La teologia riformata trae il suo nome dalla
Riforma protestante del XVI secolo con i suoi distinti tratti teologici, ma la sua
teologia è solidamente basata sulla stessa Bibbia. I credenti che si pongono nel quadro
della tradizione riformata valutano grandemente le opere di Martin Lutero, John Knox, e
particolarmente quelle di Giovanni Calvino, ma pure essi ritrovano i loro tratti
distintivi in giganti della fede come Anselmo di Canterbury e Agostino, ritenendo che essi
riflettano accuratamente gli scritti dell'apostolo Paolo sulla persona ed opera di
Gesù Cristo.
I cristiani riformati si attengono alle dottrine caratteristiche di tutti i
cristiani, comprese quelle sulla Trinità, la vera divinità e vera umanità di Gesù
Cristo, la necessità dell'espiazione per il peccato operata da Gesù Cristo, la chiesa
come istituzione divinamente stabilita, l'ispirazione della Bibbia, l'esigenza che i
cristiani vivano una vita morale, e la risurrezione dei corpi. Essi condividono con i
cristiani evangelici le dottrine della giustificazione per sola fede, la necessità della
nuova nascita, il ritorno visibile e personale di Gesù Cristo, e il Grande Mandato.
Che cosa v'è di distintivo, allora, nella teologia riformata?
1. La dottrina sulla Scrittura
L'impegno di fondo che i riformati hanno di onorare la Scrittura mette in
rilievo l'ispirazione, l'autorità e la sufficienza della Bibbia. Dato che la Bibbia è
Parola di Dio e che per questo comporta l'autorità di Dio stesso, i riformati affermano
che questa autorità sia superiore a quella di ogni governo e gerarchie ecclesiastiche.
Questo convincimento ha fatto si che i riformati avessero il coraggio di opporsi ad ogni
tirannia ed ha fatto si che la teologia riformata diventasse nella società una forza
rivoluzionaria. Per sufficienza delle Scritture intendiamo il fatto che esse non abbiano
bisogno di essere integrate da nuove rivelazioni di sorta. La Bibbia è una guida del
tutto sufficiente per stabilire ciò in cui dobbiamo credere e come noi si debba vivere
come cristiani.
I Riformatori, in modo particolare Giovanni Calvino, evidenziarono il modo in
cui la Parola scritta e il ministero soprannaturale ed interiore dello Spirito Santo
operino congiuntamente per rendere chiara al popolo di Dio la Sua Parola. La Parola priva
dell'illuminazione dello Spirito Santo rimane un libro chiuso. La presunta guida dello
Spirito Santo senza la Parola conduce ad errori e ad eccessi. I Riformatori pure
insistettero sul diritto del singolo credente a studiare la Parola di per sé
stesso. Sebbene essi non svalutassero la funzione di insegnanti qualificati, essi
compresero che la chiarezza delle Scritture su questioni essenziali per la salvezza rende
la Bibbia proprietà di ogni singolo credente. A questo "diritto di accesso" si
associa pure la responsabilità di un'interpretazione accurata.
2. La sovranità di Dio
Per la maggior parte dei riformati l'articolo principale e più distintivo del
loro credo è la sovranità di Dio Sovranità significa governo, e sovranità di
Dio significa che Dio governa su tutta la Creazione con autorità e potere assoluto. E'
Lui a determinare ciò che deve succedere e ciò che di fatto succede. Dio non si mette in
allarme, non è frustrato né sconfitto dalle circostanze, dal peccato, o dalla ribellione
delle Sue creature.
3. Le dottrine della Grazia
La teologia riformata mette in evidenza, per quanto riguarda la salvezza
dell'essere umano, cinque punti che ritiene rispondenti al dettato delle Scritture ed
irrinunciabili:
a. La totale depravazione dell'essere umano. Questo non significa che
ogni persona sia sempre il peggio che possa essere, ma che ogni essere umano sia
contaminato dal peccato in ogni area del suo pensiero e della sua condotta, tanto che
nulla che da esso proceda può piacere a Dio indipendentemente dalla Sua grazia
rigenerante. Per quanto riguarda il nostro rapporto con Dio, noi tutti siamo talmente
rovinati dal peccato che nessuno può comprendere rettamente Dio o le Sue vie. Noi non
cerchiamo nemmeno realmente Dio a meno che non sia Egli stesso a operare in noi per
spingerci a farlo.
