«La salvezza appartiene al nostro Dio che siede sul trono, e all'Agnello» (Apocalisse 7:10).
Tutti coloro che si trovano in una particolare fase dell’esperienza della loro salvezza come annunciata dall’Evangelo biblico, passeranno certamente anche attraverso le altre e successive fasi dell’applicazione della salvezza e questo fino al suo compimento finale.
Questa certezza è fondata sul presupposto che l’opera della salvezza appartiene a Dio soltanto e Lui la porta avanti senza fallo e fedelmente secondo le Sue promesse nelle persone che, già da prima della fondazione del mondo, Egli ha eletto affinché ricevano la grazia della salvezza in Cristo. L’Apostolo scrive: “E ho questa fiducia: che colui che ha cominciato in voi un'opera buona, la condurrà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù” (Filippesi 1:6).
L'Apostolo scrive: "quelli che ha predestinati li ha pure chiamati; e quelli che ha chiamati li ha pure giustificati; e quelli che ha giustificati li ha pure glorificati" (Romani 8:30). Questo vuol dire che coloro che Dio ha rigenerato affinché si ravvedessero dai loro peccati e confidassero in Cristo come loro Salvatore, così come per grazia di Dio sono giustificati, pure saranno a suo tempo glorificati. Nessuno che sia stato giustificato alla fine "mancherà all'appello" e non essere glorificato. Dato che la glorificazione significa la realizzazione finale dell'opera salvifica di Dio nei Suoi eletti, la sua giustificazione forense non andrà mai perduta.
Dato che tutti coloro che sono giustificati, saranno pure glorificati, i veri cristiani non perderanno mai la loro salvezza.
Questa dottrina è spesso chiamata "la perseveranza dei santi, come pure "l'eterna sicurezza". Questi termini sono esatti, dato che i veri cristiani perseverano consapevolmente nella fede e gli eletti possono essere eternamente sicuri della loro salvezza. Sono molti i testi biblici che mettono in rilievo come sia Dio a preservare attivamente il cristiano dall'inizio al compimento finale della salvezza e che Gesù è: "l'autore e compitore della nostra fede" (Ebrei 12:2 ND). Stando le cose in questo modo, un termine migliore è preservazione. Esso riflette il fatto che Dio è Colui che conserva, preserva il cristiano in condizione di salvezza, e non il credente stesso.
La prospettiva della preservazione non nega che il cristiano non debba deliberatamente migliorare e consapevolmente lotti per perseverare. Non è biblico affermare che dato che Dio ci preserva, allora noi non si abbia bisogno di fare alcuno sforzo consapevole nel nostro sviluppo spirituale. "Lasciati andare e lascia che Dio agisca" è uno slogan popolare probabilmente derivante dal movimento di Keswick che, quando si tratta della santificazione, non è biblico. Il termine "preservazione", però, ci aiuta a rammentare che è Dio che concede e causa un qualsiasi miglioramento e stabilità nella nostra crescita in conoscenza e santità, anche se siamo consapevoli degli sforzi che facciamo nel nostro sviluppo spirituale.
Vi sono molti testi biblici che insegnano il fatto che è Dio a preservare coloro che Egli ha scelto, rigenerato e giustificato:
La dottrina della preservazione non dice che chiunque faccia professione di fede in Cristo sia così salvato e non andrà mai perduto - la professione di fede di una persona può ben essere falsa. Al contrario, la dottrina insegna che i veri cristiani non andranno mai perduti. Essi non volteranno le spalle permanentemente a Cristo, sebbene alcuni fra loro possano cadere in peccato per un certo tempo.
Un vero cristiano è chi ha dato sincero assenso all'Evangelo, e la cui "fede sincera" (1 Timoteo 1:5) diventa evidente attraverso una durevole trasformazione dei suoi pensieri, parole e comportamento, in conformità a ciò che le Scritture richiedono. Giovanni dice che chi è rigenerato, "non può persistere nel peccare perché è nato da Dio" (1 Giovanni 3:9). D'altro canto, una persona che produca una professione di fede in Cristo sulla base di un falso assenso all'Evangelo, può essere: "di corta durata; e quando giunge la tribolazione o persecuzione a motivo della parola, è subito sviato" (Matteo 13:21).
Talvolta persino un vero cristiano può cadere in qualche serio peccato, ma tale caduta non è mai permanente. Ciononostante, fintanto che una persona persiste in uno stile di vita peccaminoso, non abbiamo ragione di credere alla sua professione di fede, e quindi dovremmo considerarlo un incredulo. Gesù insegna che un ostinato rifiuto di ravvedersi è ragione sufficiente per la scomunica: "Se tuo fratello ha peccato contro di te, va' e convincilo fra te e lui solo. Se ti ascolta, avrai guadagnato tuo fratello; ma, se non ti ascolta, prendi con te ancora una o due persone, affinché ogni parola sia confermata per bocca di due o tre testimoni. Se rifiuta d'ascoltarli, dillo alla chiesa; e, se rifiuta d'ascoltare anche la chiesa, sia per te come il pagano e il pubblicano" (Matteo 18:15-17). Dato che è da considerarsi come "il pagano", non potrà, per esempio, considerarsi candidato per il matrimonio con una cristiana, partecipare alla Cena del Signore o assumere incarichi nel ministero cristiano. Potrà indubbiamente essere un vero cristiano, ma non c'è modo alcuno per essere certi di questo mentre rimane nel peccato. Al contrario, dovrebbe essere trattato come un non cristiano e vedersi applicare tutte le implicazioni di questo: "Perciò, fratelli, impegnatevi sempre di più a render sicura la vostra vocazione ed elezione; perché, così facendo, non inciamperete mai" (2 Pietro 1:10).
