lady Jane comincia ad intrattenere corrispondenza con Bucero, Zwingli, Giovanni Ulmer ed altri ministri calvinisti e zwingliani, alcuni fra i quali avevano insegnato a Cambridge e che ora erano a pensione da suo padre. Le loro prime lettere essi le avevano inviate al Dorset ma, in qualche modo, egli era sempre occupato od assente.

Così una volta Jane scrive al Bullinger: “...il mio nobilissimo padre vi avrebbe volentieri scritto lui stesso per ringraziarvi sia delle importanti opere in cui siete impegnato, sia per la singolare cortesia che gli avete mostrato (...) se non fosse stato chiamato al servizio di sua maestà nelle più remote parti dell'Inghilterra...” (12.7.1551).

 

Fu così che Jane prende il suo posto. Questi uomini speravano sempre che il suo matrimonio con il Re si sarebbe realizzato, e così essi pensavano di scrivere alla futura Regina, in ammirazione estatica. Le lettere di Zurigo, come poi furono chiamate, descrivevano una società di mutua ammirazione che girava tutt’attorno ad una solitaria ragazza, la cui principale forma di comunicazione con l’esterno era questo notevole ed intenso scambio di corrispondenza.

Jane, lusingata dalle espressioni di Heinrich Bullinger nei suoi confronti, scrive in una sua lettera a lui datata 12 luglio 1551 (quando Jane aveva solo 13 anni: “...qualunque cosa la divina bontà possa avermi concesso, io la ascrivo solo a Lui, come capo e solo autore di ogni bene in me che porti una qualsivoglia parvenza di bene. A Lui, io vi prego, signore molto onorato, di offrire le vostre costanti preghiere in mio favore, affinché Lui possa dirigere me e tutte le mie azioni, affinché io non sia trovata indegna della Sua cosi grande bontà (...) Per concludere, dato che io mi accingo ad imparare l'ebraico, sarei onorata se lei mi potesse indicare una qualche via o metodo per perseguire questi studi con maggiore profitto. Se lo farete, vi sarei molto indebitata”.

Nel frattempo, le dispute sul gioco d’azzardo avevano cominciato a suscitare molto rumore e i Dorset erano così infastiditi dell’interferenza di Haddon con il loro passatempo favorito che egli dovette, in qualche modo, intervenire. Haddon scrive a Bullinger: “Io lo sopporto solo per dovere … e continuo a trattare, ciononostante, con delicatezza”.
Questa parte della corrispondenza rivela un aspetto importante del carattere di Jane. Si potrebbe dire che lei fosse fatta della stessa pasta dei martiri puritani: un grande senso di introspezione personale, rigore dottrinale, coraggio indomito, come pure indisponibilità ai compromessi, compromessi che erano la “specialità” dei Tudor.

Jane, intellettualmente la più brillante di una straordinaria dinastia, non sviluppa mai quella flessibilità che l’avrebbero potuta indurre a rivedere alcune sue posizioni, cosa che, di fatto, era stata promossa sia dall’antipatia che i suoi genitori avevano verso di lei, che dalle adulazioni dei suoi tutori. Maltrattata da una parte, e vezzeggiata dall’altra, prendendosi cura solo delle cose della mente, Jane sviluppa una capacità ad isolarsi del tutto non comune per il suo tempo, come pure la tendenza a non tollerare ciò che non fosse stato assolutamente in linea con i suoi principi.

Una volta, durante una visita alla figlia di Enrico VIII, Maria, Jane contesta apertamente le convinzioni cattoliche di Maria. Sebbene Maria se ne fosse risentita, più tardi invia a Jane un vestito di velluto da indossare a corte. Jane, che credeva che bei vestiti fossero peccaminosi, cerca di rifiutare il dono, dicendo che sarebbe stata “cosa vergognosa seguire la Miledi Maria e contro la Parola di Dio”. I suoi genitori, però, avevano insistito che lo indossasse, nella speranza che la cosa avesse fatto impressione sul Re. Erano molti quelli che si attendevano che il Re sposasse Jane, ma lui avrebbe voluto sposare Maria, regina degli scozzesi, o qualche altra principessa straniera.

Una volta terminato il tempo degli studi, Jane avrebbe dovuto rientrare in quel mondo che tanto disprezzava, ma l’avrebbe fatto per un solo motivo: il trionfo del Protestantesimo sulla vecchia fede, consapevole d’un solo fattore politico, che sarebbe un giorno diventata Regina d’Inghilterra. Lei era prima una Tudor, poi una Grey, e una protestante in ogni caso.

In una lettera al Bullinger, Jane scrive: “Voi mi esortate ad abbracciare una genuina e e sincera fede in Cristo, mio Salvatore. Io cercherò di soddisfarmi a questo riguardo, per quanto Iddio mi ponga in grado di farlo. Riconosco, infatti, che la fede è un Suo dono (...) non cesserò, però, di pregare, con gli apostoli, che Egli, nella Sua bontà me la accresca giorno per giorno” (2, 7 luglio 1552).