b. L'elezione incondizionata. L'accento che la teologia riformata pone
sull'elezione (o predestinazione) è per molti un motivo di scandalo, ma il loro problema
non sta tanto nell'elezione, quanto con la depravazione umana. Se nella loro depravaziome
i peccatori sono del tutto impotenti (come afferma la Bibbia), incapaci di giungere a
conoscere Dio e non disponibili a cercarLo, allora il solo modo possibile in cui mai
qualcuno di essi possa essere salvato è che Dio stesso prenda l'iniziativa di
trasformarlo interiormente e salvarlo. Ecco che cosa significa l'elezione. E' Dio che
sceglie di salvare coloro che certamente perirebbero se non fosse per la Sua scelta
sovrana ed azione susseguente.
c. La redenzione limitata. Quest'espressione in sé stessa è fuorviante,
perché parrebbe con essa che i riformati volessero restringere in qualche modo il valore
della morte di Cristo. Questo non è il caso. Il valore della morte di Cristo è infinito.
La questione, piuttosto, è quale sia il proposito della morte di Cristo, e che cosa Egli
in essa abbia realizzato Forse che Cristo intese rendere la salvezza soltanto possibile?
Oppure di fatto Egli salvò coloro per i quali era morto? La teologia riformata mette in
evidenza il fatto che Gesù espiò la condanna dei peccati di coloro che il Padre aveva
scelto a salvezza. Egli di fatto propiziò l'ira di Dio verso il Suo popolo prendendo su
di Sé la pena che essi avrebbero dovuto espiare. Egli di fatto redense e riconciliò con
Dio persone specifiche. Un'espressione migliore di "redenzione limitata"
potrebbe essere redenzione "specifica" o "particolare".
d. La grazia irresistibile. Lasciati a noi stessi noi resistiamo alla
grazia di Dio. Quando però Dio opera nel nostro cuore, rigenerandoci e rinnovando dentro
di noi la volontà, allora quello che prima per noi era indesiderabile diventa altamente
desiderabile. Allora corriamo presso Gesù allo stesso modo in cui prima fuggivamo da
Lui. Nella condizione di peccatori e perduti noi resistiamo alla grazia di Dio, ma poi la
Sua grazia rigenerante diventa efficace e il nostro atteggiamento cambia. Essa trionfa sul
peccato e adempie ai propositi di Dio.
e. La perseveranza dei santi. Una definizione migliore di questa potrebbe
essere: "la perseveranza di Dio con i santi", ma entrambe le idee sono
vere. Dio persevera con noi nel preservarci dal cadere in modo irreparabile, perché così
faremmo se dipendesse solo da noi e Lui non fosse con noi. Proprio perché Egli persevera
noi perseveriamo. Di fatto la perseveranza è la prova ultima dell'elezione. Dio ci
preserva dal cadere del tutto e definitivamente da Lui.
4. Il mandato culturale
La teologia riformata mette pure in rilievo il mandato culturale,
ovverosia
l'obbligo del cristiano di vivere in modo attivo all'interno della società umana ed
operare per la trasformazione del mondo e delle sue culture. I riformati hanno opinioni
diverse in questo campo, in dipendenza da quanto credano che questa trasformazione sia
possibile. In linea di massima, però, essi concordano su due cose: (1) noi siamo
chiamati ad essere attivi nel mondo e non a ritirarci da esso. Questo contrappone i
riformati al monachesimo. (2) Dobbiamo dar da mangiare agli affamati, vestire gli ignudi,
visitare i carcerati. I principali bisogni della gente, però, sono sempre spirituali, e
l'azione sociale non può essere un sostituto dell'evangelizzazione. Difatti l'autentico
sforzo per aiutare la gente sarà efficace solo quando verranno trasformati cuori e menti
attraverso l'Evangelo. Questo rende diversa l'opera dei riformati da una esclusivamente
umanitaria.
Alla teologia riformata è stato obiettato che chiunque affermi i suoi principi
perda poi ogni interesse per l'evangelizzazione. "Se è Dio che opera, perché
dovremmo preoccuparcene noi?". Però non è così. E' proprio perché Dio compie
l'opera che noi possiamo associarci fiduciosamente ad essa, come pure ci comanda di fare.
Lo facciamo con gioia, sapendo che i nostri sforzi non si riveleranno mai vani.