Coloro che si allontanano permanentemente da Cristo e rifiutano di ravvedersi, di fatto non sono stati mai veramente salvati, perché si è salvi dal peccato e non nel peccato. Giovanni dice;: "Sono usciti di mezzo a noi, ma non erano dei nostri; perché se fossero stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi; ma ciò è avvenuto perché fosse manifesto che non tutti sono dei nostri" (1 Giovanni 2:19).
Giuda appariva per diversi anni essere un discepolo di Gesù, ma Gesù dice: "Non ho io scelto voi dodici? Eppure, uno di voi è un diavolo!" (Giovanni 6:70). Il versetto 64 spiega: "Ma tra di voi ci sono alcuni che non credono». Gesù sapeva infatti fin dal principio chi erano quelli che non credevano, e chi era colui che lo avrebbe tradito". Non è così che Giuda avesse vera fede e che poi sia caduto nel peccato ed abbia perduto la sua salvezza; al contrario, non aveva avuto vera fede sin dall'inizio. Gesù aveva scelto Giuda pur sapendo che si sarebbe rivelato il traditore: "Mentre io ero con loro, io li conservavo nel tuo nome; quelli che tu mi hai dati, li ho anche custoditi, e nessuno di loro è perito, tranne il figlio di perdizione, affinché la Scrittura fosse adempiuta" (Giovanni 17:12). Questo versetto presuppone l'elezione divina, ed insegna esplicitamente la dottrina della preservazione e della riprovazione. Gesù aveva preservato gli undici, che erano fra gli eletti, ma Giuda era andato perduto perché sin dall'inizio non era mai stato davvero salvato. Egli era fra i reprobi, era "il figlio di perdizione".
D'altro canto, quelli che fra gli eletti sembrano cadere dalla loro fede, conservano ciononostante la salvezza, ed essi ritorneranno a Cristo per la potenza di Dio nel preservarli. Per esempio, anche prima che Pietro rinnegasse Cristo, si era sentito dire: "Simone, Simone, ecco, Satana ha chiesto di vagliarvi come si vaglia il grano; ma io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno; e tu, quando sarai convertito, fortifica i tuoi fratelli" (Luca 22:31-32). E' vero che se la fede di una persona veramente va perduta, allora pure avrà perduto la salvezza. Però questo non accade, perché Dio stesso fa in modo che la fede dei suoi eletti non venga meno. Proprio come Gesù aveva pregato per Pietro, così ora Egli prega per tutti i cristiani, affinché non importa quali problemi spirituali debbano affrontare, la loro fede non venga meno: "Non prego soltanto per questi, ma anche per quelli che credono in me per mezzo della loro parola" (Giovanni 17:20).
Una delle più comuni obiezioni a questa dottrina afferma che se è vero che il cristiano non possa perdere la sua salvezza, allora questo costituirebbe una licenza per peccare. Il cristiano potrebbe peccare sin che vuole e continuare ad essere sicuro in Cristo. La risposta è che un vero cristiano non desidera rimanere nel peccato, sebbene possa occasionalmente inciampare e cadere. Egli detesta il peccato ed ama la giustizia. Una persona che pecchi senza scrupolo non è affatto cristiana.
Vi è un certo numero di testi biblici che comandano ai cristiani di perseguire la giustizia e ripudiare la malvagità. Alcuni fra questi brani si esprimono in maniera così forte e contengono ammonizioni così forti che alcuni equivocano il loro significato pensando che essi insegnino che sia possibile per un vero cristiano perdere la sua salvezza.
Per esempio, Ebrei 6:4-6 dice: "Infatti quelli che sono stati una volta illuminati e hanno gustato il dono celeste e sono stati fatti partecipi dello Spirito Santo e hanno gustato la buona parola di Dio e le potenze del mondo futuro, e poi sono caduti, è impossibile ricondurli di nuovo al ravvedimento perché crocifiggono di nuovo per conto loro il Figlio di Dio e lo espongono a infamia".
Di conseguenza, proprio perché ci viene detto che gli eletti persevereranno nella fede, questo non vuol dire che Dio non li ammonisca contro l'apostasia. Difatti, questi ammonimenti sulle conseguenze del rinunciare alla fede, è uno dei mezzi che Dio usa per prevenire i Suoi eletti dall'apostasia. I reprobi ignoreranno questi ammonimenti, ma gli eletti vi presteranno attenzione (Giovanni 10:27) e così essi continueranno a perseguire la santificazione "con timore e tremore" (Filippesi 2:12).
Al riguardo della Parola di Dio, il Salmo 19:11 afferma: "Anche il tuo servo è da essi ammaestrato; v'è gran ricompensa a osservarli".
Coloro che pur affermando la verità dell'elezione a salvezza affermano che un vero credente possa perdere la sua salvezza, cadono in contraddizioni ed incoerenze al riguardo dell'antropologia e della soteriologia biblica ed equivocano l'insegnamento della Scrittura. Di fatto, più grave ancora, così dicendo essi insultano gravemente Dio, mettendo in questione la Sua fedeltà ai Suoi propositi di salvezza e danno del bugiardo a Cristo stesso che disse: "Tutti quelli che il Padre mi dà verranno a me; e colui che viene a me, non lo caccerò fuori; perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. Questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nessuno di quelli che egli mi ha dati, ma che li risusciti nell'ultimo giorno" (Giovanni 6:37-39). Diffamando Dio e la Sua Parola, pur considerandosene paladini, essi stessi sono chiamati al ravvedimento "nella speranza che Dio conceda loro di ravvedersi per riconoscere la verità" (2 Timoteo 2:25).